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Fine intellettuale, giurista insigne, statista e politico intelligente. Fatto apposta per il Quirinale
Ritratto di Giuliano Amato
di Giuliano Cazzola,
6 maggio 2006
Se per salire al Quirinale bastasse essere il migliore, Giuliano Amato verrebbe eletto, lunedì, all'unanimità e alla prima votazione. Giurista insigne, fine intellettuale, brillante scrittore, politico intelligente, statista di grande spessore: le qualità del Dottor Sottile sono eccelse ed innumerevoli, il cursus honorum è di tutto riguardo, da protagonista di scelte decisive per il paese. Egli è il solo politico che io abbia conosciuto in grado di parlare per ore – a braccio, senza un solo errore di sintassi, incantando l'uditorio e con la medesima competenza – tanto delle prospettive della globalizzazione, del pensiero politico dei costituzionalisti inglesi, dei possibili scenari dell'Unione europea, dei grandi temi della fede e delle questioni etiche poste dall'innovazione scientifica e tecnologica, quanto del sistema di compartecipazione dei cittadini alle prestazioni del Servizio sanitario (i ticket) oppure delle regole del pensionamento di invalidità per gli iscritti al Fondo Clero.
La simbiosi con Bettino Craxi
Lasciamo da parte le prime apparizioni di Amato sulla scena politica: come animatore, prima, del Progetto socialista che fece da sottofondo culturale alla svolta del Midas del 1976; poi, da fondatore e primo presidente dell'Ires, il centro studi della Cgil. La sua vera epopea inizia nel 1983, a fianco di Bettino Craxi a Palazzo Chigi, alla direzione di un governo al quale oggi vengono riconosciuti meriti allora e a lungo pervicacemente negati. Amato fu in simbiosi col premier socialista. I Consigli dei ministri venivano aperti da Craxi – un politico puro, poco attento ai tecnicismi dell'azione di governo – il quale si limitava a tracciare indirizzi di carattere generale. Poi la palla passava ad Amato, il quale interloquiva con i ministri e sintetizzava il quadro delle decisioni da assumere. Negli anni successivi, da ministro del Tesoro, Giuliano Amato elaborò una moderna legislazione dei mercati finanziari, completamente assente in Italia, ed avviò la privatizzazione delle principali banche in maggioranza detenute dallo stato. E', tuttavia, nel ruolo di presidente del Consiglio, nel 1992-1993, che Amato ha conquistato il diritto a un posto nella storia del paese. Nessuno governo ha mai fatto tanto, in una situazione così grave e in soli pochi mesi: 120 mila miliardi di lire di manovra finanziaria in due tranche, riforma dei più importanti settori della spesa pubblica (sanità, pensioni, pubblico impiego, finanza locale), promozione di un moderno sistema di fondi pensione e quant'altro, tra cui il protocollo triangolare del 31 luglio che infilzò il mostro della scala mobile. Il merito di aver salvato l'Italia dalla bancarotta è stato riconosciuto ad Amato solo negli ultimi anni. Per lungo tempo la pubblicistica di sinistra si è sperticata in lodi del successivo governo Ciampi, il quale si trovò quasi tutto il lavoro compiuto. E' bene ricordare il profilo del primo esecutivo presieduto da Amato, alla luce di un'astiosa critica che al Dottor Sottile è stata rivolta in questi giorni da un suo ex compagno di partito, il quale lo ha definito “inadatto a compiti direttivi irresponsabili” e “sottile solo se è al servizio”. In realtà, Amato diede il meglio di sé proprio nel 1992, quando il “Parlamento degli inquisiti” non poteva che prendere atto della linea di condotta di un governo risoluto, benché quotidianamente si dimettessero uno o più ministri colpiti da avvisi di garanzia. Ma fu deludente l'esperienza del secondo governo, nel 2000, quando Amato venne messo di guardia al bidone e ingessato da partiti votati all'immobilismo. Dopo il 1993, ancorché in posizione più defilata, egli fu in grado ugualmente, dall'Antitrust, di svolgere un ruolo innovativo. Va riconosciuta a D'Alema, giunto alla presidenza del Consiglio nel 1998, l'intuizione di avvalersi del contributo di Amato, prima alle Riforme, poi al Tesoro nel posto lasciato libero da Ciampi. Il “lider maximo” (che in questi anni ha avuto un proficuo sodalizio con Amato) dovrebbe essere il primo a volerlo premiare. Sarebbe un gran giorno per il paese. Le previsioni, però, sono diverse dalle speranze: la maggioranza finirà per eleggere D'Alema solo con i propri voti al quarto scrutinio.
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