LETTERE DALL'EUROPA

Presidente unico, i vantaggi di una scelta immediata

di Giuliano Amato
18 maggio 2003

Ho detto più volte, ma sempre un po' en passant, che mi piacerebbe scrivere nella Costituzione europea che, non domattina, ma nel 2015 l'Unione avrà un Presidente unico, eletto da un collegio di parlamentari europei e nazionali o, perché no, da noi cittadini. È utile oggi che ne spieghi il senso, perché l'idea acquista consensi e li acquista perché sempre più se ne capisce il valore di punto di arrivo, necessariamente non immediato, della transizione in cui ci troviamo.

Per decenni le aspettative sul futuro istituzionale europeo le era venute forgiando la dinamica della costruzione del mercato unico, attorno a cui erano cresciuti insieme l'ordinamento comunitario e le sue istituzioni.

Alla costruzione del mercato unico puntavano e puntano ancora oggi i regolamenti e le direttive che hanno armonizzato le nostre legislazioni nazionali, eliminando barriere, liberalizzando servizi e stabilendo standards e regole del gioco comuni. E sulla costruzione del mercato unico è cresciuta la Commissione, motore essenziale del sistema istituzionale europeo, titolare esclusivo del potere di iniziativa, con il Consiglio dei ministri (affiancato più tardi dal Parlamento Europeo) che approvava e approva ciò che la Commissione via via proponeva.

C'era una logica in tutto questo. Il mercato unico poteva nascere soltanto sotto l'impulso dell'istituzione investita del solo interesse europeo e per ciò stesso non appesantita dai quei vincoli di politica interna di cui erano figlie le barriere che si dovevano eliminare, gli aiuti di Stato che si dovevano cancellare e le mille sacche di rendita cresciute nella preesistente frammentazione.




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