• Lettera

Corriere della Sera

L'INTERVENTO / «Tremonti ha detto lì di voler modificare la legge sul risparmio? Tra le critiche che gli rivolgerei questa non c'è»

Amato: l'Aspen non è la Camera delle intese trasversali

«Questa è un'associazione non politica e non schierata



14 novembre 2005


Ogni volta che l'Aspen organizza un incontro su temi che sono oggetto di discussione anche nelle sedi istituzionali si levano commenti asprigni, che ora echeggiano le critiche contro i salotti buoni, ora addirittura accusano chi vi partecipa di volersi abusivamente sostituire a quelle sedi. E così puntualmente è accaduto a seguito dell'incontro della settimana scorsa, dedicato al tormentato disegno di legge sul risparmio. Mi permetta, per una volta, di fare alcune precisazioni, che spero evitino per il futuro rilievi che ritengo immeritati. Intanto voglio ricordare che l'Aspen è una associazione non politica, ma in primo luogo di imprese e per le imprese. Sono loro le associate che la sostengono con contribuzioni annuali e accanto a loro vi sono soci non sostenitori, scelti dai suoi organi direttivi fra coloro che ne fanno domanda. La sua finalità è la medesima della "casa madre" americana e cioè quella di richiamare chi dirige imprese alle responsabilità che ha, non solo verso gli azionisti, ma verso la collettività in cui agisce. Per questo il suo strumento più classico sono i seminari di più giorni nei quali si collegano le vicende d'impresa ai grandi temi della democrazia, degli interessi collettivi, delle interazioni, per dirla in inglese, fra "share holders" e "stake holders". Io condivido molto questa impostazione ed è per tale motivo che accettai di diventare presidente di Aspen Italia nel 1993 e che continuo ad occuparmene da ex presidente (un ruolo riconosciuto dallo Statuto).

Aspen è dunque bipartisan non perché cerchi intese fra i partiti, ma perché non è schierata politicamente e al suo interno si trovano persone di diverso schieramento politico. L'altro giorno Aspen ha riunito attorno al tavolo la sua usuale platea di soci, insieme ai quali ha invitato anche dei non soci, che già avevano contribuito al tema discusso e che gentilmente hanno accettato: fra essi i senatori Franco Bassanini e Natale D'Amico, co-autori di un documento dell'Astrid sul disegno di legge sul risparmio, che era sul tavolo dei partecipanti. Qual era il senso della riunione? Quello solito e infatti si sono raccolte le opinioni di amministratori delegati di impresa, di direttori di banca, di professori, di politici.

Nell'aprire la riunione, ero stato io a precisare che noi di sicuro non eravamo una terza Camera. C'è già il Cnel - aggiunsi - e non abbiamo intenzione né di invidiarlo né di insidiarlo. Sarebbero maturate, come sempre, idee e orientamenti e ciascuno ne avrebbe fatto ciò che riteneva nelle responsabilità che gli erano proprie. Certo, nell'incontro si sono poi espressi anche quelli di noi che siedono in Parlamento e anche fra di noi sono emersi orientamenti più o meno condivisi. E allora? Non capita così in qualunque convegno a più voci, sempre che le voci non siano utilizzate soltanto per scambiarsi critiche e accuse?

Non vedo allora il senso delle critiche rivolte a quello che addirittura è stato definito il "metodo Aspen" (metodo per fare che cosa?). Se poi si è voluto criticare il ministro dell'Economia, presidente dell'Istituto, per aver fatto trapelare lì, e non manifestato in una sede istituzionale, la sua intenzione di introdurre modifiche al disegno di legge, lascio naturalmente a lui di dar conto di sé. Io dico solo che potrei trovare più di una ragione per criticare Giulio Tremonti, ma non vi includerei questa.

Squalificherei altrimenti i nove decimi della nostra informazione politica. Insomma, abbiamo così poche sedi in Italia nelle quali ci si associa e si discute a prescindere dal colore politico. Cerchiamo di non demonizzarle. Esse non rinnegano, ma caso mai rafforzano il nostro acerbo bipolarismo. Grazie per l'ospitalità e cordialissimi saluti.




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