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Stimato da tutti, dall'America ai sindacati, dai laici ai cattolici. E se fosse la soluzione giusta?
Ritratto di Giuliano Amato
di Sergio Soave,
6 maggio 2006
Ho un lontano ricordo di Giuliano Amato che, da presidente del centro studi della Cgil, alla fine dei roventi anni Settanta, giustificava in un dibattito la stravagante affermazione di Luciano Lama che aveva definito il salario una “variabile indipendente”. Amato sapeva benissimo che si trattava di una sciocchezza propagandistica, ma applicava la sua intelligenza e la sua cultura a darne un'interpretazione almeno accettabile. Non si trattava solo della sua caratteristica professionale, definita sardonicamente da Bettino Craxi quella di un “professionista a contratto”, ma di qualcosa di più. Sembrava il gusto di un poeta marinista per le agudezas barocche, la sfida intellettuale ad arrampicarsi sugli specchi con successo, e in questo mi pare di scorgere un certo senso dell'umorismo e dell'autoironia. Quando, dopo aver deciso nel suo primo governo una colossale stangata, scrisse a un giornale americano che “per gli italiani è arrivato il momento di fare il proprio ingresso nella razza umana”, quest'ironia assunse il carattere sardonico e un po' elitario che spesso è, negli intellettuali arrivati al potere, un segno distintivo. Un uomo così sarebbe un buon presidente della Repubblica? Naturalmente ha tutte le carte in regola per garantire tutti: ha un eccellente rapporto con l'America e con le istituzioni europee (anche se la costituente europea di cui è stato vicepresidente ha prodotto un aborto involontario), piace agli imprenditori e ai sindacati, ai rigoristi per la stangata del suo primo governo, ai demagoghi per l'abolizione dei ticket del secondo. E' gradito ai laicisti ma non dispiace neppure ai cattolici, che hanno apprezzato le sue riflessioni sull'inumanità di un aborto che diventa strumento usuale di contraccezione. Ma quello che mi lascia un po' perplesso è proprio questo: è un uomo politico che non ha nemici. Questo potrebbe forse voler dire che non ha carattere, e questo sarebbe un bel guaio, visto che il capo dello stato che deve gestire un equilibrio politico incerto come quello italiano, di carattere ne avrà bisogno, eccome. Eppure, per passare indenne attraverso tante esperienze contraddittorie, ci vuole una fibra a tutta prova, e questo può far pensare che Giuliano Amato la forza di carattere ce l'abbia, ma sia stato capace di occultarla, di impiegarla come una risorsa segreta che non deve essere mai esibita. In questo senso il suo virtuosismo assume una diversa colorazione, non quella cangiante del camaleonte che si adatta a ogni ambiente, ma quella del grande attore, che sa interpretare ogni parte, rimanendo però, nell'intimo, se stesso.
Una scelta “intermedia”
Dunque, per rispondere alla domanda sulla sua idoneità al Quirinale, bisogna prima sapere che cosa si chiede al prossimo Capo dello Stato. Se si vuole il gestore di un patto, più o meno esplicito, su questioni aperte, come la riforma costituzionale, o che si trascinano da tempo, come l'amnistia, meglio altri, con maggiore e più diretta influenza politica, sempre che quel patto possa essere definito tra interlocutori affidabili. Se si vuole una persona che non abbia un'effettiva possibilità di interferire con le scelte, ma solo una forte presentabilità internazionale, meglio un tecnico di valore senza alcuna esperienza politica diretta. Quella di Amato si presenta come una scelta per così dire “intermedia”, tra politici puri come Massimo D'Alema o Franco Marini, e tecnici puri, come potrebbe essere Mario Monti. Nella sua qualità di più politico dei tecnici o, a scelta, di più tecnico dei politici, Amato potrebbe sommare i vantaggi delle due categorie oppure, perché anche questa è una possibilità, sommarne i limiti. Anche questo, peraltro, più che da lui, dipenderà dalle circostanze, come gli è sempre accaduto nella sua vita. Insomma a me Amato appare ancora come un enigma, difficile da decifrare, impossibile da prevedere. Chi avrebbe pensato che l'intellettuale oppositore di Craxi sarebbe diventato il suo braccio destro? E' quindi più che altro per curiosità che mi piacerebbe vedere come si comporterebbe al Colle.
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