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Ha quel che ci vuole, legge i libri e non si limita a scriverli. Ma non è un leader, questo no
Ritratto di Giuliano Amato
di Claudia Mancina,
6 maggio 2006
Mentre scrivo il borsino del Quirinale dice D'Alema. Tuttavia, in questo campo non ci sono certezze. E' buona regola non dare nulla per scontato. Parliamo dunque dell'altro candidato forte, Giuliano Amato. I suoi pregi, secondo me: anzitutto, Amato è un intellettuale vero, uno di quelli che ha letto e scritto libri, e che ne legge e ne scrive ancora (ma leggerli è più importante, a scriverli sono buoni tutti). Uno che conosce il diritto costituzionale e la filosofia politica: cosa abbastanza utile di questi tempi. Uno capace di stare a suo agio – cioè di capire quello che si dice – nei convegni e tra gli accademici. Nonostante ciò, il nostro è un politico fine. Non è vero che sia un tecnico buono a tutti gli usi: questa è un'accusa sanguinosa di cui si possono comprendere le motivazioni umane, ma che non ha fondamento reale. E' un politico di sinistra riformista, a questa sua ispirazione è sempre stato fedele, anche se qualche volta ha fatto l'occhiolino a sinistra, mostrando una sofferta comprensione nei confronti dei movimenti noglobal e simili. E' un post-socialista che non per caso si trova a suo agio presso i postcomunisti, tuttavia senza accasarvisi, credo per un difetto di cinismo, e forse anche per un sottile ma forte senso di sé. E' un uomo di governo tra i nostri migliori (questo non lo negano nemmeno i suoi molti critici). Ha guidato il governo nel momento peggiore della storia recente, ha iniziato il risanamento che poi Ciampi ha portato a termine. Ero deputata nella sventurata legislatura del 1992-1994, e ricordo bene la sofferenza di quel periodo. Ricordo anche che Amato era più avanti di noi del Pds. Abbiamo faticato tanto a raggiungerlo, ma alla fine ci siamo trovati sullo stesso confine: quello della sinistra liberalsocialista o riformista che dir si voglia. Non mi sono mai stupita che abbia preferito conservare la sua autonomia, anche se questo significava rinunciare alla forza che può venire da un partito. Oggi Amato è un uomo senza partito, e forse per questo non salirà al Quirinale.
Il presidente non è più un notaio
Per il quale ha certamente – anche se non è il solo – le caratteristiche giuste. Oggi il ruolo di presidente della Repubblica non è più un ruolo notarile, come poteva essere quando la grande e materna Dc reggeva la stabilità del paese; anche se a quei notai qualche volta veniva il mal di pancia, e magari qualche prurito... Non son più quei tempi: la stabilità è una chimera, i partiti sono deboli, le istituzioni in transizione; ci vuole un politico di grande equilibrio, capace di accompagnare con saggezza la necessaria evoluzione politica e istituzionale. Equilibrio, saggezza, larghezza di vedute, intelligenza politica, apertura all'innovazione, capacità di mediazione: sono questi i requisiti necessari oggi a un presidente, e il nostro certamente li ha. I suoi difetti? Il primo, grave, è di avere molti nemici. D'Alema, in realtà, non è da meno, ma forse le circostanze questa volta lo favoriranno (in ogni caso anche per il presidente dei Ds questa è la principale debolezza). I nemici di Amato si trovano soprattutto tra gli ex socialisti, e quindi sono ben distribuiti tra i partiti e i mezzi di comunicazione. Nonostante la sua proverbiale abilità e prudenza, in vent'anni e più non è riuscito a rabbonirli. Eppure la ricerca del consenso non è un'arte che gli sia estranea: basti vedere i suoi rapporti (anche troppo affettuosi) con la chiesa e il mondo cattolico. Altri gli rimproverano di non essersi mai messo a capo di un movimento riformista, che a partire dai Ds, ma non solo da loro, poteva riconoscerlo come leader e acquistare dalla sua guida maggior forza. Questo è il suo maggior difetto: non è un leader, non ha il gusto di mettersi alla guida di un partito o di un gruppo. Forse è l'ultimo resto di un'attitudine da intellettuale e da studioso. O forse è, a suo modo, l'espressione di una fedeltà: non a Craxi, ma alla propria biografia di craxiano.
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