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di Giuliano Amato
Ho parlato di una democrazia che sta cambiando e che non è più interamente contenuta nelle strutture rappresentative (partiti e sindacati per primi) grazie alle quali era riuscita a dilatarsi (rispetto alle democrazie elitarie dell'Ottocento) nel secolo scorso: vi sono identità che si autorappresentano, voci che si affiancano, forme nuove di partecipazione politica di cui ancora ignoriamo gli sbocchi. A tutto questo io guardo con grandissimo interesse e grande speranza, perché o la democrazia si rafforza, o il processo di indebolimento dei partiti nelle loro forme tradizionali può solo favorire, come già ha favorito, la crescita del potere economico e del potere mediatico.
Ho aggiunto che, come tutti i fenomeni nuovi, anche a questo capita di essere interpretato da molti di coloro che lo vivono con gli occhiali del passato. Fu così nel '68, quando diversi organizzatori delle manifestazioni di allora portarono donne e studenti in piazza all'insegna di una rinnovata lotta al capitalismo, mentre il senso del '68 si rivelò quello della lotta alle gerarchie familiari e maschiliste. E può darsi che sia così anche oggi: forse moltissime persone vanno in piazza per rafforzare, e non per contrastare, la voce dei partiti a cui si sentono più vicine, forse lo fanno per travolgere le loro resistenze ad unirsi, ma non per travolgere la loro ragion d'essere. Può darsi che ne nascano nuove forme di comunicazione fra partiti e opinione pubblica, nuove forme di aggregazione non contro, ma intorno ad essi, tali da cambiare, alla fine, la loro stessa articolazione interna. Ma attorno a tutto questo riemerge invece la discussione dei primi anni '90 sulla società civile buona contro i partiti cattivi, sulla piazza contro il palazzo, sui palchi su cui possano o non possano parlare, oltre che i leaders e leaderini della società civile, anche quelli dei partiti.
Ecco, è di questa discussione che ho detto che oggi è umiliante e sciocca, come sciocca è l'idea del girotondo contrapposto al partito. Ma tutt'altro che sciocco è il fenomeno di dilatazione democratica così malamente interpretato. Ho provato a parlarne e a fare anche proposte per tirare fuori il tema dal dilemma sbagliato di tale discussione. Ma non c'è niente da fare, io stesso sono stato incasellato in quel dilemma: giorni fa dalla parte dei girotondi contro i partiti, ieri, sia pure in brevissima sintesi, dalla parte dei partiti contro i girotondi.
Tutto questo mi conferma nella mia decisione di non parlarne più. Lascio ad altri, se ci riesce, il compito di raffreddare questo manicheismo testardo e fuorviante.
Con viva cordialità.
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