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L'ANTITALIANO
Se non lui chi? Gli argomenti a favore di Giuliano Amato, un candidato credibile
di Giorgio Bocca
In questi giorni di trionfalismo economico, del nuovo boom, degli indici della produzione dei consumi, degli investimenti che si impennano, non si può dimenticare che è stato Amato con la colossale finanziaria da centomila miliardi a mettere le basi per la nostra ripresa. Non è stato lui, intendiamoci, a prevedere i tempi e il modo del ciclo economico, questo misterioso ciclo che arriva ogni tanto quando lo vuole la congiunzione degli astri economici, ma è stato lui ad affrontare la svolta, a rimettere ordine nei nostri conti.
Non era così semplice, non era così facile, alle spalle c'erano venti e più anni di finanza pubblica allegra, c'era una politica che si indebitava rimandando la resa dei conti ai figli e ai nipoti. Ci voleva del coraggio e Amato lo ha avuto come oggi ha il coraggio di dire alla sinistra democratica che è l'ora dei princìpi e delle memorie, dell'orgoglio e della buona convinzione di essere ancora indispensabile al paese, al suo viver civile. Su "La Stampa" di Torino, il giornale di Bobbio e di Galante Garrone, il vignettista Forattini, castigo di Dio, paventa che le televisioni ci propinino per altri cinque anni storie della Resistenza. Non risulta che le televisioni nostrane abbiano curato ed ecceduto in questa memoria. Ma senza memoria, ha ragione Amato, ha coraggio a ricordarlo, la sinistra non esiste, se si vergogna delle sue memorie, se dimentica che l'Italia è quella che è perché le lotte contadine e operaie ne hanno fatto un paese civile, la democrazia si spegne.
È il coraggio, più della scienza e della abilità manovriera che rende credibile e in certo senso necessaria la candidatura del professore alla guida della sinistra. Il coraggio di parlare agli italiani come un uomo di sinistra nell'ora della rassegnazione e della corsa alla band wagon, al carro del vincitore. Il coraggio di dire che la politica non è solo il vai e vieni di capitali arraffati dai soliti noti, le Opa e le contro Opa, i mercati inventati, la speculazione finanziaria; che la politica deve occuparsi anche di altro, di dare e far rispettare le regole.
Ma ci sono argomenti a pro di Amato più prosastici ma anche più convincenti. Se non lui, chi? Anche i ds, credo, devono aver capito che una coalizione diretta da uno di loro, non fa unità e non fa entusiasmo. Un centrista? Ma a parte i numeri non si vede che prospettive abbia, dato che il centrismo socialista democristiano si è già ricostituito.
La politica negli anni della Italia unita non fu un esempio preclaro di correttezza e di onestà. Il migliore dei presidenti del governo Giovanni Giolitti fu anche, sia pure per il bene del paese, il ministro della malavita come lo chiamava Salvemini. Ma la politica conservò sempre una certa dignità, ebbe sempre modelli alti, cercò sempre la mediazione fra gli interessi borghesi e i popolari, fu sempre in qualche modo risorgimentale. Amato viene da questa eredità, riafferma i valori della intelligenza e della cultura in un tempo di volgarità e di cinismo.
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