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INTERVENTO AL SENATO del Sen. Prof. Giuliano AMATO [Dibattito sulle riforme istituzionali e del Regolamento del Senato] 21 gennaio 2003
La storia dell'Italia post-unitaria ha evidenziato l'assenza di un solido tessuto di classi medie sulla cui capacità integrativa e sulla cui identità culturale e valoriale tutte le democrazie industriali avanzate hanno fondato la fisiologia dell'alternanza politica.
La frattura culturale e sociale tra élite dirigenti e masse popolari che ne derivò, accentuata nella prima parte del secolo scorso dal radicalizzarsi dei conflitti di classe, condusse, dopo il fascismo, alle scelte istituzionali della Costituente contro il presidenzialismo, per il sistema elettorale proporzionale, a favore di un modello istituzionale che senza squilibri ha favorito i processi di modernizzazione e trasformazione sociale ed ha reso possibili forme sempre più ampie di legittimazione reciproca. Questo nuovo stato di cose e la consapevolezza della necessità di riforme sul terreno della governabilità hanno determinato la convergenza su una forma di governo bipolare e su un sistema elettorale di impianto indiscutibilmente maggioritario. Il terremoto politico che ha colpito l'Italia nei primi anni '90 ha messo in crisi il sistema politico che aveva gradualmente chiuso la vecchia frattura offrendo nuovi schieramenti che sono tornati a radicalizzare le ragioni della reciproca opposizione e a disconoscersi a vicenda: paradossalmente, l'Italia sta affrontando i problemi istituzionali del futuro dopo essere ricaduta in quelli del passato. Alla luce di tali considerazioni, per non esasperare ulteriormente i conflitti e per salvaguardare il principio dell'alternanza, occorre porsi il problema della democrazia in una società nella quale il potere democratico rischia di essere soverchiato da quelli economico e mediatico. Per tali ragioni appare controproducente ogni proposta di elezione diretta dei più alti organi di Governo: l'Esecutivo dev'essere in grado di rispondere alle domande sociali ma in un quadro di contropoteri di garanzia. Lo strumento migliore per affrontare questi temi potrebbe essere proprio quello di una Convenzione, che potrebbe essere istituita da una semplice risoluzione bicamerale, potrebbe includere parlamentari e rappresentanti delle autonomie e delle forze sociali ed offrire le conclusioni del suo lavoro al Parlamento che le affronterebbe con le ordinarie procedure di revisione costituzionale. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U e Mar-DL-U. Molte congratulazioni).
Resoconto stenografico della seduta n. 311 del 21/01/2003 (XIV LEGISLATURA) Fonte: Sito Web del Senato della Repubblica (www.senato.it) top |
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