• Intervista

la Repubblica

"Più sinistra nel programma per cementare l´Unione". L´ex premier davanti a Bancopoli: "Non è il potere giudiziario che si autodilata, è che non funzionano mai i filtri preventivi"

Amato: "Questo scandalo è una sconfitta della politica"

Intervista a Giuliano Amato
di MASSIMO GIANNINI

16 dicembre 2005


bankitalia paralizzata: Da Bankitalia ci aspettavamo il massimo di severità. Ha gli uomini più specializzati. Ma le scelte di Fazio l´hanno paralizzata
maggioritario: Nella prossima legislatura dovremo rapidamente ritornare al maggioritario
fesseria: La riforma elettorale è una fesseria. Invece si è discusso quasi solo della sua incostituzionalità
riformisti: Io amo chiamare 'partito dei riformisti´ quello che vogliamo far nascere. Però non mi formalizzo
centrismo: Le tentazioni di ricreare il centro sono fortissime. L´antidoto è proprio il 'partito dei riformisti
bertinotti apprezzabile: Il leader di Rifondazione si mostra prudente e flessibile. Lo apprezzo. Ma non reggerebbe oltre limiti che la sua parte ritiene intollerabili


ROMA — Presidente Amato, dopo Tangentopoli siamo arrivati a Bancopoli. Ma il tema sembra sempre lo stesso. Il nodo tra politica e affari. E la magistratura che lo taglia senza pietà. Lei come la vede?
«Il Paese vive un nuovo e drammatico capitolo giudiziario. Ma ora è inutile lamentare il fatto che i problemi in Italia si risolvano sempre per via giudiziaria. Mai è stato così chiaro che ciò accade non per autodilatazione del potere giudiziario, ma per manifesta insufficienza dei filtri che dovrebbero operare prima dell´intervento del giudice. Che il giudice penale sia l´ultima istanza è un aspetto essenziale di ogni stato di diritto. Ma che sia regolarmente la prima e l´ultima, se non addirittura l´unica istanza, è la prova di una grave disfunzione. Cirio, Parmalat, Bpi: tre casi in cui si sono manifestate macroscopiche devianze che dovevano essere segnalate da sindaci, revisori, organi pubblici di vigilanza».

Antonio Fazio si è rivelato alla fine l´anello più debole della catena dei controlli. È così?
«La Banca d´Italia è il filtro dal quale avevamo ragione di aspettarci il massimo della severità, anche perché ha il personale più specializzato e i poteri ispettivi più penetranti. Ma le scelte del governatore l´hanno paralizzata».

Questa non è anche una sconfitta della politica, che non ha saputo evitare il ripetersi della stagione degli scandali?
«Sì, purtroppo è anche questo. A distanza di mesi dalla presentazione del disegno di legge sulla tutela del risparmio, siamo qui a chiederci se si farà in tempo ad approvarlo entro la fine della legislatura oppure no. La mia speranza è che si approfitti almeno della procedura avviata dalla Ue per riprendere in mano questa riforma. In caso contrario, il primo parlamentare che apre bocca contro i cosiddetti Poteri Forti si ricordi che incarna un potere che ha scientemente e colpevolmente ha voluto essere debole».

C´è un altro problema: Consorte. Lei già espresse dubbi sulla scalata all´Unipol e sulle reazioni dei Ds. Oggi che cosa può aggiungere?
«Nulla. Non ritengo utile aggiungere altro. È vero che repetita juvant, ma oggi il clima favorisce più i veleni, da cui giustamente ci si difende, che le opportune riflessioni».

Non sia reticente.
«Non lo sono affatto. È che non vorrei che spendessimo questo fine d´anno tra i veleni, e ci dimenticassimo gli impegni veri che ci aspettano con l´anno nuovo. Sarebbe un altro segno di inammissibile debolezza del Paese. C´è una scadenza importantissima, e io vorrei che impiegassimo i prossimi mesi che ci separano dalle elezioni a spiegare agli italiani come intendiamo risolvere i loro grandi problemi. A questo proposito, constato con piacere che è finita l´accusa al centrosinistra di non avere un programma. Anzi, adesso lo si critica addirittura per eccesso di "programmismo". Comunque, ora è giusto che tante proposte vengano ricondotte a un messaggio chiaro da lanciare agli italiani».

E quale sarebbe questo messaggio?
«Agli italiani andrà detto che abbiamo davanti una situazione molto difficile. Dovremo far convivere le ragioni del risanamento finanziario e quelle della crescita economica. Non sarà facile. Non avremo i margini che ebbe il governo Amato del ´92, che potè ridurre in modo drastico una spesa pubblica allora sovrabbondante. E se anche oggi avessimo quei margini non potremmo usarli, perché uccideremmo le prospettive di crescita».

Quindi?
«Quindi dovremo agire insieme sui due pedali, risanamento e crescita. Nella nostra alleanza ci sono inoltre anime e sensibilità diverse. C´è chi è più attento alle liberalizzazioni e chi è più sensibile alla tutela dei deboli. Servirà una politica economica equilibrata anche su questi due versanti. Servirà perciò restituire fiducia a reinvestire sul futuro del Paese, ma servirà non meno che a chi ha sofferto di più in questi anni la perdita di capacità d´acquisto siano date ragioni per ritrovare nei suoi redditi quanto serve a vivere dignitosamente, senza più inseguire lavori estemporanei e prezzi crescenti. È un equilibrio essenziale per la ripresa, ma anche per la futura tenuta politica del centrosinistra».

