Intervento del Presidente del Consiglio Giuliano Amato al convegno organizzato dal FORUM P.A. 2000

«L'Italia nella eEurope:
le Pubbliche Amministrazioni nella rivoluzione digitale»

Roma, 8 maggio 2000


Vi ringrazio, non tanto e non soltanto per avermi invitato – il Presidente del Consiglio normalmente viene invitato a queste manifestazioni – quanto per aver organizzato, anche quest'anno e su questo tema, questo forum.

A questa manifestazione ho già partecipato in passato in altre vesti e, per la verità, anche senza alcuna veste (non è che sia venuto ignudo). Vi ho partecipato per l'interesse che avevo e per la constatazione dell'importanza crescente che questa iniziativa ha avuto nel mettere insieme, nel far vedere, nel far conoscere e anche nel far discutere insieme, tra persone che vivono a livelli diversi la vita dell'amministrazione, i miglioramenti indubbi che stanno intervenendo nell'organizzazione dei nostri apparati (nazionali, regionali e locali) e nei rapporti di questi con i cittadini.

Quest'anno il tema – a mio avviso giustamente – è quello della digitalizzazione e, quindi, dei miglioramenti che attraverso la stessa si possono ottenere nel nostro lavoro. La prima cosa che vorrei sottolineare è che tutti ci convinciamo, noi che lavoriamo dentro lo Stato, dentro la Regione o dentro l'Ente locale, dell'utilità di tutto questo. Il mondo sta cambiando molto e questa utilità si sta rendendo palese a diversi di noi. Devo dire, tuttavia, che è un dato di fatto che quelli della mia generazione o di quelle non più giovani in qualche modo ancora adesso tendono a considerare più come un abbellimento che non come un cambiamento di sostanza quello che può derivare dall'uso di questi aggeggi che oggi tutti abbiamo intorno. Tant’è vero che ci capita più volte di avviarne l'utilizzazione e di lasciarla a metà proprio perché non siamo convinti fino in fondo delle utilità che ne derivano.

Ricordo che l'anno scorso eravamo in un posto qui vicino, alla Cassa depositi e prestiti, dove si stava discutendo di questi temi. In quell’occasione, una delle cose che mi ha colpito di più che Maria Teresa Salvemini fece emergere dell'incompiuta nella quale lei stessa si trovava con la Cassa depositi e prestiti, era di aver costruito un sistema informatico attraverso il quale era in condizioni di ricostruire minuto per minuto i pagamenti richiesti e quelli conseguentemente disposti per i mutui degli Enti locali (in entrata e in uscita, quindi sia le erogazioni della Cassa sia i ritorni). Di conseguenza, i mandati per i Comuni venivano costruiti in pochi secondi, a quel punto. Avveniva, però, che quei mandati venivano spediti per posta ai Comuni stessi, con il risultato che – nonostante l'eccellente lavoro che sta facendo Passera per le Poste – buona parte del tempo che si guadagnava veniva annullato in questo modo, non essendovi, in più casi, alcuna difficoltà a fare un'altra "cliccata" e a far avere direttamente il mandato al Comune, che molte volte era in condizioni di riceverlo.

Ci rendiamo conto, quindi, che ci sono dei passaggi che ancora non abbiamo fatto. E siamo noi a non averli ancora fatti, non perché le tecnologie insufficienti ci impediscono di farli. Io stesso ho lasciato al Tesoro un’incompiuta, che tuttavia sono convinto procederà rapidamente, che fa capire quanto possiamo guadagnare attraverso questa nuova strumentazione. L’incompiuta riguarda l'attuazione di una norma dell'ultima finanziaria, in virtù della quale possiamo organizzare gli acquisti, in primo luogo di beni ma anche di servizi, della pubblica amministrazione, in particolare i più standardizzati, mettendo on line i fornitori che hanno caratteristiche adeguate.

