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LETTERE EUROPEE
di Giuliano Amato
Gli scricchiolii del Patto di
stabilità con i quali si è
aperta la settimana non sono
l'unico evento che potrà avere
conseguenze oggi imprevedibili
sul futuro della Costituzione
europea, al
cui testo ha lavorato
proprio in questo
week-end il "conclave"
dei ministri degli
Esteri in vista della
seduta (sperabilmente)
finale dei Capi di
Stato e di Governo
del 12 dicembre. Chi
guarda lontano non
può non tenere d'occhio
un'ulteriore vicenda,
che sembra
del tutto estranea alle
preoccupazioni dei
Governi e che è invece
pericolosamente
vicina all'oggetto del
loro lavoro: il dibattito
in corso da una parte nella sinistra
soprattutto francese, dall'altra
fra gli euroscettici e i conservatori
di svariati Paesi europei, che lancia
strali opposti sulla Costituzione
in ragione della sua fedeltà/infedeltà
all'economia di mercato.
Non mi soffermerò sul conclave
e sulle soluzioni che ha discusso.
Basti dire che la presidenza italiana
si sta adoprando per concentrare
i lavori su emendamenti
che, senza alterare
l'impianto, ne
specifichino questo o
quel punto (per esempio
i delicati rapporti
del ministro degli
Esteri con doppio
cappello con il Consiglio
e con la Commissione);
e che spera
che i maggiori spazi
lasciati a ciascuno
degli Stati membri
tanto nelle presidenze
dei consigli dei
ministri settoriali (dove
si va verso il Cencelli
della rotazione
a squadre), quanto
nella Commissione
(dove potremmo arrivare, con 25
Stati, a 31 componenti, uno per
uno ai Paesi piccoli e medi, due ai
sei maggiori) siano sufficienti a
salvare il resto.
Di tutto questo varrà la pena di parlare più a fondo quando si saranno espressi i Capi di Stato e di Governo. Quello che 'mi interessa mettere in luce qui è che in ogni caso sono questi i temi su cui la Conferenza lavora e che la stessa opinione più qualificata, quella che viene dagli esperti, dai cultori dell'europeismo, dalla stampa che segue i lavori, giudicherà i Governi dalle soluzioni che a questi temi finiranno per dare.
La Conferenza Intergovernativa, perciò, sarà giudicata negativamente se avrà troppo mutilato il testo già compromissorio della Convenzione e se—come si dice in gergo—sarà tornata a Nizza o sarà andata ancora più indietro di Nizza (a Nizza erano state concordate le ultime modifiche ai Trattati, ritenute unanimemente inadeguate). E quindi se avrà troppo deformato in chiave intergovernativa l'assetto della Commissione, se avrà rinunciato al principio della maggioranza degli Stati e dei cittadini per il Consiglio mantenendo gli artificiali "voti ponderati" decisi a Nizza, se avrà ridotto la possibilità di arrivare a un uso più largo del voto a maggioranza, se avrà cancellato i rafforzamenti che la Convenzione ha proposto per il Parlamento Europeo e per la Commissione (a partire da quello, che ho qui illustrato più volte, che renderebbe molto più difficile in futuro respingere le proposte della stessa Commissione sul Patto di stabilità, esigendo a tal fine l'unanimità fra i governi e ostacolando così i loro negoziati al ribasso). La Conferenza, all'opposto, avrà fatto bene, se i commentatori potranno dire alla fine che era difficile pretendere dai Governi che migliorassero il testo della Convenzione, ma almeno sono riusciti a fargli superare la battaglia finale con poche ferite.
Eppure, quale che sia la conclusione, in nessuno dei due casi la Conferenza avrà speso una parola sulle questioni che dividono aspramente noccioli duri dei conservatori e della sinistra in tutta Europa. Va bene così, perché sono questioni di cui non vale la pena occuparsi, oppure una così vistosa discrasia potrebbe avere alla fine conseguenze sgradevoli? In sé, le posizioni che si fronteggiano sono tanto estreme, e tanto simmetricamente contrapposte, da apparire entrambe fuori campo a qualunque persona ragionevole. Non è possibile che la medesima Costituzione abbia allo stesso tempo sepolto il libero mercato sotto l'incombenza delle politiche sociali e sacrificato i diritti i sociali sull'altare del libero mercato.
La onesta verità è che la Costituzione punta ancora, come l'originario Trattato, sulla costruzione di un mercato aperto e concorrenziale, ma sottolinea altresì che la protezione sociale, la lotta alla disoccupazione, la lotta contro l'esclusione sono obiettivi parimenti importanti. E lo fa, sia evocando a uno a uno tali obiettivi sia riassumendoli nella nozione di "economia sociale di mercato". Si potrà dire che, su questa base, si possono creare tensioni fra le ragioni della competitività e quelle della protezione sociale, oppure che solidarietà e concorrenza sino a un certo punto camminano fianco a fianco e poi possono anche divergere. Di questo si discute e lo si fa con vivacità e varietà di opinioni. Ma così è fatta l'Europa e la Costituzione la rispecchia, ricordando meritoriamente ai futuri governanti europei che, nelle svariate circostanze in cui capiterà loro di operare, un equilibrio lo dovranno comunque cercare e trovare.
Se non è così che la Costituzione viene letta dai critici che la condannano da opposti fronti, è perché questa o quella delle sue parole evoca in loro l'immagine di un'Europa che essi vedono come nemica. Da una parte l'Europa che troppo spesso (e per alcuni per il solo fatto che c'è) inceppa e danneggia con le sue regolazioni intrusive la libertà economica, dall'altra l'Europa che abbandona i suoi lavoratori alla concorrenza selvaggia del mercato globale e non li difende neppure dal costo crescente della vita.
Ebbene sotto queste fosche rappresentazioni dell'Europa non ci sono soltanto i pennelli deformanti di ideologie contrapposte, ci sono preoccupazioni reali di persone reali, di tante (e certo diverse) persone reali. Ed eccola allora la questione che balza agli occhi in questi giorni nel confronto fra ciò che della Costituzione assorbe l' attenzione dei Governi e ciò che desta altrove le critiche più aspre.
La Costituzione dovrà essere ratificata dai Parlamenti e in più Paesi dovrà superare il referendum. In vista di ciò, un cattivo risultato della Conferenza e un cattivo giudizio su di essa sarebbe certo un pessimo viatico.
Ma nello stesso caso di un buon risultato e di un buon giudizio degli addetti ai lavori e della grande stampa, quanti saranno gli europei a essere paghi degli equilibri istituzionali su cui quel giudizio si fonda e quanti saranno invece influenzati da critiche pur estreme che scavano però nelle ansietà della loro vita di ogni giorno? E del resto, che cosa starà pensando già oggi dello scontro fra Prodi e Tremonti quel ceto medio di cui proprio in questi giorni la stampa ci racconta la paura e la rabbia? Viva la Conferenza, dunque, se finirà al meglio i suoi lavori. Ma dopo voltiamo pagina e spieghiamo agli europei la Costituzione degli europei, e non solo quella dei loro governi. Altrimenti rischiano entrambe di fare insieme una brutta fine.
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