La base giuridica «è quella che la Commissione ha sempre avuto e che ormai da tempo era stata ritenuta inadeguata. Non a caso si era deciso di dotare l'Europa di una nuova Costituzione che doveva servire, tra le altre cose, anche rafforzare la stessa Commissione». Giuliano Amato è stato vice-presidente della Convenzione per l'Europa, l'organismo che ha elaborato il testo della Costituzione europea poi bocciati nei referendum francese e danese. A suo dire non è sufficiente far riferimento alle debolezza dei trattati e delle regole per spiegare l'attuale impasse degli uomini di Bruxelles.
Però il giudizio del panel organizzato da Corriere Economia per valutare l'operato dei singoli commissari è stato particolarmente severo.
«Se vogliamo essere equanimi dobbiamo però tener conto del fatto che questa Commissione esercita le sue funzioni in un momento che più difficile non poteva essere. Innanzitutto va ricordato il passaggio degli Stati membri da 15 a 25. Già nell'ultima fase della sua presidenza Romano Prodi aveva dovuto affrontare il problema legato all'aumento del numero dei commissari ma, visto che era al termine del mandato, non gli era stato possibile procedere alla necessaria riorganizzazione».
Poi la bocciatura della Costituzione ha rappresentato un ulteriore fattore di indebolimento..
«È più che evidente. E aggiungo un'altra considerazione che non va sottovalutata. La Commissione ha iniziato il suo lavoro mentre ferveva il negoziato tra i Paesi membri sul budget 2007-2013. Si sa che, tradizionalmente, quello è il momento in cui gli egoismi degli Stati arrivano al loro punto più alto e il lavoro della Commissione si fa più difficile. Tutto va nel tritacarne del negoziato. L'insieme dei motivi che ho ricordato ha fatto sì che il lavoro della Commissione non sia riuscita ad andare oltre l'ordinaria amministrazione».
Non ci possiamo però rassegnare all'ordinario. Anzi proprio a causa della bocciatura della Costituzione c'è bisogno di un contraltare rappresentato da una maggiore efficacia e incisività delle politiche di riforma. Da dove si deve ripartire?
«Forse proprio dall'idea di Romano Prodi che pensava di governare l'allargamento della Ue e il conseguente ampliamento del numero dei commissari creando una sorta di Commissione a due livelli. La soluzione Prodi che si basava su una gerarchia di fatto tra i commissari forse è l'unica che, a composizione allargata, evita la balcanizzazione delle competenze. A Hong Kong nell'ultimo Doha Round gli osservatori internazionali sono rimasti impressionati da una scena che si ripeteva tutte le mattine. Peter Mandelson all'ora del breakfast riuniva i 25 ministri dei vari Paesi per concertare con loro ciò che avrebbe dovuto dire poi nella seduta plenaria del Wto. È chiaro che in queste condizioni è difficile elaborare delle proposte e di conseguenza è arduo per la Commissione ritornare ad essere trainante».
Su quali temi il peso della Commissione è stato al di sotto delle necessità?
«Penso sicuramente all'energia, è appena uscito il Libro Verde ma qualche battuta dall'estate ad oggi è andata persa. Penso all'evoluzione del Patto di stabilità e al suo legame con le politiche di sviluppo. La rilettura di Maastricht non deve essere il mero alibi per allargare dei margini di tolleranza ma deve essere collegata all'avvio di riforme strutturali. Più in generale ho l'impressione che la Commissione non abbia nelle sue mani tutti i tasti che dovrebbero essere usati per far ripartire la crescita in Europa. Gli Stati avrebbero bisogno di una Commissione più propulsiva e ne trarrebbero giovamento essi stessi. Pensi all'Italia e al rilancio delle liberalizzazioni: l'Europa potrebbe far molto e purtroppo non la si sente. Aggiunga che si era decisa una pausa di riflessione per le opportune decisioni sul rilancio delle scelte istituzionali, il dopo-Costituzione per capirci, beh c'è stata la pausa ma ognuno ha riflettuto per conto suo. La conseguenza è che Bruxelles appare come una macchina che va avanti quasi per inerzia».
Con una Commissione la cui autorevolezza è ai minimi storici.
«È in calo anche perché non c'è sufficiente sponda da parte degli Stati. Siamo sprovvisti di una vera leadership politica europea. Pensi che il leader politico a cui la Ue si è affidata nell'ultimo periodo è stato Tony Blair che quanto ad europeismo non è stato tradizionalmente il più vibrante. Oggi ci si aspetta molto dalla Germania e il nuovo cancelliere emerge per la freschezza della sua visione politica. Ci sarà un nuovo governo in Italia e un esecutivo di centro-sinistra potrà affiancare la Germania nel rilancio dell'Europa. Anche la Francia poi avrà una nuova leadership. Tutti questi fattori dovrebbero far circolare più sangue e la Commissione sicuramente se ne dovrebbe avvantaggiare. Magari anche grazie a qualche trasfusione».