Si consente così a ciascuna amministrazione di procedere, nel momento in cui le serve, all'acquisto, vedendo on line qual è l'offerta migliore, in termini di qualità e di prezzo, in quel momento, che proviene da quella cerchia di fornitori che si è candidata a servirci. In questo modo si guadagnano fior di miliardi: si fa prima e si fa meglio. Questo lo possiamo fare esclusivamente con quel metodo, un metodo che molti italiani hanno cominciato ad applicare a se stessi, saltando l’intermediario finanziario e comprando e vendendo titoli on line. Mi dicevano ieri alcuni dirigenti di banca che, in genere, sono i piccoli risparmiatori a fare in questo modo. Il piccolo risparmiatore, avendo un paio d'ore di tempo libero, fermo in un posto guarda e decide di vendere e di comprare nel momento in cui i prezzi gli appaiono più convenienti.

Dobbiamo estendere alla pubblica amministrazione questo semplice modo di risparmiare e di guadagnare. Questo fa capire come per le pubbliche amministrazioni in quanto tali ci sia uno straordinario beneficio nell'uso di questi metodi. Per usare il linguaggio che usano i privati, in tema di tecnologie questo è il nostro business to business. Ovviamente, lo spazio enorme che abbiamo davanti – e che, devo dire, i Comuni prima ancora dello Stato hanno saputo occupare attraverso sperimentazioni diverse – è quello del business to consumer, ovvero l'utente dei nostri servizi rispetto ai nostri apparati. Qui davvero si vede quanto sia vera quell’Italia delle 100 città che tanto piace al mio amico De Rita, quanto lo sia stata ai tempi dei gonfaloni e quanto lo sia ancora oggi ai tempi dei computer.

Sapete quando io personalmente ho conosciuto il lavoro dei Comuni in questo settore? Quando una mia giovane amica, che nel frattempo era diventata assessore all'innovazione al Comune di Prato, mi presentò il manoscritto di un suo libretto, che è uscito due anni fa – "Dalla parte del cittadino" –, chiedendomi di scrivere la prefazione. Da quel libretto ho imparato un sacco di cose, che lei, come assessore di un Comune italiano, aveva già cominciato a fare con grande efficacia, con grandissimo successo, non soltanto verso i cittadini, ma anche verso gli stessi venditori di tecnologie.

Una delle parti che mi sono rimaste impresse di quel libro – lo dico a tutti quelli che devono acquistare tecnologie o imparare software e fare formazione – è un passaggio in cui l’autrice racconta dell'arrivo di questi giovanotti vestiti all'inglese, con una borsetta da executive, che spesso raccontano balle a non finire e pretendono di essere pagati per farlo solo perché usano parole inglesi (il che non sempre è segno che ci si trova di fronte a un esperto di nuove tecnologie). Vedete, quindi, come un giovane assessore di un Comune era già arrivato a quello stadio di maturazione che segue l'entusiasmo dei neofiti e che consente di capire se quello che ho davanti è uno che ne sa davvero più di me oppure se è uno che ne sa meno di me. Questo è un caveat che va tenuto presente.

È certo, però, che questa esperienza, che è partita in primo luogo dai Comuni, ha subito incontrato un bisogno dei cittadini che era chiaramente insoddisfatto, quello di un’informazione che evidentemente fino ad ora era stata inadeguata sui servizi di cui si può disporre, sugli eventi che accadono, e così via. Se guardate allo svolgimento della vicenda, vedrete infatti che la sua prima fase ha visto un miglioramento proprio dell’informazione. Il cittadino che non sa esattamente, quando arriva in comune, a chi rivolgersi oppure ha il problema di andare in comune, di fare la fila, di non farla allo sportello sbagliato, di non perdere tempo (per chi ha da lavorare, da andare a prendere i bambini all'asilo, e così via), e comunque ha bisogno di quell’informazione, se la può prendere da casa. Questo è un progresso gigantesco: io ho un bisogno e stando a casa riesco ad avere la mappa delle possibili soddisfazioni dei miei bisogni. Quindi, c'era chiaramente una domanda repressa che, attraverso l'informatizzazione, i Comuni hanno saputo soddisfare prima e meglio dello Stato. Noi Stato siamo arrivati dopo, in realtà, e abbiamo cominciato a cercare di costruire la stessa cosa.

