INTERVENTO AL SENATO
del Sen. Prof. Giuliano AMATO

(L'intervento segue le Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sugli sviluppi della situazione internazionale dopo gli attentati terroristici di New York e Washington dell'11 settembre 2001.)



28 settembre 2001




Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, dopo l'iniziale sbigottimento – e quale altro poteva essere il nostro sentimento subito dopo i fatti dell'11 settembre – è emersa, e ci auguriamo si rafforzi, in Europa e negli Stati Uniti una duplice consapevolezza.

La prima è quella della necessità di reagire a questi atti di terrorismo, colpire coloro che ne sono responsabili per impedire che si ripetano allo scopo di tutelare le nostre stesse libertà. Questo è indiscutibile, questo è vero: mai come in questi momenti ci si accorge di quanto sono fragilmente collegate tra di loro libertà e sicurezza; come grande parte delle libertà che ci caratterizzano vivano su una aspettativa di sicurezza che nutriamo ciascuno nei confronti dell'altro e nella cornice istituzionale nella quale viviamo.

Ci sono tanti sottili umori di veleno nelle nostre società che un ripetersi di attentati alla libertà potrebbe scatenare e tante libertà di cui molti hanno bisogno - a partire dalla libertà di manifestare - e che potrebbero essere le prime vittime di una crescita unilaterale del bisogno di sicurezza.

Dall'altra parte è necessario costruire la reazione in modo da contrastare questi che sono gli effetti su di noi dell'azione terroristica, ma in modo da contrastare anche quella che ne è la finalità che non è questa, non è colpire noi. La finalità di quest'azione infatti non è impadronirsi della Casa Bianca o privare noi delle nostre libertà; la finalità è conquistare il mondo islamico alla lotta contro la modernizzazione, la laicità e l'integrazione culturale che è in atto da parte dei più illuminati di ogni parte del mondo.

Quindi i veri nemici dei terroristi non siamo noi, ma l'eredità che rimane della laicizzazione fatta da Ataturk; è il presidente Kathami con i suoi riformisti; sono i bosniaci che vengono a studiare in Italia e che vogliono continuare a farlo; sono i palestinesi che vogliono la pace, sono le donne afghane che chiedono il diritto di esistere; sono i professori che nelle scuole di quei Paesi insegnano i nostri testi insieme a quelli islamici; sono i religiosi che frequentano gli incontri di Sant'Egidio e lì si scambiano con gli appartenenti ad altre religioni il senso di una ricerca comune della pace.

Si ritrovano, insomma, le ragioni di un'azione militare, di una forte lotta anche sul terreno finanziario, di politiche volte all'apertura e all'integrazione.

Ci si chiede, signor Presidente, come giustamente è stato scritto, di saper capire, di saper distinguere in tutti i mondi, di sapere che superiore non è questa o quella società nei suoi tratti originari, ma quella società che si sa aprire, che si sa integrare, che si sa arricchire dei contributi degli altri e che sa arricchire gli altri dei propri contributi. E' così che sono diventati universali i valori dei diritti umani ed è così che noi stessi, società europea, siamo diventati una società libera. Se secoli fa ci fossimo chiusi nei nostri valori, oggi forse trionferebbe l'intolleranza e non la libertà sul continente europeo.

Sono contento – lo dico con sincerità perché ho temuto – che il Presidente Bush abbia impostato con equilibrio l'azione degli alleati statunitensi. Sono contento che, perciò, abbia posto come prima delle sue priorità quella di costruire e salvaguardare una coalizione, la più ampia possibile. E guai a qualunque evento che metta in discussione questa coalizione così larga, che include larga parte del mondo arabo! Sono contento di averlo visto in una moschea pochi giorni dopo i fatti dell'11 settembre; sono contento che abbia detto che un cittadino americano musulmano è, davanti alla bandiera degli Stati Uniti, ciò che è lui, Presidente degli stessi Stati Uniti.

Mi auguro che si continui così; mi auguro che l'Italia e l'Europa continuino così; mi auguro – nei prossimi giorni – di sapere più di quanto finora ho saputo sul contributo che l'Italia intende fornire all'azione dell'Europa e degli Stati Uniti su questo terreno. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U)

Pochi anni fa si era sparsa tra di noi la felice illusione che un ordine mondiale stesse nascendo da solo, che la democrazia ed una economia di mercato potessero naturalmente darci un mondo di benessere e senza conflitti. Abbiamo imparato che non è così; le tendenze naturali del mondo e dell'economia globalizzata portano verso il disordine internazionale, con gravi rischi di conflitti. Tocca a noi lavorare attivamente perché ad un ordine giusto si arrivi: e voglio vivere in un Paese che possa essere protagonista di questo ordine giusto. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Aut, Misto-SDI, Misto-Com, FI, AN, CCD-CDU:BF e Misto–PRI. Congratulazioni)




Resoconto stenografico della seduta n. 046 del 28/09/2001
Fonte: Sito Web del Senato della Repubblica






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