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"Dall'ultimo miglio all'ultimo metro" Intervento del Presidente del Consiglio Giuliano Amato alla Prima conferenza del Forum permanente delle Comunicazioni. Roma, 14 febbraio 2001 Fonte: Sito Web della Presidenza del Consiglio dei Ministri (bozza non corretta) Sono contento di essere qui oggi e vi saluto tutti, sperando che possiate scusarmi se appaio in questa forma. Archeologia delle nuove tecnologie, perché in realtà la teleconferenza ha ancora delle movenze che ci fanno immaginare un futuro per le nuove tecnologie ancora lungo, in quanto non lo abbiamo ancora interamente conquistato, anche se i progressi intervenuti in questi ultimi anni sono di tale portata da farci pensare che, tra non molto, anche una teleconferenza avrà gli standard di una ripresa televisiva. Si era pensato, e penso lo crediate, che un oggetto privilegiato di un mio intervento in merito a questi vostri importanti lavori potesse riguardare quel versante del rapporto tra tecnologie, telecomunicazioni e democrazia che va sotto il nome di "democrazia elettronica", e cioè il sogno di "Atene" ripristinato a beneficio di ben più vaste Coorti di cittadini grazie alle tecnologie. E' un tema classico; è da anni che, in particolare, i miei colleghi di professione, i costituzionalisti, sottolineano le opportunità di un ritorno ad un modello "Atene" su larga scala, grazie alla possibilità di connettere in rete i cittadini, di vederli partecipi di discussioni e di stabilire un contatto diretto e immediato tra loro e i protagonisti usuali dell'attività politica. Vi dirò, invece, che parlerò poco in merito a questo argomento, dato che in coscienza non sono così convinto, oggi, che il contributo, a mio avviso fondamentale, delle nuove tecnologie e delle telecomunicazioni nei confronti della democrazia risieda in particolare nella cosiddetta partecipazione democratica allargata mediante l’utilizzo delle tecnologie nei processi politici. Credo che esistano a riguardo ancora incertezze, ambiguità e ambivalenze che mi portano ad esprimere opinioni non entusiastiche, ma critiche che tendono a porre l’attenzione sui rischi e sulle opportunità di questa svolta in atto. E’ sicuramente vero, difatti, che molte persone, più di quanto accadesse in passato, oggi discutono tra di loro attraverso la rete, ma la "democrazia elettronica", per come si presenta, ha troppe somiglianze con la democrazia dei sondaggi per farmi pensare che essa possa univocamente rappresentare un progresso di processi democratici che non abbia anche forte il rischio di una deriva dei processi populisti. Per farla breve, dato che non è di questo soprattutto che vorrei parlare, io vedo nei processi che si sono aperti in questo ambito il rischio che chi detiene la responsabilità di dirigere non diriga, che le istanze dei singoli Gruppi vengano immediatamente raccolte come oggetto privilegiato dell'azione politica, e che, quindi, vi sia non il partecipare di tutti agli affari collettivi, ma l'imporre da parte di ciascun Gruppo le proprie esigenze ad un ceto politico quotidianamente orientato dalle preferenze che emergono dai sondaggi. Uno dei maggiori progressi tecnici, intervenuti in questi anni, è quello che già sta consentendo ai membri del Congresso degli Stati Uniti di valutare in tempo reale le reazioni a ciò che è stato detto in Aula da parte del Collegio elettorale di provenienza, in modo da poter modificare l’indirizzo prescelto dai propri discorsi in funzione delle reazioni che provengono dal Collegio stesso. Vi rendete ben conto che questo crea una profilo di maggior legame tra elettore ed eletto, ma tende a riportare la situazione verso il clima e le condizioni dell'antico mandato imperativo, e questo non so quanto possa giovare alla democrazia. Ci sono episodi, che vedo ripetersi nel nostro Paese, che mi sembrano portare verso quella direzione, e non so, dal momento che sono convinto che democrazia è tutela degli interessi collettivi e non di interessi particolari, quanto siamo ancora in condizione di vedere in questo dei significativi passi avanti. Queste penso che possano apparire considerazioni conservatrici e, forse, lo sono. Nell’allargamento dei confini, per chi vive in confini ristretti, e nella moltiplicazione delle opportunità, da parte di chi di opportunità ne ha meno di altri, noto realmente un grande apporto alla democrazia delle nuove tecnologie. Questo lo stiamo vivendo già oggi. La capacità, insomma, che le tecnologie hanno di abbattere confini tra i mercati, e quindi, di consentire ad un'impresa, che non avrebbe altrimenti i mezzi per raggiungere mercati lontani, di farlo comunque e di poterlo fare con poche risorse, senza quei grandi investimenti che in passato erano necessari. Questo è un contributo alla democrazia economica. Tali tecnologie, inoltre, offrono la reale possibilità di abbattere i confini negli studi, un fenomeno che in Italia non ha ancora grande risonanza, dato che su questo siamo indietro; le grandi università americane, difatti, hanno ormai fior di corpi docenti attrezzati per l'insegnamento a distanza e, inoltre, hanno avviato interi corsi universitari destinati a studenti che non dovranno pagare le altissime tasse necessarie per entrare ad Harvard, usufruendo, tuttavia, del loro insegnamento. Questo è, indubbiamente, un formidabile contributo alla democrazia dato che mira alla