Imputato Pinochet

 

Il mondo attende, almeno il mondo democratico. È il sette ottobre, dopo quasi un anno di una lunga ed estenuante vicenda giudiziaria, si sta per concludere il controverso processo per l'estradizione del generale Augusto Pinochet.
Le premesse non sono delle migliori. In primo luogo la scelta del giudice che dovrà presiedere il processo è caduta su Ronald Bartle, Pinochet4.jpg (9375 byte)militante del partito conservatore su posizioni xenofobe, due volte candidato della destra e membro di un'associazione patriottica della quale è vicepresidente Margaret Thatcher. Come se non bastasse le precarie condizioni di salute del dittatore potrebbero portare ad una soluzione "umanitaria" allontanando così ogni speranza di giustizia (avete letto bene, proprio una motivazione umanitaria per un uomo che ha fatto della violazione dei diritti umani un cavallo di battaglia).
L'otto ottobre 1999, il giorno della sentenza, il giudice inglese Ronald Bartle pronuncia, nel tribunale londinese di Bow Street, la sua decisione: "Faccio rispettosamente mio il punto della Camera dei Lord secondo cui le accuse contro il senatore Pinochet sono materia di estradizione per la legge inglese". Queste parole, dette suo malgrado dal giudice conservatore, costituiscono un altro importante passo verso la giustizia.
E, nonostante il sicuro appello che protrarrà ulteriormente la vicenda ed il probabile rimpatrio per le pessime condizioni di salute del dittatore (pare che gli sia già stata conferita l'estrema unzione), vorremmo ricordare il messaggio di fiducia e di ottimismo espresso da Mary Robinson, Alto Commissario dell'ONU per i diritti umani: "Un segnale di speranza per coloro che lottano per la giustizia nei confronti delle vittime di violazioni dei diritti dell'uomo. Il messaggio è chiaro: chi commette, ordina o tollera atti di tortura non potrà più essere sicuro di finire i propri giorni tranquillamente".


é foto: il dittatore Augusto Pinochet

 

INDIETRO

INIZIO PAGINA

vostre visite in questo mese: