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"One world one privacy"
Il Presidente del Consiglio Giuliano Amato interviene in videoconferenza al Convegno organizzato a Venezia dal Garante della privacy, Stefano Rodotà.
(bozza non corretta)
Vi faccio un esempio, che forse potrebbe essere più chiaro di altri, e che è riferito all'economia. Pensate alla scoperta della libertà economica, che ha due secoli e più di vita, che è imperniata sul mercato concorrenziale e che nasce dalle iniziali impostazioni che attribuiamo ad Adam Smith, ma che, forse, lui condivideva con altri. Ma questo è un altro discorso.
Il punto fondamentale che emergeva da queste impostazioni era questo: un mercato concorrenziale davvero competitivo e un mercato di operatori tutti uguali, nessuno dei quali è in condizioni di incidere sul prezzo dei beni che saranno venduti, perché tutti sono parimenti ciechi sul mercato.
E' proprio la cecità di tutti, che operano ciascuno nel proprio ambito, quella che evita la possibilità che taluno imponga il prezzo. Il prezzo del bene scaturisce da un incontro tra domanda ed offerta, in cui miriadi di offerenti, se il mercato è davvero concorrenziale, vendono al prezzo che il mercato forma.
La mano invisibile del mercato presuppone in qualche modo la cecità dei singoli operatori. Ed è largamente affidata alla loro cecità quella componente di rischio che è ritenuta essenziale perché il mercato sia concorrenziale.
Ebbene, le tecnologie cancellano la cecità, le tecnologie mettono largamente in condizioni ciascuno, sia esso venditore, sia esso compratore, di avere una quantità di informazioni sul mercato in cui opera che in precedenza non era in condizioni di avere.
Quindi il mercato, quale scaturisce dall'innesto su di esso delle tecnologie, è un mercato fondato non sulla cecità ma sull’informazione.
Su questa premessa esso è, in realtà, un enorme allargamento di libertà, ma è anche, e a non minor ragione, la fonte di possibili nuovi poteri. Perché il mercato concorrenziale, inventato o costruito due secoli fa, identificava il nemico della libertà nel potere che si alimentava di informazioni che taluni avevano ed altri non potevano avere.
Il mercato, quale è risultante dall'innesto delle nuove tecnologie, è un mercato che diffonde le informazioni, ma non per questo cancella le possibilità di potere a favore di alcuni.
È, quindi, un assetto totalmente nuovo quello con il quale ci troviamo a lavorare in questi anni e negli anni futuri. Gli allargamenti di libertà sono sotto gli occhi di tutti, non soltanto sui piani che non hanno a che vedere con l'economia. Basti pensare a quante cose ciascuno di noi, oggi, può venire a sapere o può venire a conoscere affacciandosi alla rete, quante facilitazioni abbiamo nell’avere informazioni che prima non potevamo avere o che potevamo avere in un tempo molto più lungo. Chiunque abbia fatto il professore sa quanto e più facile fare ricerca oggi, chiunque abbia fatto o faccia lo studente sa quanto è più facile, oggi, fare una ricerca per una tesi di laurea.
Ma ritorno all'economia. Oggi un consumatore non è più nelle mani di coloro ai quali si rivolge per comprare un prodotto, ma può, attraverso la rete, acquisire tutte le informazioni che gli possono servire per confrontare i diversi prodotti e i diversi esercizi che gli offrono lo stesso prodotto. Alla fine andare fisicamente a comprarlo laddove le informazioni che ha acquisito gli dicono che può avere l'offerta più conveniente.
Il venditore, a sua volta, ha un’informazione sui mercati potenziali sui quali può vendere (cosa che in precedenza non aveva) e può scegliere questi mercati in ragione di domande possibili (cosa che prima assolutamente ignorava).
Per non parlare del cambiamento che in termini di libertà – e si può parlare davvero di libertà – investono l'organizzazione delle attività economiche, ma anche delle attività burocratiche. E qui, a voi che ne sapete più di me, basta che evochi le due opposte nozioni di organizzazione fondata su gerarchie e organizzazione fondata sulla rete.
L'organizzazione fondata sulla rete è un'organizzazione che elimina la trasmissione degli ordini o delle direttive attraverso intermediari puramente gerarchici, che mette in contatto ciascuno con tutti gli altri, che consente la circolazione – non a caso si usa questa parola – delle informazioni. E circolazione è nozione – permettetemi di essere ellittico – orizzontale e non verticale.
Ecco che emerge tutto un sistema di rapporti, dal quale tendono a sparire le gerarchie e ad emergere una potenziale eguaglianza e c'è un incontro di libertà.
Da questo punto di vista il cambiamento è gigantesco: c'è in tutto questo una espansione delle libertà e dei terreni per loro esercizio, che va ben oltre quello che soltanto alcune decine di anni fa potevamo immaginare.
Allora, è scomparso il potere? I problemi del mercato di Adam Smith, che abbiamo affidato per decenni all'antitrust nei paesi di democrazia liberale, ovvero a sovrastanti poteri pubblici negli ordinamenti statalisti, sono scomparsi perchè ora le libertà sono diventati autosufficienti? Non è così.
C'è un grande potenziale di espansione delle libertà, ma c'è anche un grande potenziale di espansione del potere, come sempre nelle vicende umane.
E da dove viene? In primo luogo viene dal tema dell'accesso, quello che in gergo di addetti ai lavori si evoca la nozione di technological divide. Il mondo nel quale c'è tutto questo spazio futuro vi sono taluni che sono partecipi, altri che ne sono estranei.
