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LETTERE DALL'EUROPA
Ecco i pilastri della nuova Carta
di Giuliano Amato
27 ottobre 2002
Domani la Convenzione Europea affronterà la sua prima sfida importante. Dovrà discutere quella che il Presidente Giscard chiama “l'architettura" del testo costituzionale. Sarà solo l'indice ragionato di un testo che sarà poi riempito di contenuti nelle settimane successive (nei gergo interno lo chiamiamo lo scheletro). Ma già in esso dovranno trovare una prima risposta alcune delle domande più impellenti a cui la Convenzione dovrà rispondere.
Quante volte si è detto che quella. che serve è un'Europa più vicina, un'Europa che parli
ai cittadini e che sia quindi leggibile da loro, responsabile verso di loro, capace di offrire loro le ragioni di una identità comune al di là e al di sopra di quelle nazionali e locali in cui rischiano altrimenti di chiudersi? Ebbene, quello di domani è il primo banco di prova davanti a queste aspettative. Si capirà già dallo scheletro se la futura Costituzione europea sarà diversa dagli attuali Trattati, così complicati nella struttura e così oscuri nel linguaggio, figli entrambi dei faticosi compromessi che si sono stratificati nella storia ormai lunga degli adattamenti e dei cambiamenti subiti dall'iniziale Trattato di Roma.
Come dovrà essere allora questa Costituzione, che cosa dovrà contenere per destare l'interesse e la simpatia del normale cittadino? Dovrà essere breve, anzitutto, anche più breve delle nostre Costituzioni nazionali, che superano tutte, e non di poco. i cento articoli. Solo così i non addetti ai lavori potranno leggerla senza esserne afflitti. E dovrà dare all' Europa un nome in cui ci si possa riconoscere, perché no, con orgoglio. Alcuni amano il vecchio nome "Comunità Europea", perché vi leggono un afflato solidaristico. Ma è storicamente legato alla sola integrazione economica e non esprime un'entità di cui ci si possa sentire cittadini. Secondo me i nomi migliori sono "Stati Uniti d'Europa" e "Europa Unita" e fra questi sarei propenso a scegliere.
Dovrà dirci, al di là del fermo pesca e degli standards comuni per le scale a pioli e per i moduli assicurativi (tutte cose, peraltro, che faremmo male a disprezzare. perché in più casi ci hanno di molto semplificato la vita), che cosa significa il nostro stare insieme e quindi i valori comuni e le comuni responsabilità che devono alimentare la convivenza delle nostre diversità. È qui che dovrebbero entrare insieme la solidarietà e la tolleranza ed è qui che la società civile, a partire dalle comunità religiose, dovrebbe essere chiamata a fare la sua parte.
Dovrà dare, su questa base, un contenuto alla cittadinanza europea e quindi incorporare la Carta dei Diritti già approvata come documento politico. Gli inglesi e gli svedesi si stanno convincendo ad accettarla, alla condizione che essa valga nei soli confronti degli organi europei e vincoli gli Stati membri soltanto quando attuano il diritto europeo. Per il resto, essi te dicono, ciascuno di noi ha le sue garanzie e i suoi modi per attuarle. Sia come sia. Ma la Carta nella Costituzione deve esserci, perché la mia cittadinanza europea ha un senso se mi dà, verso l'Europa, una gamma di diritti paragonabile a quella che mi offre, nei confini del mio Stato, la mia Costituzione nazionale. A parte il fatto che quando uno legge un documento chiamato Costituzione si aspetta di trovare—e già nei primi articoli—l'elenco dei suoi diritti, altrimenti pensa che sta leggendo lo statuto di un'organizzazione che personalmente non lo riguarda (ma qui, siccome la Carta è da sola più di cinquanta articoli, sarebbe bene che i si accettasse di accorpare fra di loro gli articoli che trattano temi vicini e che sono lunghi non più di una riga, come fa per gli stessi temi la Costituzione italiana. Altrimenti finirà che la Carta sarà richiamata nella Costituzione, ma non ne farà parte).
Ci dovranno essere le missioni dell'Europa futura: quelle che riguardano la nostra difesa dalle minacce del mondo, ma anche quelle in cui dovranno prendere corpo le nostre aspirazioni, e le nostre responsabilità, in vista di un mondo migliore e più giusto. E inoltre le missioni tradizionali, come quella del mercato interno, che è vero che non ci esaltano più, ma sono tuttora alla base delle nostre prospettive di crescita. Qui caso mai sarà bene che la Costituzione preveda gli spazi nuovi da lasciare alle autonomie regionali e locali, senza fare dell'uniformità un'ossessione. Una direttiva per la sicurezza degli animali ha stabilito che è
vietato trasportarli quando il vento è superiore a una certa forza. Ci dicono gli scozzesi che nel loro Paese il vento è sempre superiore a quella forza e che loro, a questo punto, non potrebbero più trasportare animali, cosa che hanno fatto per secoli senza che mai volassero via.
L'equilibrio qui è una virtù essenziale, se l'Europa non vuole essere vissuta con insofferenza dai suoi cittadini. Come è essenziale che sia chiara sulle necessarie flessibilità del suo modello sociale, ma anche sui suoi limiti irriducibili. Altrimenti continuerà ad essere
vissuta soltanto come la suocera arcigna del risanamento e di una competitività ostile.
Dovranno esserci con semplicità le istituzioni e con chiarezza chi fa che cosa. Oggi procedure e strumenti sono un labirinto, perché le procedure sono tante e diverse e ciascuna di esse, nata storicamente da un negoziato specifico, si è inventata il suo strumento: e così abbiamo regolamenti, direttive, strategie, decisioni, decisioni quadro, azioni comuni, posizioni comuni. Già disboscare tutto questo, chiamare gli atti europei come tutti chiamiamo i loro equivalenti nazionali e raggrupparli in base alla loro natura sarebbe un contributo enorme alla leggibilità dell'Europa, che dovrà fare leggi e leggi quadro, regolamenti e altri atti di esecuzione e infine adottare, ai più alti livelli atti politici.
Si dovrà dire come si diviene membri dell'Unione, ma anche come se ne esce. Questa è una fase di cambiamento, che paesi membri e paesi candidati vivono con attese positive, m anche con preoccupazione per un futuro comune che certo nessuno conosce. E allora non finisce per tranquillizzare tutti, e per facilitare gli accordi che quotidianamente saranno necessari, la garanzia che chiunque se ne potrà andare, se la famiglia europea dovesse andare per una strada che non gli piace?
Lo "scheletro" che la Convenzione discuterà domani non andrà oltre i titoli; e di titoli dovrà certo contenerne anche altri, non solo quelli su cui qui mi sono soffermato. Ma dopo settimane di lavoro al riparo dall'attenzione dei mass media, sarà questo il primo prodotto di tale lavoro su cui riflettori torneranno ad accendersi. Tanti punti interrogativi rimarranno necessariamente in piedi e già si percepiscono le difficoltà che avremo a scioglierli per il verso giusto. Il buon avvio, un colpo d'occhio iniziale che colpisca favorevolmente le nostre opinioni pubbliche è il mimimo che serve per farlo.
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