|

«Abbiamo applaudito Martino
Ma la guerra resta un errore»
di Massimo Franco
13 novembre 2003
«Dopo il discorso del ministro della Difesa, Antonio Martino, abbiamo applaudito anche noi dell’opposizione: non tutti, ma abbiamo battuto le mani. E ci siamo alzati in piedi in segno di rispetto per i nostri soldati e civili morti in Iraq. Oggi è il giorno della compostezza e della compattezza delle forze politiche davanti a questa tragedia. Domani? Di domani preferisco non parlare».
E’ il tardo pomeriggio del 12 novembre più funesto della storia militare italiana nei cinquantasette anni di Repubblica. E il senatore Giuliano Amato, 65 anni, torinese, socialista, per due volte capo del governo, attualmente vicepresidente della Convenzione intergovernativa incaricata di redarre il nuovo trattato costituzionale europeo, non se la sente di rompere questa tregua tacita. Magari, la riconciliazione durerà soltanto una manciata di ore. E somiglia tanto alle calme piatte che precedono i maremoti. Già si indovina qualche brutta increspatura, soprattutto a sinistra. Eppure, le notizie e le immagini della strage a Nassiriya, nel sud dell’Iraq, hanno fatto il piccolo grande miracolo di aprire una parentesi di legittimazione reciproca fra due schieramenti litigiosi fino all’insulto. Amato è a Palazzo Madama, sta seguendo il dibattito in aula. Sa che Carlo Azeglio Ciampi è partito dall’Italia per la sua visita ufficiale di sette giorni negli Stati Uniti, pronunciando parole di fiducia. «Lascio» ha detto ieri il capo dello Stato «un Paese forte e unito». Amato è convinto che non vada smentito.
Il problema, presidente, è se al suo ritorno Ciampi troverà ancora un’Italia unita.
«Non lo so, e non voglio pensarci. Aprire una disputa politica adesso, significherebbe fare il contrario di quanto abbiamo deciso oggi (ieri, ndr ) in Parlamento. Sappiamo tutti che la guerra in Iraq pone un problema politico. Mi sembra che alla Camera, il presidente dei Ds, Massimo D’Alema, l’abbia spiegato in modo chiaro. Ma abbiamo deciso tutti insieme che affronteremo la questione al momento e nei modi opportuni. Oggi occorre mantenere soprattutto compostezza e unità, per rispetto verso quegli italiani che sono stati uccisi dai terroristi».
E’ per questo che ha applaudito il discorso del ministro Martino?
«Nelle file dell’opposizione abbiamo applaudito in molti, anche se non tutti. E ci siamo alzati in piedi. Fatta questa premessa, se mi dovessi mettere a parlare del conflitto in Iraq, non potrei che ripetere cose già dette. E cioè che la guerra contro il regime di Saddam Hussein si è rivelata un errore, nel momento in cui è stata decisa dagli Stati Uniti senza una valutazione approfondita dei problemi che si sarebbero presentati nel dopoguerra, nella costruzione della pace».
Secondo lei non si è valutato fino in fondo la possibile trappola tesa dietro una vittoria così facile e repentina degli alleati angloamericani?
«Non è stata fatta una valutazione di quanto fosse governabile o meno l’Iraq del dopo-Saddam Hussein. La tesi che circola, e sulla quale di certo non siamo noi che possiamo scavare a fondo, è che il dittatore iracheno decise fin dall’inizio di sottrarre il proprio esercito ad una guerra in campo aperto contro Stati Uniti e Gran Bretagna. Se è vera, è chiaro che quell’esercito si è dileguato, per ricomparire con la guerriglia e il terrorismo. E’ la stessa tecnica che usarono i sovietici con le armate di Napoleone due secoli fa, e con i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. E poi, ho l’impressione che nell’ultima fase possano essere entrati in Iraq anche elementi di Al Qaeda».
Presidente Amato, lei non vuole parlare dei contrasti che rischiano di scatenarsi fra governo e opposizione in Italia.. Ma ammetterà che questa quiete somiglia molto a quella che precede una tempesta.
«Può essere. Ma francamente, non lo so . E poi, non voglio rompere l’immagine di composta unità delle forze politiche che il Parlamento ha deciso di darsi. E che spero anche i giornali di domani (oggi, ndr ) riescano a riflettere e trasmettere al Paese».
In realtà, proprio una parte dell’opposizione, quella di Rifondazione comunista, della minoranza dei Democratici di sinistra, dei Verdi, questo patto tacito sembra non averlo rispettato, presidente.
«Non voglio rispondere, altrimenti ricaschiamo nel giochetto che intendo evitare. Lo ripeto: non è il momento delle dispute politiche. Non oggi».
top
|