La Stampa

NEL MONASTERO DI CAMALDOLI A META´ LUGLIO IL PENSATOIO DEI CATTOLICI DEMOCRATICI
"L´Ulivo riparte con Prodi, Amato e il cardinale Martini"


di Fabio Martini
31 maggio 2002


ROMA Far chiasso non è nelle abitudini della casa e infatti la notizia ha cominciato a circolare sommessamente: a metà luglio nel monastero di Camaldoli, il pensatoio dei cattolici-democratici, si ritroveranno uno a fianco dell´altro Romano Prodi e il cardinale Carlo Maria Martini, il personaggio di maggior carisma della Chiesa progressista non solo italiana. Camaldoli diventa così una nuova tappa in quel riavvicinamento di Prodi all´Italia che prosegue con sapienza, sul filo di eventi non politici ma altamente simbolici. Come quest´incontro di mezza estate che si consumerà dietro le porte veramente chiuse di un monastero, ma con decine di cronisti e telecamere in attesa davanti al portone, pronti a rilanciare l´evento.

Ma la regia della quinta edizione delle giornate di Camaldoli ha inserito nel «cast» un altro personaggio destinato a far scalpore: ci sarà infatti anche Giuliano Amato. Presenza intrigante quella del «dottor Sottile», visto che a diramare gli inviti è l´entourage di Romano Prodi, che con Amato non ha mai avuto un rapporto affettuoso. Certo, nei saloni del Monastero, si parlerà di Europa e si parlerà della Convenzione, di cui Amato è vicepresidente. Ma la peculiarità delle giornate camaldolesi è il doppio registro.

Nella sala convegni -- seduti su sedie dagli schienali altissimi -- si affrontano questioni impegnative, con relazioni dotte, ma poi in refettorio si intrecciano chiacchierate informali, destinate a lasciare il segno. Alcune delle svolte decisive nella storia dell´Ulivo si sono consumate nel silenzio di Camaldoli, anche se nei mesi successivi ne restarono informati soltanto i pochi eletti che le avevano ascoltate.

Nel 1999 Beniamino Andreatta, padre spirituale del gruppo, in un crocchio se ne uscì: «Nessuno di noi popolari ha il coraggio di dire che dobbiamo scioglierci e fondare l´Unione dei popolari e dei democratici!», l´idea dalla quale sarebbe nata la Margherita.

Nell´estate del 2000, nelle quiete del monastero, un Francesco Rutelli ancora copertissimo ricevette la «benedizione» di Romano Prodi, Arturo Parisi e Giovanni Bazoli che gli consigliarono di bruciare i tempi, per arginare la candidatura a candidato-premier di Amato, allora a Palazzo Chigi.

In quella occasione a far pendere la bilancia su Rutelli influirono certo le qualità del sindaco di Roma, ma anche l´antica ruggine tra Prodi e Amato. Una diffidenza tra i due che risaliva ai tempi dell´affaire-Sme: il «dottor Sottile», sottosegretario alla presidenza con Craxi, ebbe con il presidente dell´Iri Romano Prodi colloqui molto franchi.

Diciassette anni dopo Prodi invita Amato proprio nel cuore del suo «regno», un invito che è una conferma: stanno iniziando le grandi manovre in vista della primavera 2006, quando nel giro di poche settimane si eleggerà il presidente della Repubblica e si voterà per il nuovo Parlamento. Ma prima del 2006 c´è il 2004: a fine primavera sono fissate le elezioni europee e per quell´appuntamento i prodiani, ma ora anche Francesco Rutelli, vagheggiano da tempo la nascita di un nuovo fronte progressista, non più incardinato sui soli socialisti, una replica di centro-sinistra al Grande Ppe voluto da Aznar.

L´obiettivo sul quale si sta lavorando anche a Bruxelles è quello di formare nel prossimo Parlamento un gruppo parlamentare Pse-riformisti nel quale possano trovar casa socialisti, cattolici di sinistra, liberali liberal. Sarà un caso, ma il 12, 13 e 14 luglio nel monastero di Camaldoli è stato invitato dai prodiani anche il presidente del Parlamento europeo, quel Pat Cox che è il punto di riferimento dei liberali progressisti europei.









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