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LETTERE DALL'EUROPA
di Giuliano Amato
Ero già pronto a fornire ai
lettori le mie valutazioni sul-le
prospettive della Costitu-zione
europea dopo che Giscard
l'ha consegnata al Consiglio euro-peo,
mettendola in tal modo nelle
mani della Presiden-za
italiana. Ma una
conversazione che
ho avuto in questi
giorni a Bruxelles
mi è sembrata trop-po
interessante per
tenerla soltanto per
me. E ho deciso così
di raccontarla ai let-tori,
promettendo lo-ro
che tornerò sulla
Costituzione e sui
suoi problemi la
prossima volta.
La conversazione
è stata, per la verità,
quasi un monologo
di un autorevole ami-co
non italiano. E il
tema riguardava noi,
noi italiani, visti e giudicati da
un'angolatura di sicuro diversa da
quelle su cui ci attestiamo nei no-stri
accalorati dibattiti interni. Può
darsi che i giudizi ci dispiacciano
e ci sembrino sbagliati. Ma ancora più sbagliato sarebbe ignorarli.
E così —mi diceva questo amico
— almeno nel semestre della
vostra Presidenza europea vi occu-perete
finalmente di politica. Vedi
— aggiungeva — seguire la vo-stra
politica è sem-pre
stato complicato.
Ma lo è ancora di
più in questi anni,
non tanto perché ave-te
partiti e protagoni-sti
nuovi, ma perché
da tempo ormai non
si sa neppure dove
guardare per capir-vi,
se nel vostro Par-lamento
o nelle vo-stre
aule giudiziarie.
Non siete l'unico Pa-ese
in cui vi sono in-dagini
e processi che
riguardano personag-gi
della politica, ma
siete quello in cui la
politica sembra di-penderne
di più.
Certo, quando infuriava la
storia di Clinton e della Levinsky,
anche negli Stati Uniti
campeggiava l'indagine del Procuratore
Stark.
Ma la politica ha saputo mantenere, o quanto meno ritrovare il suo ordine del giorno, aiutata da un'opinione pubblica che dopo un po' proprio questo ha dimostrato di volere. Insomma, in Inghilterra ci si chiede se Blair sopravviverà alla bufera sulle dubbie informazioni che ha diffuso prima della guerra in Irak. In Germania se Schroeder ce la farà a rimettere in piedi l'economia. Voi da anni vi muovete fra due piste, quella dei successi e degli insuccessi politici e quella dell'attesa di rivelazioni e di smentite, di condanne e assoluzioni. E si ha la sensazione che le vostre aspettative politiche dipendano più da quest'attesa che da quei successi o insuccessi. Su di essa vi dividete, parteggiate, votate si o no, con :tutto il resto che passa in secondo piano.
Già Berlusconi è un personaggio difficile da decifrare. Non ha una storia politica alle spalle che ci aiuti a inquadrarlo, si sta ora facendo le sue coordinate di politica europea e di politica internazionale, è quindi naturale che quando noi vediamo un italiano gli chiediamo sempre: «Ma che cosa pensa realmente di questo o di quello? Che cosa ci possiamo aspettare dalla sua Presidenza dell' Unione? Ma davvero vuole che entri anche la Russia?». Tu capisci che aggiungere a queste domande quelle che sono al cuore della vostra
politica interna («Sarà assolto? Sarà condannato? Quali conseguenze se sarà condannato?») significherebbe per tutta Europa far fronte a un semestre davvero mozzafiato. E allora, lasciami dire una cosa: per quanto ci riguarda, quest'ultima legge che avete fatto, quella che sospende i processi alle alte cariche, è semplicemente un sollievo.
Tu mi dici che la legge potrebbe essere incostituzionale? Che il Presidente Ciampi è stato criticato per averla firmata? Io la vostra Costituzione non la conosco abbastanza. Ma forse ho imparato a conoscere voi, la vera e propria malattia nella quale ormai vivete. E qui, guarda, mi riferisco proprio e soprattutto a voi, all'opposizione di cui fai parte. Dite che le questioni politiche devono avere soluzioni politiche e non giudiziarie, ma in realtà l'alternativa giudiziaria è ormai dentro di voi, ci costruite sopra e ve ne fate deresponsabilizzare rispetto all'impegno che dovreste invece manifestare per i tanti problemi che avete e che abbiamo. Dimmi la verità:
ma sei proprio sicuro che le critiche a Ciampi siano dovute alla effettiva e profonda convinzione che quella legge sia incostituzionale e ingiusta o non piuttosto al fatto che essa vi ha privato della vostra droga, della vostra attesa quotidiana della grande condanna giudiziaria, che equivarrebbe da sola a una vostra vittoria sul campo?
Così il mio amico, e io provo a questo punto a prospettargli la cosa in chiave italiana: la gravità delle accuse che pendono su Berlusconi, la necessità, nel suo stesso interesse e per la tranquillità degli italiani, che siano controbattute e possibilmente fugate nel processo, i dubbi di costituzionalità sul lodo Maccanico, i dubbi conseguenti sulla scelta di Ciampi, accusato da alcuni di insufficiente coraggio.
Sarà, risponde lui. Ammetto che io non sono coinvolto come voi. Ma ti ripeto che in questa Europa integrata in cui ciascuno di noi deve poter contare anche sugli altri, incontrarli sulle stesse questioni, leggere cosa dicono e cosa pensano per potersi regolare, voi non potete starvene sempre nella vostra parentesi giudiziaria, che campeggia sui vostri giornali, che detta il vostro ordine del giorno, che in un mulinello continuo di fatti e di veleni, di accuse e ritorsioni diventa in un modo o nell'altro il soggiorno obbligato dei vostri maggiori protagonisti politici. Ma mi spieghi che cos'è questa Sme, di cui sembra
che in questi anni vi siate occupati più dello Sme, il sistema monetario europeo? Tu stesso—ti ho sentito quando lo dicevi scherzosamente sere fa—avevi
preconizzato una Presidenza italiana del semestre all'insegna del titolo «dallo
Sme alla Sme».
E allora, se questo ci è invece evitato, il vostro Ciampi io non lo critico affatto e aggiungo che davanti a voi, che siete quello che siete, di coraggio ne ha avuto non poco, ma tanto. Ha avuto il coraggio di portarvi al di là delle pregiudiziali, importanti quarto volete, dietro le quali rischiavate di restare sepolti e vi ha costretti a misurarvi di nuovo, e senza la vostra droga, con la politica. Vi volete occupare ancora di Berlusconi? E certo che lo dovete fare, ma fatelo in altro modo. Ma com'è possibile che ve ne stiate lì a lamentarvi perché il vostro Presidente del Consiglio controlla, in un modo o nell'altro, le due imprese del duopolio televisivo che avete in Italia e non avete il coraggio di battervi con chiarezza e con fermezza per la privatizzazione della Rai? Davvero pensate che la strada sia invece quella di privare lui di Mediaset, tenendo in caldo la Rai per il vostro eventuale ritorno al Governo? Non è che al fondo continuate a contare più sui giudici che sul mercato?
Si era fatto tardi e sotto questi colpi incalzanti non ce l'ho fatta a replicare. Di certo non me la sono sentita di fornire al mio autorevole amico un'informazione di cui in quel momento chiaramente mancava: quella del referendum che si sta
preparando a sinistra contro il lodo Maccanico. Forsa avrebbe rincarato la dose. O forse avuto quel lampo di ammirazione che si finisce per avere sempre verso noi italiani, capaci, ielle situazioni più difficili, di procurarci quello che di cui più sentiamo il bisogno; in questo caso la droga di cui nutriamo la nostra politica.
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