| La Lombardia alla fine del XVIII subì una serie di mutamenti e trasformazioni
non solo a livello amministrativo, ma soprattutto nel modo di vivere.
Il benessere crescente in Lombardia era dovuto dall'avvento di un'economia
di mercato più libera d'ispirazione europea e allo sviluppo sia dell'urbanesimo,
sia allo sfruttamento più razionale delle campagne. Parallelamente grazie
appunto ai nuovi progressi tecnologici procede l'espansione dell'agricoltura
e di questo graduale miglioramento ne approfittano i grandi proprietari
terrieri.Tale rilancio economico insieme alla volontà di un rinnovamento,
anche del gusto in polemica con gli eccessi decorativi del barocco e del
rococò, investirono soprattutto le classi nobili e quelle alto borghesi
e vengono considerati gli elementi principali della fortuna dell'architettura
neoclassica.Una solida base culturale e professionale doveva condurre
l'attività degli architetti: una formazione di carattere teorico nelle
Accademie prima di Parma e poi di Milano, contemporaneamente alla frequentazione
a Roma dell'Accademia di San Luca, filtrata attraverso il rapporto con
i modelli generazionali con le scoperte archeologiche e con l'esperienza
a fianco di grandi architetti come Vanvitelli Fuga, Petitot, ed un'altra
di carattere pratico costruita nell'impegno di cantiere. Nato il 2 settembre
1739 a Muggiò Canton Ticino,scomparso l'8 marzo 1818 a Gorgonzola (MI).
Significativa in questo senso appunto è la formazione professionale di
Cantoni, erede di una lunga tradizione famigliare di architetti e ingegneri.
L'attività di Simone Cantoni si svolse in gran parte in Lombardia, oltre
la fine del Settecento, egli lavorò dapprima nel periodo del dominio austriaco,
poi durante la 1š e poi la 2š repubblica Cisalpina, negli anni napoleonici
del regno italico, e terminò i suoi giorni ancora sotto il dominio austriaco.
Cantoni lavorò intensamente, in particolare, nel triangolo delle città
di, Milano, Bergamo e Como. Il padre Pietro, ingegnere, nel 1753, quando
Cantoni aveva solo 14 anni da Muggiò lo portò con sè a Genova e subito
lo fece esercitare nel disegno, sottoponendogli le opere di Andrea Pozzo
(1642-1709), gesuita, decoratore, aiuto a Milano di Richini, e che, fra
il 1693 e il 1702, aveva scritto un Perspectiva pictorum et architectorum
(La prospettiva nella pittura e nell'architettura) nel quale codificava
la propria ricerca scenografica. Cantoni in questo periodo si applica
molto sia nel disegno sia, seguendo il padre nella pratica di cantiere.
Infatti egli divenne, prima che architetto, capomastro, imparando così
a comprendere i progetti e le loro realizzazioni, a risolvere problemi
tecnici, conoscere i materiali da costruzione, e a condividere tale esperienza
con le manovalanze.. A Genova Cantoni rimase sino al 1767, visse per molto
tempo in questa città che venne chiamato il Genovese. Ebbe modo di conoscere
direttamente le architetture del tardo cinquecento manierista, i cui elementi
e i cui significati influirono sulla sua attività. In questo periodo il
Cantoni ebbe modo di conoscere le opere dei grandi architetti, e gli stessi,
tra queste possiamo elencare: la chiesa di S.Maria di Carignano, progettata
(1552) per la famiglia Saoli da Galeazzo Alessi capofila dell'architettura
genovese e lombarda. Il quale seguì anche la progettazione complessiva
dei palazzi della Strada Nuova, allora giudicata dal Vasari "magnifica
e grande ripiena di ricchissimi palazzi". Dopo questo primo periodo formativo
Simone, fu mandato a Roma dove lavorò e studiò presso la scuola del Vanvitelli,e
inoltre ebbe modo di partecipare alle "lezioni di archeologia" tenute
dal napoletano Francesco Lavega, che si occupò degli scavi di Pompei.
