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"I popoli ci chiedono di non tornare indietro"
Il ministro degli Esteri Europeo? Dovra' far parte della Commissione
di Giuliano Amato
Si è parlato, a questo riguardo, di "metodo" della Convenzione che subentrava così a quello delle tradizionali Conferenze intergovernative perla modifica dei trattati. Subentrare è un termine troppo forte, perché la Convenzione non ha sostituito, ma ha preceduto la Conferenza intergovernativa, che rimane l'unica sede con potere decisionale. E tuttavia il cambiamento c'è stato, perché quel metodo è davvero nuovo e diverso.
In passato, i testi che arrivavano alla finale Conferenza dei Capi di Stato e di Governo scaturivano da negoziati fra le burocrazie nazionali, che si svolgevano senza alcuna trasparenza. Ciò era alla base del diffuso sentimento di estraneità delle opinioni pubbliche ai passaggi pur decisivi della vita europea. E la richiesta di più democrazia andava di pari passo con la constatazione che occorreva dotare l'Europa di una "sfera pubblica" non limitata ai suoi funzionari e ai titolari delle sue istituzioni.
Che cosa ha portato di diverso il metodo della Convenzione? Intanto il modo in cui si è lavorato. (...) Nelle materie più strettamente istituzionali, struttura del parlamento, della Commissione e del Consiglio e relativi equilibri, le cose sono state assai meno semplici. E sono emerse differenze tra paesi piccoli e paesi grandi, fra vecchi e nuovi membri, che né le componenti (parlamentari nazionali, parlamentari europei, rappresentanti dei governi) né le famiglie politiche (che pure hanno giocato un ruolo con costanti riunioni dei loro membri) hanno potuto facilmente bio-degradare attraverso condivise soluzioni comuni. Alla fine, però, un consenso lo si è raggiunto ed è importante notare che non è stato al livello più basso, ovvero dando a ciascuno il suo senza riguardo agli equilibri complessivi. (...) Che cosa ci possiamo aspettare ora dalla Conferenza intergovernativa? La voracità con la quale gli apparti hanno dimostrato di volersi reimpossessare per dare il benservito alla Convenzione, lascia pensare che questa sia stata vissuta come una mal sopportata parentesi.
E' possibile dunque che una parte almeno dei testi finali venga rimessa in discussione e non necessariamente per migliorarli.
Già durante la Convenzione era emerso che la larghissima maggioranza dei governi era contraria alla creazione del Consiglio per gli Affari Legislativi. Se la Conferenza intergovernativa lo eliminasse, priverebbe l'Europa futura dell'embrione della sua seconda Camera e i cittadini europei della possibilità di identificare coloro che sono responsabili della legislazione di cui subiscono gli effetti; e lascerebbe sopravvivere una delle principali cause strutturali dell'eccesso di frammentarietà e di invasività che caratterizza la normazione europea. Si sa che la Spagna è contraria al passaggio dai voti ponderati in Consiglio alla doppia maggioranza (degli Stati e della popolazione). E si sa anche che la ragione è la maggiore difficoltà che ne avrebbe nella costruzione di una "minoranza di blocco" contro decisioni sgradite adottate a maggioranza, schietta ragion di Stato contro le ragioni della democrazia decisionale.
Il "doppio cappello" grazie al quale il ministro degli Esteri dovrebbe anche essere vice presidente della Commissione, è stato accettato fra le riserve e diversi governi preferirebbero che egli partecipasse alle riunioni della Commissione, senza esserne però un componente. E se questo accadesse, sarebbe frustrato l'unico serio tentativo di ricondurre aduna qualche unità l'attuale dispersione di competenze e di voci europee in campo internazionale. Per non parlare della questione dei Commissari con e senza diritto voto, su cui diversi Stati non hanno mai deposto l'ascia di guerra.
(...) E' possibile, ed è giuridicamente ineccepibile, che un negoziato non trasparente alla vecchia maniera fra i diplomatici dei nostri Stati cancelli e modifichi ciò che è stato proposto alla luce del sole da un'assemblea composta a larghissima maggioranza da rappresentanti elettivi. Ma intorno a tutto questo si è messo in moto un processo democratico, che certo non si è esaurito con lo spirare del mandato della Convenzione. Saranno le evoluzioni di tale processo a rappresentare il legato del metodo della Convenzione; e a farci sperare che questa Conferenza intergovernativa riesca a non essere un quieto ritorno al passato.
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