| La Villa sorge a nord della città di Monza a poca distanza dal centro.
L'edificio venne costruito in 3 anni dal 1777 al 1780 su progetto dell'architetto
Giuseppe Piermarini come casa di campagna dell'Arciduca Ferdinando d'Austria,
per questo prese il nome di Villa Ducale. Quando però la Lombardia venne
liberata dalla dominazione austriaca, entrò a far parte dello stato italiano
e prese l'attuale nome di Villa Reale. La Villa è in stile neoclassico,
ispirato alla reggia di Caserta e a quella di Versailles. L'impianto complessivo
è molto articolato ma ogni corpo è inserito in una scala gerarchica con
una disposizione ad "U" della pianta. La Villa è circondata da un ampio
e curato giardino, anch'esso disegnato dall'architetto Giuseppe Piermarini.
Il complesso è inserito in un'estesa area verde: il Parco di Monza di
800 ha. Il parco è ancora molto frequentato perchè è uno dei pochi spazi
esistenti a Monza. Questo parco è molto vasto e rigoglioso, al suo interno
si trovano numerosi torrenti e fiumi tra qui il Lambro e ospita il Gran
Premio di F1 italiano. La Storia La prima notizia storica sul progetto
della Villa Reale è uno scritto del Piermarini - inviato direttamente
alla corte di Maria Teresa d'Austria - nel quale l'architetto proponeva
di realizzare il complesso edilizio rivolgendone il fronte principale
verso l'abitato di Monza. Si può vedere in questa prima proposta la volontà
di privilegiare il rapporto con la città ponendo in subordine le relazioni
con il restante territorio circostante. Se ne potrebbe dedurre che il
Piermarini tendesse, con la sua architettura, a prestare più attenzione
alle esigenze funzionali e di rappresentanza della corte piuttosto che
al ruolo (ben caratterizzato nei secoli) di Monza nei confronti del suo
contado. La stessa individuazione del sito, nella zona più sopraelevata
e a nord della città, testimonia della voluta relazione urbana~ il collegamento
della Villa con il previsto teatro Arciducale sarebbe avvenuto senza la
mediazione dei boschetti; in modo quindi più diretto e lasciando percepire
il collegamento con Milano sull'asse storico della vecchia strada Postale
(l'attuale S.S. 36). Nel progetto definitivo poi realizzato sarà invece
privilegiato il rapporto con il territorio, e sarà esaltato proprio dalla
negazione dell'affaccio principale verso la città, sottolineato dalla
creazione del nuovo asse direzionale estovest rappresentato dal viale
C. Battisti. Anche la scelta della pianta a U, cara alle ville di delizia,
ha lo stesso significato. Le relazioni fra queste ville - dal 1600 e fino
al periodo dell'industrializzazione - hanno costituito il principale sistema
della mobilità nel territorio brianteo (nonché una delle più importanti
innovazioni in quel paesaggio agrario). La preoccupazione del Piermarini
però non fu quella di inserire la nuova residenza nel sistema delle Ville
di delizia, ma quella di caratterizzare inequivocabilmente, anche usando
il fuoriscala, un polo rappresentativo del nuovo potere politico ed economico.
Le scelte architettoniche sono funzionali a questa caratterizzazione.
Le modanature, le decorazioni adottate nelle facciate, il ritmo ed il
taglio stesso delle finestre, il sistema delle corti interne esaltano
la Villa Reale come "Palazzo" piuttosto che come residenza nobiliare di
campagna. Potremmo quasi dire che il Piermarini ha voluto realizzarvi
- con i valori di allora: per la Restaurazione l'epoca feudale non era
conclusa - un nuovo Centro direzionale. C'è dell'altro: nell'impianto
tipologico scelto per la íl viale C. Battisti visto dal Rondò. La Villa
manca del tutto una zona porticata la quale invece, nelle ville del Palladio,
era funzionale ad esprimere architettonicamente il nuovo rapporto tra
la classe dirigente veneta e la campagna, riorganizzata secondo modelli
innovatori anche dei rapporti di produzione. L'architetto ha invece ben
altre ambizioni per il suo progetto. Pur armonizzando il nuovo complesso
con il centro abitato di Monza mediante l'inserimento dei boschetti, pur
attestando a sud del Pratum Magnum il Nuovo Teatro Arciducale (è sempre
stata buona norma dei dominatori - ce lo dimostra il Macchiavelli - inserirsi
con mercato allargato nei Paesi assoggettati rispettandone però costumi
e tradizioni) ha cercato espressioni di magnificenza civile del tutto
inedite. Realizzando il nuovo vialone est-ovest, quel vialone che in periodo
napoleonico verrà completato fin al rondò di Sesto, il Piermarini prevede
di collegarsi direttamente con Milano (pervenendovi dalla porta orientale,
può giungere al Palazzo Reale cui dà nuova monumentalità). |