Franco Bassanini probabilmente ha tanti motivi per passare alla storia, ma questo è uno dei motivi che davvero rende solido questo suo passaggio alla storia: la sua attenzione non tanto e non soltanto alla riforma amministrativa in genere, ma all'e-government, che è ciò che della riforma dell'amministrazione può costituire lo scheletro e il motore per tutti gli anni a venire. Il passaggio all'e-government è un passaggio qualitativamente innovativo. Noi, che pure abbiamo cominciato a rendere un servizio così importante ai cittadini, fornendo loro quell'informazione che prima non sapevano come, dove e in quale tempo trovare, dall'informazione ora dobbiamo passare al servizio. L'e-government è questo: non è l'e-information, è il servizio che passa attraverso la rete e che è in condizioni, per questo, di raggiungere il cittadino allo stesso modo in cui lo raggiunge l'informazione, naturalmente entro certi limiti. È chiaro, infatti, che se uno ha bisogno di togliersi l'appendice o le tonsille, ho paura che nemmeno Bassanini riuscirebbe a operarlo per e-mail.

Non dimentichiamo mai che le cose virtuali con la "e" devono trovare un punto di incontro con le cose reali senza la " e", altrimenti il mondo diventerebbe assurdo. In effetti, però, anche una parte di questo si può realizzare. Penso a quale gigantesco progresso può fare oggi, grazie a queste tecnologie, la medicina, la stessa chirurgia. Penso, ad esempio, alla possibilità di collocare in un’unica banca dati tutte le diagnosi convergenti relative a una data sintomatologia e di rendere questa banca dati accessibile a ogni medico. Il medico che per la prima volta ha di fronte a sé quella sintomatologia e non sa come interpretarla viene, quindi, messo in condizioni – lui, singolo medico, magari con l'esperienza di pochi anni, che quindi poche volte ha avuto l'opportunità di vedere quei sintomi – di avere in realtà tutta l'esperienza di tutti i medici del mondo, che gli suggerisce come leggere quei sintomi, quindi come intervenire in modo appropriato su quel paziente.

Si tratta di una possibilità enorme. Gli italiani, tra l’altro, sono stati tra i primi a renderla operativa: uno dei primi che ha lavorato a questo è stato il nostro Parodi, che a Genova, grazie anche al volontariato – lo ricordava il Sindaco di Roma –, ha organizzato un centro di raccolta di dati diagnostici su sintomatologie diverse, che via via è stato messo a disposizione dei nostri medici. L'e-government significa cominciare ad erogare servizi, a partire dalle certificazioni, tutte le volte che queste possono essere ancora necessarie, considerato che l’autocertificazione è una procedura – lo dimostrano i dati portati a questo forum – ormai acquisita alla conoscenza degli italiani. Ci sono, comunque, molti altri servizi che possono essere erogati in questo modo, con riduzioni di tempo clamorose. Lo sportello unico riuscirà ad essere davvero tale – non un posto cui lasciare una domanda e poi dietro c'è il solito girotondo intorno al mondo di tutte le amministrazioni coinvolte – quando il coinvolgimento di tutte le amministrazioni interessate avverrà davvero in tempo reale e riemergerà attraverso lo stesso sportello unico, l'unico appunto attraverso il quale rapidamente il cittadino porta la domanda e la vede accolta.

