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14 maggio 2006
Un'operazione per certi versi simile l'ha condotta ora Giuliano Amato nel saggio Un altro mondo è possibile ? Parole per capire e per cambiare (Mondadori, 206 pagine, 16,00 euro), scritto in collaborazione con la giornalista Lucia Pozzi, nel quale l'ex-presidente del Consiglio, vice-presidente della Convenzione per il futuro dell'Europa e del Partito socialista europeo e docente di Diritto costituzionale italiano e comparato all'Università "La Sapienza" di Roma, mette insieme un analogo sillabario, le cui voci indicano le inquietudini, le speranze, le illusioni e le disillusioni del nostro tempo e di quello futuro.
Alla parola "futuro" non è riservato un capitolo specifico in questo "glossario essenziale del Ventunesimo secolo" ; è questo concetto, tuttavia, a fare da collante ai vari capitoli del volume, il cui significato ultimo sta proprio nell'invito a riappropriarsi del senso del futuro, raccogliendo la sfida lanciata dai giovani riunitisi a Porto Alegre nel 2005. "Un altro mondo è possibile", dissero, consegnando non solo ai politici di tutto il mondo, ma a chiunque voglia contribuire al raggiungimento di un benessere collettivo, la responsabilità di far avverare quel sogno.
Per fare questo, però, è necessario innanzitutto capire quali siano i nodi del presente, le promesse e le minacce con cui dobbiamo fare i conti. Un'impresa non facile, perché spesso le minacce si mescolano alle promesse, rendendo impossibile distinguere le une dalle altre. Succede con concetti come "globalizzazione", un fenomeno che se da una parte rappresenta una grande opportunità per quei popoli che mai prima d'oggi avevano goduto di tante opportunità di crescita, dall'altra comporta una spaccatura profonda tra la parte dell'umanità che ha tratto un vantaggio da questo mondo divenuto improvvisamente "piatto", per dirla con Milton Friedmann, e la parte che invece ne ha ricavato solo danni : basti pensare a tutte le microeconomie locali che, dalla Tailandia alla Romania, sono state spazzate via dall'arrivo delle grandi multinazionali in cerca di sedi più convenienti per le loro attività.
Una stessa ambiguità si può attribuire a termini come "Web" : il mezzo tecnologico che ha abbattuto barriere spaziali e temporali può essere visto come una fonte di ricchezza, ma anche come uno strumento di diffusione della criminalità, oltre che come un'ulteriore fonte di divisione tra coloro che hanno accesso alle nuove tecnologie e quanti ne sono esclusi. E persino vocaboli come "reddito" o "felicità" non sono esenti da oscillazioni di valore, in un'epoca in cui troppo spesso i due termini finiscono per coincidere e si tende a pensare che la felicità consista in un mero aumento del reddito, o comunque nel raggiungimento di una soglia di ricchezza tale da soddisfare desideri e bisogni che vanno molto al di là di ciò che è naturale.
Se il mondo di oggi è percorso da tante tensioni e contraddizioni, sembra suggerire Amato, è proprio perché di ogni valore, di ogni realtà, si finisce sempre per mettere in evidenza solo uno dei suoi significati, ignorando il rovescio della medaglia. Quel rovescio, però, esiste, e rivendica i suoi diritti : l'Occidente può ben autorappresentarsi come la patria della democrazia e dello Stato di diritto, ma ci sarà sempre un Oriente pronto a ricordargli il suo passato, non solo i secoli lontani in cui teorizzò e praticò la schiavitù, discriminò le minoranze e bruciò gli eretici, ma anche i tempi recenti nei quali ha soggiogato altri popoli riducendoli a colonie e inventato i campi di sterminio. Viceversa, per un Oriente che si presenta come la culla di una civiltà nella quale lo spirito comunitario prevale sull'egoismo, ci sarà sempre un Occidente pronto a dimostrare che il primato del plurale sull'individuale lede fatalmente il più irrinunciabile dei diritti : la libertà.
Il vero male del nostro tempo è forse una totale mancanza di relativismo, intendendo con questa parola qualcosa di ben diverso dall'atteggiamento di pensiero stigmatizzato da papa Benedetto XVI come il male del nostro tempo, per cui in nome del rispetto delle diversità si tende a mettere ogni cosa sullo stesso piano, rendendo impossibile distinguere chiaramente tra bene e male. Bisogna invece recuperare il senso originario di questo termine, coniato dalla linguistica per indicare la ricerca dei significati comuni nelle parole con cui gli esseri umani designano gli stessi concetti e nozioni nelle varie lingue. E' questo relativismo, volto a mettere in luce le somiglianze anziché le differenze, l'unico strumento con cui possiamo sperare di risolvere i problemi cruciali del nostro tempo, dal dibattito su biotecnologie, aborto o eutanasia alle difficoltà poste dalle nuove società multiculturali ; dalla necessità di una politica capace di conciliare esigenze del mercato e rimedio alle sue perversioni a quella di tenere testa alle minacce globali che incombono sul mondo e che vanno sotto il nome di armi di distruzione di massa, cambiamenti climatici, terrorismo internazionale.
Solo ricuperando una visione "relativista", ossia capace di comporre i diversi punti di vista anziché di alimentarne la contrapposizione, si potrà restituire ai giovani di oggi quel prezioso strumento che ha permesso ai loro predecessori di costruire davvero un mondo migliore : il "sogno americano". E' il sogno che tra Ottocento e Novecento spinse a valicare l'oceano centinaia di migliaia di Europei e che tuttora aleggia nelle parole di tutti quegli emigranti che lavorano ventiquattr'ore al giorno nei loro negozi di Manhattan e mostrano con orgoglio la foto del figlio che si sta laureando a Harvard. Ed è lo stesso sogno che ha permesso alle generazioni nate tra le macerie del dopoguerra di rimboccarsi le maniche per gettarsi alle spalle un passato doloroso.
Oggi però quell'ideale langue, oscurato dalla paura che, soprattutto dopo l'11 settembre 2001, si è impossessata dell'umanità, inducendo la stessa nazione che del sogno americano detiene il copyright a elevare una barriera contro i disperati che bussano alle sue porte. Un muro invocato "per ragioni di sicurezza", che finisce però per fare il gioco degli stessi terroristi, i quali, fa notare Amato, vogliono esattamente questo : "Restringere la promessa e aumentare la minaccia".
Per quanto riguarda l’impegno di una classe politica che voglia rendere possibile un mondo diverso, secondo Amato dovrebbe essere quello di «prendere le domande dei massimaliasti e dare ad esse risposte riformiste». «La politica- ha detto durante la presentazione del suo libro a Roma- esiste per mettere in questo mondo quello che non c’è, altrimenti fallisce il suo compito. Deve essere creativa ma non inventarsi impossibili immaginari, semmai cogliere gli stimoli che possono portare al cambiamento».
Le riflessioni dell’ex premier non sono tuttavia solo di natura economica e sociale. Al centro dell’attenzione c’è anche la scienza, i suoi limiti, il senso di responsabilità che deve nascere in ciascuno, una moralità di segno kantiano. «Ogni sceltra che facciamo è morale e ciascuno di noi lo sa». Dunque, risponde Amato alla domanda posta dal suo libro, «un altro mondo è possibile se ognuno di noi se ne fa carico».
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