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lettere precedenti

Giulia

Dea

ancora Dea

Dea ed Eva

Giò

01.01.1

Torrite, 2 ottobre 2000.

Cara Donna Tessizia,

ho seguito con grande interesse lo scambio di idee tra Lei e la tessitrice chiamata Dea , preceduto dalla lettera di Giulia. Vorrei dire anch'io la mia, visto che tesso & medito da parecchio tempo.
Dunque, intanto io sono una che sopporta di lavorare lentamente solo finché non si è chiarita le idee sul da farsi, ovvero al massimo nei primi 10 cm. di stoffa, dopodiché il mio più grande piacere psicofisico sta nell'avere un telaio scorrevole, ben oliato, con l'ordito tirato alla perfezione e mandare così la spoletta a rotta di collo il più possibile: a queste condizioni mi sento in uno stato di grazia e di armonia e infatti intono mantra e inni di lode:
Contesto che la tessitura in sé sia un mantra, non rientrando nella natura del suono, caso mai si tratta di qualcosa più simile allo yantra, il segno sacro, che riguarda la visione. Trovo, però, che intonare un mantra a volte faccia molto bene al tessuto in divenire, forse perché i fili subiscono una sorta di fascinazione, si distraggono e si dimenticano di rompersi, imbrogliarsi, ecc.
Concordo con lei, donna Tessizia, su diverse cose: la prima che insistere sull'aspetto lentezza può diventare un po' morboso (però mi guarderei bene, da persona distinta e d'esperienza quale Lei certo è, di contrapporre la lentezza delle tessitrici alle sveltine ... di chi?). Inoltre concordo con Lei, anzi con Goethe, sul fatto che in principio era l'azione, non davvero i quadrettini sul cartone", anche se codesti quadrettini personalmente li amo assai.
Vorrei dire a Giulia che, secondo me, anche se forse non ce lo aspettavamo, con la pratica del nostro lavoro siamo diventati un simbolo universale. Dobbiamo solo fare in modo di non entrare in "tutto quanto fa spettacolo", cambiare discorso quando ci chiedono quanto tempo ci vuole, fare in modo che dare un'emozione a chi ci osserva sia un'emozione positiva anche per noi, essere certi che il frettoloso pubblico non faccia il vampiro con le nostre fresche energie. Donna Tessízia ha ragione: che vi sia uno scambio, tra tessitore e pubblico; ognuno di noi trovi il modo migliore per sé di realizzarlo, anche se non bisogna essere brutali (?!) come pare fossero i Re Magi (v.
pdt.00-01.2).
Detto questo, Donna Tessizia, vorrei ancora chiederLe una Sua personale opinione riguardo alla differenza tra l'artista e l'artigiano, in questo caso tessile. Mi creda sempre Sua devota ammiratrice

Lucia da Torrite.

01.01.2

Belsito, 7 gennaio 2001

Cara Lucia,

vedo con piacere che hai letto attentamente la nostra rubrica, ma sei stata un po’ bricconcella: hai saltato quel punto importantissimo che è “soprattutto, siate brevi”.
Allora sarò breve io.
Cominciando dalla fine: “differenza tra l’artista e l’artigiano”. L’unica differenza oggettiva fra artista e artigiano, secondo me, è il regime fiscale. Oltre a ciò, non ci resta che ricorrere al nostro solito Oscar Wilde: “Ci sono momenti nei quali l’arte raggiunge quasi la dignità del lavoro manuale”. Putroppo, tra gli artisti tessili, gli artigiani mi sembrano rarissimi.
Quanto ai mantra, come fai a contestare “che la tessitura in sé sia un mantra, non rientrando nella natura del suono”? Non sarà magari un mantra, ma ha certo qualcosa di sonoro. Non li hai mai sentiti i suoni del telaio? Non ti pare che formino dei ritmi? Per tornare terra terra: non ti avvertono se qualcosa non va? Se poi ti interessa un’ottima mitologia “fonica” del telaio, ce l’hanno i Dogon del Mali (in: A. Griaule, Dio d’Acqua, ed. Bompiani, credo).
Quanto a yantra, hai ragione: in certe lingue indiane, il telaio si chiama addirittura yantra. Però yantra in generale, vuol dire “congegno” e riguarda l’azione (magica o tecnica, non c’è differenza)... che mi pare l’opposto di quanto hai scritto tu: “ segno sacro, che riguarda la visione”. E qui puoi tornare al nostro solito Goethe: “in principio era l’azione”
Per finire, non penso che tu creda sul serio di incantare un telaio coi tuoi mantra, ci vuol altro! Piuttosto, farai bene a cantarteli per TE: se TI adeguano al ritmo del telaio, TU così non ti distrai, TU non rompi e non TI imbrogli nei fili.
Ciao canterina, tessimi bene. Tua...

Tessizia

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