Attraverso l'e-government questo è un qualcosa che siamo nelle condizioni di fare e per il quale i Comuni sono già preparati. Il passaggio dall'e-information all'e-government ha due grosse conseguenze. La prima – rifletto sulle esperienze che mi sono visto passare davanti – è un coinvolgimento generalizzato dei diversi apparati di ciascun ente amministrativo nella impostazione e gestione del sistema informatico. Questa non può più essere, ai fini dell'e-government, la risultante dello sfizio dell'assessore all'innovazione, dell’impiegato dell'ufficio stampa che si dedica al computer, di appassionati di informatica o del solito CED, presente ovunque. Questo modulo è tipico della prima fase: si danno delle informazioni, c'è qualcuno che sceglie quelle che ritiene importanti e costruisce il sito. Non basta più, anche perché poi notiamo facilmente che le differenze qualitative tra i siti sono proprio legate alle differenze di passione dei vari innamorati dell'informatica, gli unici che in realtà vengono abbandonati a se stessi nello scegliere i dati rilevanti (e non sempre scelgono i più rilevanti).

Occorre un coinvolgimento di tutti. Chi conosce nel merito le questioni (i vari funzionari, i vari apparati, le varie unità interne a ciascun apparato) deve, esattamente come in passato provvedeva a farlo su pezzi di carta, far arrivare le cose importanti utilizzando questo sistema. C'è, quindi, un problema di diffusione e di corresponsabilizzazione generalizzata, ovviamente ordinata, nella gestione del sistema. Si badi, questo è sistema di tutti. Non è del CED, non è dell'assessore all'innovazione, è di tutti. Il secondo elemento importante, cui si è accennato, è quello della formazione. È chiaro che su questo tutti abbiamo una responsabilità: dobbiamo fare in modo di preparare a questo cambiamento, il più rapidamente possibile, il numero più ampio possibile di funzionari e dipendenti delle amministrazioni.

Guardate, la cosa non riguarda soltanto i quartieri alti delle amministrazioni, ma riguarda tutti. Il sistema può funzionare se tutti sono capaci di farlo funzionare a tutti i livelli. Ci dovranno quindi essere – Bassanini ci sta pensando per lo Stato e sono certo che ciascuno ci pensa per le proprie amministrazioni – programmi coinvolgenti nel tempo il numero più ampio possibile di persone. Nessuno, naturalmente, può essere forzato a farlo. Che ci guadagno a farlo? Questa la domanda che potrebbe ronzare nella testa di molte persone. Perché dovrei utilizzare per fare questo tante ore del mio tempo (sebbene, in realtà, le ore non siano poi tantissime, ma bastano poche settimane)?. Insomma, perché farlo?

Non c’è bisogno di citare il dantesco "nati non fuste a viver come bruti", che ogni italiano ha nella testa e che ogni tanto lo induce a virtù e a conoscenza, per rispondere a questa domanda. Basterebbe dire che questo è un lavoro utile e remunerativo. Noi dobbiamo valutare – voglio essere brutale, come potrebbe e dovrebbe essere, in certi momenti della sua vita, un Ministro della Funzione pubblica impegnato in negoziati contrattuali – che ormai lo schema della retribuzione pubblica è uno schema che, dato un certo livello di trattamento con il contratto nazionale e con quello generale, poggia (giustamente in modo crescente) su trattamenti integrativi legati, nell’alimentazione, a risparmi conseguiti da ciascuna amministrazione, e, nella redistribuzione di ciò che è acquisito a questi fondi, alla produttività.