La metto giù in modo brutale: lei sta dicendo che servirà soprattutto un programma di sinistra, più che di centro? La sua preoccupazione è che Bertinotti riapra una crisi?
«Bertinotti si sta comportando con grande prudenza e apprezzabile flessibilità. Ma lui stesso non potrebbe reggere oltre limiti che la parte che lui rappresenta dovesse ritenere intollerabili. C´è chi aspetta solo che ciò accada, per rimettere in discussione il bipolarismo. E purtroppo la legge elettorale appena approvata dal Parlamento apre la strada agli scenari più diversi».

È «incostituzionale e antipatriottica», come dice Prodi?
«Vede, il gravissimo difetto di questa legge è che rende comunque esigua la maggioranza del vincitore al Senato, chiunque esso sia. Tutti sanno che questo effetto è dovuto a un premio di maggioranza conferito a chi avrà avuto più voti in ogni regione. E´ stata una scelta assolutamente irrazionale e disfunzionale. Ma con una sorta di perversione giuridicista, si è discusso solo se era incostituzionale oppure no. Ma ammettiamo pure che non lo sia. Basta questo, a un Parlamento serio, per approvare una simile fesseria? E le fesserie devono essere per forza incostituzionali, per non essere fatte?».

Non è un caso se il centrodestra ha voluto così...
«Anche per il meno partigiano degli osservatori è ovvio pensare che questa sia stata la scelta di chi sa di perdere, e non ha alcun interesse alla governabilità, ma punta solo a creare difficoltà all´avversario».

Anche lei è convinto che, se vincerete le elezioni, dovrete cambiarla subito e tornare al maggioritario?
«Sì, io ritengo che nella prossima legislatura sia opportuno tornare il più rapidamente possibile a una legge elettorale di stampo maggioritario. Ma in ogni caso sono convinto che la nostra capacità politica di stare uniti dentro l´alleanza sarà la garanzia migliore per la tenuta del bipolarismo. Le strade da seguire sono due. La prima, come ho già accennato, è un risanamento fortemente incardinato intorno all´equità sociale. La seconda è la creazione, dentro il centrosinistra, di quel nucleo forte che dovrà essere il partito dei riformisti...».

Alt, la fermo subito. Se parla di «partito dei riformisti» stia sicuro che nella Margherita qualcuno si offende.
«Senta, io tendo a chiamarlo così, da vecchio socialista che si è abituato a distinguere la sinistra tra riformisti e massimalisti. Ma non mi formalizzo sui nomi. Chiamiamolo pure partito democratico. L´importante è che abbia dentro di sé le radici storiche del riformismo socialista e di quello cattolico, e che proietti il potenziale di questa raggiunta fusione sui grandi temi del secolo che dobbiamo vivere».

Mi corregga se sbaglio: quando dice che con il ritorno al proporzionale il bipolarismo è minacciato, e che c´è chi aspetta solo che il futuro governo si spacchi, lei paventa la riaggregazione di un terzo polo centrista. Ho capito bene?
«Sì, ha capito bene. Nel centrodestra molti lo danno per scontato. Si dice che stia franando soprattutto Forza Italia. E se finendo all´opposizione Berlusconi perdesse la voglia di fare politica, allora è prevedibile che la frana diventi una slavina. È esattamente in questa prospettiva, mi pare, che ci si sta muovendo nell´area centrale del centrodestra. Proprio per questo è fondamentale la nascita del partito dei riformisti. Sarà un antidoto formidabile contro le irresistibili tentazioni di tornare al centrismo».

Un antidoto per la Margherita, oltre che per Mastella.
«Io confido che del partito che deve nascere faccia parte anche l´Udeur. Mastella aspira giustamente a una sua riconoscibilità. Ha dimostrato in mille modi di stare sì alla frontiera, ma da questa parte del campo».

Ma nella prossima legislatura, secondo lei, sarà possibile per un governo di centrosinistra ritentare la via delle riforme bipartisan?
«Sui temi istituzionali questa via andrà imboccata per forza. Noi abbiamo già stabilito che, se vinceremo le elezioni, cambieremo la procedura delle leggi di revisione costituzionale e imporremo la maggioranza dei due terzi per qualunque modifica della Costituzione. Questo potrebbe essere il primo passo per ricucire i rapporti politici, all´insegna della condivisione dell´essenziale in una buona democrazia. Mi auguro davvero che il centrosinistra inauguri un sistema bipolare in cui i due schieramenti la finiscano di avvicendarsi nei ruoli di Caino e Abele. Per tutta la legislatura la maggioranza del Polo ha difeso i suoi errori indicando quelli veri o presunti di chi l´aveva preceduta. Non conviene a nessuno continuare con questo gioco al massacro».

Lei, da questo punto di vista, è sul banco degli imputati. Berlusconi dice di aver ereditato proprio dal suo governo, nel 2001, un buco colossale: oltre il 3% del Pil.
«Con rinnovata pazienza, potrei dimostrare che ciò non è vero. Ma ammettiamo pure che fosse così. Nel 2001 c´era anche un avanzo primario che sfiorava il 5% del Pil. Oggi l´indebitamento è intorno al 4,5%, cioè un punto e mezzo in più del fantomatico "buco". E l´avanzo primario è prossimo allo zero. Questo vuol dire che in 5 anni di legislatura se ne sono andati 5,5 punti di Pil. Una cifra enorme. La prossima legislatura riparte da qui. E allora, chiudiamo il capitolo dell´io rinfaccio a te, tu rinfacci a me. Preoccupiamoci di ridare una chance al Paese. In questi ultimi mesi, purtroppo, al G8 hanno cominciato a guardarci con l´aria di chi chiede: "Che ci fai tu, qui?". Così non si può andare avanti. Gli italiani non meritano di fare la parte dei "portoghesi" seduti al tavolo dei Grandi».





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