Dopo il periodo trascorso a Roma, nel 1767-1768, si verifica l'ultima
tappa importante per la sua formazione: l'Accademia di Belle Arti a Parma,
divenuta nel 1757 Accademia Reale, centro di letterati ed artisti, fulcro
per la diffusione della cultura francese, e del nuovo gusto. Professore
d'architettura dell'Accademia era il francese Ennemond Alexandre Petitot,
chiamato nel 1753 a Parma dal primo ministro Du Tillot per ricoprire la
carica di architetto di corte. Terminata l'Accademia nel 1768, giunge
a Milano. forte di una preparazione culturale, che comprendeva l'esperienza
diretta di cantiere, un'estrema padronanza del disegno, il contatto diretto
con le opere antiche e con quelle moderne. Simone Cantoni non ebbe occasioni
di progettare alcun edificio pubblico ad eccezione dell'intervento per
palazzo Ducale di Genova (1778).. Numerosi furono gli incarichi presso
le famiglie più importanti milanesi, comasche e bergamasche: i Mellerio,
i Serbelloni, i Trivulzio, i Borromeo, i Pezzoli, i Perego, i Giovio,
i Terzi per citarne alcune. La prima occasione considerevole di lavoro
gli fu data a Milano nel 1772, con l'incarico per la sistemazione di palazzo
Mellerio sul corso di Porta Romana. Ma la storia ci portata a stabilire
come già nel 1769, appena giunto a Milano, egli fosse in contatto con
i Serbelloni per la costruzione della loro nuova dimora sul Corso di Porta
Orientale, voluta sin dal 1760 da Gabrio e i cui lavori erano già iniziati
nella parte verso il Naviglio nel 1765-1766, con il supporto del capomastro
Giuseppe Fontana. Con la definizione di questa fabbrica (palazzo) iniziava
un lungo rapporto con i Serbelloni per i quali Cantoni progettò anche
il Cimitero (1775), Analoga sorte toccò alla facciata di palazzo Serbelloni
giudicata dal Carpani "guasta". NeI passaggio delle differenti soluzioni
di facciate proposte (1769-1774-1775-1780-1793) col mutare stilistico
degli elementi utilizzati, nella prima e nella seconda soluzione legati
ancora alla tradizione tardobarocca con l'abbondanza delle decorazioni
scultoree e delle cornici, soprattutto nella zona centrale con i telamoni
a fianco degli ingressi, che ricordano quelli del palazzo detto degli
"Omenoni" (1573) o quelli di palazzo Litta (1752). L'uso dei mediglioni,
in orizzontale ed in verticale, delle cornici delle finestre, la predominanza
delle linee orizzontali, la cadenza degli ingressi, tre nella parte centrale
e uno sul lato del risvolto verso il Naviglio, mutano anche le condizioni
strutturali ed i nuovi elementi, pertanto, vengono adottati in una fusione
di valori stilistici e statici. Il disegno centrale della loggia conclusa
dal frontone, è di notevoli dimensioni per i carichi che sopporta. Mentre
nelle prime soluzioni le colonne della loggia di palazzo Serbelloni sono
poco sporgenti rispetto al muro, in quella definitiva il voluto inserimento
del frontone, che più si faceva agli schemi vanvitelliani aumentava sensibilmente
il peso della struttura portata dalle colonne. Definito l'intercolumnio
in base alla dimensione della colonna e alla scansione delle tre parti
uguali nella loggia, da una parte, egli rese totalmente libere le colonne,
sfondando ancor più il corpo centrale che da questo momento previde un
fregio continuo, dall'altra, alleggerì il più possibile la struttura.
Cantoni infatti inserì nel frontone una finestra ad ampio semircerchio,
La formazione del cantiere, insieme a quella teorica, e anche la conoscenza
nella "lezione archeologica" dell'analogo problema di scarico delle forze,
che si presentò durante la costruzione del Pantheon, risolto con la formazione
di archi in corrispondenza del vano di entrata e sulle sette nicchie radiali
portarono pertanto Cantoni ad inserire un nuovo elemento nel frontone,
un unicum nell'architettura milanese del periodo. Il frontone segna la
chiusura del disegno e alla fine "...I motivi si intrecciano e si bilanciano...".
Tale intervento, per la critica aggiunse al palazzo valore e contenuti,
medesimo giudizio fu dato a tutta l'opera cantoniana definita "intensa
di espressioni", "austera e densa di gravità eroica", "tramite di moralità",
"monumentale", e "grandiosa di stile". In particolare vengono messe a
confronto le facciate di palazzo Belgioioso (del Piermarini) e, palazzo
Serbelloni, ideate pressoché contemporaneamente, ma che esprimono gusti
ed orientamenti profondamente diversi. Nel primo troviamo il diffuso decorativismo,
la grazia e la delicatezza nel secondo, l'austerità, la rigidità sobrietà
e le citazioni classiche. Le due facciate sono accomunate da un univoco
intento celebrativo. Tale solidità viene espressa da Cantoni nella facciata
di palazzo Serbelloni proprio attraverso la semplificazione degli elementi
architettonici ed il ritorno all'antico, identificati al piano terreno
con l'uso dell'ordine tuscanico ridotto ai minimi termini, mediante i
pilastri divisi in altezza in tre parti, ai quali egli sovrappone l'ordine
ionico che prevale sull'intera composizione. L'ordine quindi al piano
terreno diviene un tutt'uno con il basamento che, nell'intera facciata
viene evidenziato con il colore, nella diversificazione del materiale,
esaltando così ancora di più la predominanza di un solo ordine. A questa
volontà di semplificazione con l'ausilio di citazioni classiche, ancor
più evidenti nella sovrapposizione degli ordini del cortile, dove Cantoni
utilizza le lesene rastremate verso il basso. La composizione dell'atrio,
alleggerita negli angoli da nicchie semicircolari, è costruita su prospettive
multiple ed incrociate, individuate nella necessità di rendere regolare
un'area disomogenea per le differenti costruzioni preesistenti. Anche
lo scalone, proposto nel corpo verso il giardino, raggiunge esiti veramente
scenografici e monumentali. |