Allora, pensate all'incompiuta della quale parlavo prima, che il Tesoro ora sta portando a compimento anche senza di me. Mi riferisco agli acquisti on line della pubblica amministrazione, quindi alle migliaia di miliardi che si possono nel tempo risparmiare in questo modo. Più miliardi si risparmiano, più una parte di essi può essere accantonata nei fondi per i trattamenti integrativi e può essere, quindi, ridistribuita a chi ha contribuito – funzionari, dirigenti o dipendenti – ad aumentare su questa base la produttività della macchina. Vi segnalo questo come motivazione fatta di materiale un po' più vile di quello dantesco e, tuttavia, vile come il danaro, che serve nella nostra vita anche per cose non vili (soprattutto per chi non ne ha molto). Quindi, ci possiamo aiutare a vicenda: noi che abbiamo la responsabilità di gestire la macchina possiamo fare uno sforzo per creare le condizioni per maggiori risparmi, gli altri che insieme a noi gestiscono la macchina sono in condizioni di realizzarli e di mettersene in tasca una parte (lo dico sommessamente, come motivazione che forse Dante respingerebbe ma noi tutti siamo pronti a tenere presente). Guardate, per questo non c’è età. È sbagliato dire "alla mia età". È innegabile che il cervello dei giovani può arrivare in poche ore a maneggiare intellettualmente tutto questo, ma anche chi non è più giovane può farlo.

Vi porto il mio esempio. Io non ho nulla di eccezionale, sono un normale appartenente alla terza età, ormai. Sapete quando ho cominciato a trafficare con questa roba? Tre anni fa, quando, avendo perso ogni ufficio pubblico, quindi quelle comode facilities che gli uffici pubblici offrono (qualcuno prende la tua posta, qualcuno scrive per te, e così via), ho deciso di attrezzarmi a lavorare da solo. Ci sono riuscito; non mi è servito molto tempo e ora padroneggio, nei limiti in cui serve, tutta questa nuova tecnologia. Mi hanno anche preso in giro perché ho fatto nascere un Governo per e-mail. In qualche modo è vero, nel senso che dovendo discutere le idee programmatiche dei diversi Gruppi della potenziale maggioranza nei giorni che andavano tra Pasqua e Pasquetta, me le sono fatte mandare per e-mail e ho risposto loro nella stessa maniera. E ci siamo capiti, tant’è vero che il Governo è nato.

Tutti noi lo possiamo fare, senza diventare degli addicts, come a volte succede. La tecnologia è amica, basta che ci applichiamo a utilizzarla. I nostri cervelli, anche a 60 anni, sono sufficientemente elastici per riuscire a farlo. Mi auguro che questo sia solo un punto di passaggio verso un’amministrazione più efficiente. Diciamo la verità, siamo tutti più gratificati se riusciamo a servire meglio i cittadini; lo sappiamo, in fondo, che esistiamo per quella ragione e se lo facciamo male siamo scontenti. In conclusione, voglio citare ancora, se mi consentite, il mio amico De Rita, che dice sempre cose che mi rimangono impresse. La prima volta che andai da capo dell'Ufficio legislativo al Bilancio – questo riguarda, ormai, il secolo scorso, e non solo perché sono passati pochi mesi dal secolo scorso, ma perché riguarda circa 35 anni fa, era la metà degli anni ’60 – notai che in questo ufficio c'erano delle funzionarie che si portavano dietro il lavoro a maglia e passavano buona parte del loro tempo sferruzzando.

Parlandone con Beppe (eravamo amici già allora), dissi: "Evidentemente, qui c'è un problema di motivazione. Se fanno questo vuol dire che non trovano altro da fare. D'altra parte, mi pare così brutto vedere tutte queste persone che si affollano davanti ai cancelli per uscire prima che arrivi l'ora". L'unica sua risposta fu questa: "Io ho cominciato la mia vita lavorativa al Comune di Roma e ti assicuro che in quel periodo, mentre lavoravo, l'unica cosa a cui pensavo era di mettermi anch’io dietro il cancello ad aspettare l’ora di uscita". È passato molto tempo da quegli anni, ma questo esempio esprime un problema di fondo che è dentro di noi. O riusciamo a essere motivati o lavoriamo male, e la motivazione ci può venire dal fare meglio il nostro lavoro, dal servire meglio i cittadini. Questa attrezzatura ci aiuta molto a farlo e ci aiuta anche a guadagnare di più. Due ragioni sufficienti per prenderla sul serio.

Fonte: sito Web della Presidenza del Consiglio




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