Quanto più ampio è il tasso di libertà consentito dall'accesso alle nuove tecnologie, tanto maggiore è la illibertà di coloro che ne rimangono fuori.
Il primo dei problemi di potere inammissibile, con i quali il mondo contemporaneo si confronta oggi, è proprio quello di cancellare questo divide, di permettere la disponibilità e la padronanza delle nuove tecnologie, da parte degli esclusi nelle società ricche e da parte degli esclusi dalle società ricche: paesi e popolazioni intere che oggi vivono al di fuori di questo nuovo mondo.
E' un pericolosissimo divide questo, è il primo sforzo che i Paesi industrializzati, ciascuno di essi, le organizzazioni sovranazionali devono compiere, è proprio quello di colmare il divide.
Faccio notare che le prime esperienze che abbiamo di utilizzazione delle tecnologie nei Paesi che sono più deboli, più poveri, dimostrano da sole quanti straordinari progressi se ne possono ricavare.
Si può, in un villaggio sperduto dell'Africa, far partorire una donna che non ha medici intorno a sè, con l'assistenza di medici che sono a migliaia di miglia di distanza. Si possono organizzare e corsi scolastici per quelle migliaia e migliaia di giovani che vivono in Paesi nei quali non vi sarebbero altrimenti scuole.
Ma c'è, al di là di questo tema, che io considero cruciale, l'esercizio del potere all'interno del mondo che delle tecnologie si avvale. Il tema è direttamente quello di cui si occupano le istituzioni di tutela della privacy e, quindi, di regolazione di questo mondo, l'accumulo di informazioni da parte di taluni e il divario che questo determina nei confronti di tutti gli altri.
Questo è qualcosa che va al di là dell'abuso di posizione dominante che siamo abituati a regolare o a contrastare attraverso l'antitrust sui mercati tradizionali, perché finisce per diventare un potere occulto. Paradossalmente questo mondo più trasparente, che è quello delle tecnologie che diffondono informazione, consente un abuso di potere che è più occulto di quello che nel mercato dei piccoli operatori ciechi, l'antitrust aveva scoperto e contrastato, perché quell'abuso era trasparente, era percettibile, era visibile, quindi era immediatamente contrastabile.
C'è un singolare paradosso, ma questa è la realtà: nel mondo delle informazioni, che sono di per sé trasparenza, l'accumulo non visto di informazioni può generare un potere occulto, un potere non trasparente, utilizzabile in qualunque momento, utilizzabile nei confronti di soggetti che non lo conoscono.
Questa è una minaccia grave, che impone regolazioni, che impone vigilanza, che impone una attenzione, che è quella che voi dedicate a tutto questo e che deve essere percepita come regolazione non limitativa di libertà, ma davvero essenziale perché la libertà non generi il proprio contrario.
Ma vi sono anche altri aspetti, se volete più specifici, che riguardano temi che sono tradizionali delle discipline giuridiche: il nuovo destino e il nuovo contesto in cui operano i diritti di proprietà industriale o i diritti di proprietà intellettuale.
Ma come li si può tutelare in questo nuovo sistema? Ci si accorge anche qui che i metodi tradizionali, ai quali siamo abituati, non funzionano più, non è più possibile farli funzionare.
Le regole alle quali siamo abituati, per la difesa dei diritti di proprietà industriale o intellettuale, davanti alla facilità, con la quale si accede alle nuove tecnologie e con le quali ci si appropria di ciò che attraverso i canali della rete è facilmente accessibile, è una difesa che va trovata. Qualche studioso suggerisce: vi sono soltanto mezzi strutturali e non di regolazione ex post che si può pensare di attivare.
C'è poi tutto un altro campo: come si difendono libertà e dignità della persona davanti all'uso, di per sé strutturalmente libero, dei canali della rete.
Il capitolo è quello che sta sgomentando gli italiani e il mondo in questi giorni: l'uso della rete, dei flussi di informazione, della trasparenza che c'è in tutto questo per attività pesantemente illecite. Esistono modi per contrastarlo, che non mettano a repentaglio la libertà di circolazione e la trasparenza della rete.
E' un problema angoscioso, sul quale ha già sbattuto la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti alcuni anni fa, quando è stata alle prese con quell'articolo (mi pare il 6) del Telecomunication act, che pretendeva dai titolari di biblioteche o di altro, di esercitare un controllo preventivo sui documenti e gli atti che rendevano accessibili.
Sono problemi molto seri. Problemi che non diversamente da altri (penso ai problemi della bioetica, delle biotecnologie) ci mettono davanti ad una realtà totalmente nuova. Dobbiamo stabilire le regole, mancando dell'esperienza sulla quale per secoli abbiamo costruito le regole della convivenza umana.
Eppure ci accorgiamo che regole sono necessarie: l’enorme balzo delle libertà che le tecnologie consentono – come dicevo prima – non è un balzo senza rischi, perché dietro la libertà dei tanti continua a nascondersi la possibilità del potere dei pochi.
Per questo avete una grande responsabilità, che è quella che il mondo dei regolatori ha sempre avuto, da quando abbiamo finalmente scoperto che in principio era la libertà. Da quando questo abbiamo scoperto, abbiamo dovuto constatare che la libertà ha bisogno di chi la esercita, ma ha bisogno anche di chi la difende.
Voi avete, in un mondo totalmente nuovo, la responsabilità di trovare, far valere e vigilare sull'osservanza delle nuove regole per un mondo di libertà in espansione.
Vi ringrazio.
Fonte: sito Web della Presidenza del Consiglio
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