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![]() Giovedi' 8 maggio, Giuliano Amato, presidente dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, ha letto la relazione annuale sull'attivita' della commissione. Amato ha gia' annunciato che lascera' il prestigioso incarico istituzionale e che tornera' a insegnare. La sua relazione, a nostro avviso, analizza in modo esemplare e condivisibile i guasti provocati dalla mancanza della cultura del mercato e della concorrenza in Italia. Per questo, ci sembra opportuno lasciare proprio ad Amato e ad alcune sue considerazioni (che i lettori del Mondo trovano allegate al giornale nella versione integrale) il Taccuino di questa settimana.
di Giuliano Amato
Ostacoli al funzionamento del mercato e occupazione.
(...) Cio' che serve e' una piena flessibilita' nell'utilizzazione di tutti i fattori della produzione, non solo del lavoro, perche' essa e' indispensabile per mantenere la capacita' produttiva in linea con la crescita della domanda e per garantire che le imprese colgano in maniera efficiente le opportunita' disponibili..
Riforma della regolamentazione, servizi di pubblica utilita' e sviluppo delle imprese.
L'apertura dei mercati dei servizi di pubblica utilita' viene ancora vista in Italia piu' come un rischio che come un'effettiva opportunita'. Riforma della regolamentazione nei settori di mercato e concorrenza. Quello italiano e' un ambiente regolamentativo e istituzionale rigido e vincolante, che in molti casi influenza incentivi delle imprese a innovare e a modificare la struttura e la tipologia dell'offerta. (...) La diffusione di regole ingiustificatamente invadenti corrompe i rapporti tra stato e cittadini e genera un clima di generale sfiducia nella capacita' dello stato di applicare la legge senza favoritismi e senza interventi di natura clientelare. Strategie d'impresa e di concorrenza. In Italia il processo di privatizzazione e' ancora caratterizzato da perduranti lentezze ed e' accompagnato da strategie di acquisizioni e cessioni che, in qualche caso, finiscono per mettere in ombra l'obiettivo finale. (...)
Nel settore creditizio l'eccessiva diffidenza rispetto all'efficacia dei meccanismi di mercato sta in alcuni casi influenzando anche le stesse scelte di composizione degli organi di governo delle banche. Occorre invece riconoscere l'importanza che la dismissione degli enti creditizi riveste, non solo per consentire al sistema bancario italiano di conseguire i necessari miglioramenti di efficienza, ma anche per facilitare il programma di dismissioni delle altre imprese, impedendo che il controllo delle societa' privatizzate venga acquisito da banche pubbliche, riducendo cosi' la stessa efficacia dei processi di privatizzazione. (...)
I vincoli normativi e amministrativi che hanno per piu' di cinquant'anni limitato le possibilita' per le banche di farsi concorrenza nei diversi ambiti territoriali e nella prestazione dei diversi servizi (vincoli di specializzazione e limiti alla possibilita' di detenere partecipazioni in imprese) hanno contribuito, insieme alla proprieta' pubblica del sistema bancario, a rallentare l'adozione da parte degli operatori di un approccio impren ditoriale alla prestazione dei servizi finanziari.
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