parificazione delle opportunità tra chi ha 35.000 dollari l’anno da spendere in tasse universitarie e chi non li ha. Altro contributo che queste nuove tecnologie stanno apportando è quello teso all’abbattimento di fatto dei confini tra i Paesi sviluppati e Paesi sottosviluppati o tra aree sviluppate e aree sottosviluppate ai fini dell'assistenza sanitaria. La Banca Mondiale, difatti, ha avviato, da diverso tempo, esperimenti, che si stanno solidificando, che consentono di fornire assistenza sanitaria in villaggi africani attraverso medici che assistono pazienti dall'Europa o dagli Stati Uniti o, comunque, dai Paesi più sviluppati della Regione. Si possono, pertanto, offrire potenzialità che anni fa erano impensabili. Il vero apporto delle tecnologie alla democrazia e, quindi, all'eguaglianza tra gli esseri umani, alla lotta all'esclusione, alla possibilità di recupero di ritardi storici in altre condizioni irrecuperabili, io francamente lo noto più qui che non nel sogno di "Atene", che oggi equalizza soltanto, in fondo, gli elitari partecipanti alle discussioni che si tengono in rete. Il nostro Paese ha intrapreso questa strada da tempo. Avete giustamente apprezzato, l'ha fatto oggi da ultimo il Ministro Cardinale, di cui ho letto l'intervento, la dinamica concorrenziale che siamo riusciti ad attivare nei servizi di telecomunicazione. Questo non è un omaggio astratto pagato all'antitrust, ma significa nuovi servizi che si offrono, costi per altri operatori che si riducono e che consentono, quindi, un uso più diffuso delle telecomunicazioni da parte di giovani, di professionisti e di piccole imprese che fino a qualche anno fa erano esclusi da determinati servizi non raggiungibili per il prezzo di monopolio adottato. La diffusione della concorrenza è indubbiamente un dato importante, come fondamentale, del resto, è il lavoro correlativo, che si è cominciato ad adottare per promuovere la diffusione delle tecnologie informatiche nelle famiglie, nelle scuole e nel mondo delle imprese. C'è un dato che ancora impressiona, se leggiamo le statistiche: le imprese al di sopra di fatturati alti sono connesse con le nuove tecnologie in percentuali che arrivano al di sopra dell'80%, e più scende il fatturato, più scende la percentuale delle imprese connesse e, quindi, scende maggiormente la percentuale di coloro che sono partecipi del progresso nel nostro tempo. Uno degli impegni maggiori al quale abbiamo cominciato, proprio in questi mesi, ad adempiere, è quello di facilitare e incentivare la diffusione delle tecnologie tra le piccole imprese tanto destinandole risorse specifiche, quanto promuovendo in sede locale la formazione di portali che, fornendo loro dei servizi dedicati, le attirino dentro la rete. Proprio in queste settimane dovremmo essere in grado di distribuire concretamente, tra le varie locazioni già previste dalla Finanziaria, le risorse che il 10% dell'UMTS ci ha messo a disposizione. Io non sono tra quelli che rimpiangono l'ipotesi, non verificatasi, di una gigantesca torta di risorse provenienti dall'asta UMTS, credo che sia stata una follia raggiunta dal mercato finanziario quella degli atti inglesi e tedeschi; noi forse abbiamo preso qualcosa di meno di quel che ci aspettavamo, ma sarebbe stato un guaio per il mercato se avessimo preso molto di più. Abbiamo realizzato una cifra considerevole pari a 2.500 miliardi da destinare a determinate attività come previsto dalla Finanziaria. Dovremmo, pertanto, essere in grado, nelle prossime settimane, di farli pervenire al mondo della ricerca, al mondo della piccola impresa che ne è destinataria e, visto che il tema è di stagione, anche a chi, se ne è occupato proprio il Ministro Cardinale, si adopera in modo tale da realizzare antenne accettate e tecnologicamente provate, che poi permettano ad una quota rilevante delle nuove tecnologie di essere trasmesse via etere. Mi auguro che anche questo lavoro sia svolto con rapidità e senza incontrare troppi ostacoli. Mi è già capitato di affermare che gli italiani adorano le nuove tecnologie, ma per la sola parte equipment, come utilizzare il telefonino con tutte le sue varie apparecchiature, quali auricolari e via discorrendo; se si fa presente che i telefonini hanno bisogno anche delle antenne per funzionare, a quel punto si crea una specie di corto circuito. Dobbiamo deciderci: se amiamo l'equipment dobbiamo rendere possibile anche il suo funzionamento, offrendo il massimo di garanzia e di sicurezza e a questo ci penseranno le autorità competenti, ma dobbiamo fare in modo che queste tecnologie funzionino. E’, insomma, un Italia, mi auguro più matura e anche più potenzialmente egualitaria, quella che mediante queste tecnologie noi possiamo costruire. Quello che è bello, quello che è affascinante è che possiamo costruire anche un mondo migliore. L'Italia avrà quest'anno anche la responsabilità di ospitare il G8, e non è un caso che nei temi chiave del capitolo fondamentale del prossimo G8, inerente alla lotta alla povertà, ci sia l'eliminazione o almeno la riduzione del Digital Divide e quindi la diffusione nei Paesi e nelle economie emergenti delle nuove tecnologie.
Abbiamo insomma tra le mani una delle chiavi del futuro; è un futuro che in Italia, grazie al lavoro di molti di quelli che sono presenti al vostro convegno, è già cominciato e per questo vi ringrazio.
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