INTERVISTE GIORNALI



Le interviste accanto ai cui titoli compare un asterisco sono incomplete. Le traduzioni complete saranno in linea prossimamente.




Nell'ormai lontano 21 novembre dell'85, Kate rilasciò a "Hot Press", il più quotato settimanale di musica irlandese, l'intervista che segue.
E' senz'altro una delle più interessanti seguita all'uscita di
"Hounds of Love". Il giornalista mostra di essersi armato di forte tenacia intenzionato com'è a pilotare e a mantenere la conversazione su argomenti da Kate solitamente poco discussi nelle interviste.

"LA KATE BUSH PRIVATA" di Niall Stokes (Hot Press, 21/11/'85)*

"Kate Bush e’ notoriamente diffidente allo scrutamento della stampa. L’ultima volta che ha parlato con "Hot Press" e’ stato nel lontano '78, dopo l' uscita di "Wuthering Heights", il suo primo singolo che successivamente arrivo' al primo posto in classifica.
Una megastar da sempre, lei e' la specie di artista che provoca agli uffici stampa dei crolli nervosi. Abbiamo tentato di avere un altro incontro numerose volte nel frattempo, ma l'idea restava interminabilmente in sospeso, in attesa che La Bush scegliesse il momento piu’ opportuno.
Durante i tre anni, dopo la realizzazione del suo superbo quarto album "The Dreaming", noi ci siamo costantemente tenuti in contatto (Gesu’ le bollette telefoniche!)...
Con l'imminente lancio del successivo capolavoro "Hounds Of Love" dell' estate '85, logico sembrava l'inevitabile. Abbiamo preparato l'incontro quanto prima possibile e (dolce sollievo) Kate si e’ convinta.
Non che tutto sia andato per il meglio una volta che l'intervista e’ stata accordata: allora eravamo in agosto, ora siamo in novembre. Non c'e’ da sorprendersi se l'ufficio stampa e’ rimasto nervoso e in apprensione fino a che chi scrive non e’ stato felicemente spedito in un taxi all'Elsham Artist, il nascondiglio degli artisti.
Tutto pero’ sembra cosi’ fuori luogo quando finalmente ti trovi faccia a faccia con Kate Bush.
Lei e’ cosi’ calma e meravigliosamente amichevole. E tu riesci realmente a capire perche’ la gente e’ cosi’ innamorata di quelle due fossette sulle sue guance: la bellezza e’ nei difetti.
Lei e’ ammirabilmente impassibile, prepara subito una tazza di the e gusta cannoli di cioccolato senza battere ciglio.
Quando il the e’ finito, ci siamo seduti per 'masticare qualche cassetta. Questo e' cio' che abbiamo trovato registrato.

D- Il primo poster che hai realizzato per la campagna promozionale del tuo primo album era un primo piano con te in un body. Quella foto causò molte controversie a quel tempo. Dando uno sguardo retrospettivo alla cosa, che ne pensi?
R- "A quel tempo non l'ho guardata oggettivamente ma adesso, quando la vedo, la trovo molto imbarazzante. Suppongo dipenda dal fatto che mi sento molto lontana da essa. Non pensavo avesse molti connotati sessuali, pensavo fosse piuttosto carina".
D- Ma perché ora la trovi imbarazzante? Forse perché attraverso il body è possibile scorgere i tuoi seni?
R- Sì, quella parte doveva essere eliminata, è qualcosa che certamente faremmo oggi. Non è necessaria, è solo qualcosa che allora non ho visto. Guardandola in retrospettiva mi accorgo che era una foto suggestiva".
D- Allo stesso tempo c'è una proiezione di sessualità anche nelle foto del tuo ultimo album.
R- "Lo credi davvero, sulla copertina di "Hounds Of Love"? "
D- Sì, suppongo abbia origine dal fatto che sei in posizione supina...
R- "Sì, hai ragione. Dato che l'album s'intitola "Segugi dell'Amore" è stato molto difficile riuscire a scattare una foto che ritraesse me e i cani che non sembrasse uscita dalla serie "Vita di Campagna" o troppo datata - era impossibile. L'idea originale era quella di fotografare tre teste - la mia e quella dei due cani l'uno da una parte e l'altro dalla parte opposta, ma non ha funzionato. I cani non stavano fermi! Era ridicolo. L'unico modo per riuscire a tenerli fermi è stato quello di sdraiarmi con loro e farli rilassare fino a farli appisolare! E' andata così. Ma suppongo che tu abbia ragione, seppur non sia stata affatto, inizialmente o coscientemente, pensata come un richiamo sessuale. Ci ho pensato su per un po', ogni qualvolta trovo ci sia qualche riferimento sessuale mi preoccupa. 'Mio Dio! Dovrei essere più cauta?'"
D- Ma perché ti preoccupa tanto?
R- "Non so, mi confonde. Mi annoia anche, perché io non ci trovo nulla di male nella sessualità, nel riconoscere la qualità sessuale delle cose. Ma penso mi confonda perché quando realizzo qualcosa e la gente lo trova sexy io non riesco a vederlo sotto quella luce. Non riesco a vedermi sessualmente attraente, mi trovo solo sciocca. Non riesco ancora ad essere oggettiva su me stessa".
D- Stranamente c'è questo richiamo sessuale che ricorre in tutte le tue foto. Per esempio sulla front cover del secondo album, in cui sei ritratta con un costume da leone.
R- "Sì, eppure anche in quel caso non me ne sono accorta fino a che la gente non ha cominciato a dire 'oooh' ma io non riuscivo a vederlo".
D- Nel caso della foto di "Hounds of Love", suppongo dipenda dall'implicito celato nell'armonia tra la tua figura e i cani...
R- "Sì, vedo, 'I Segugi dell'Amore', chiaramente. E' affascinante l'idea degli esseri umani che si trasformano in animali. Questa linea che demarca la differenza, noi siamo animali ma siamo diversi perché molto più intelligenti, c'è una separazione che allo stesso tempo non c'è. Può essere un pensiero fastidioso, che fa paura. Interessante".
D- Quando vediamo un'immagine automaticamente in essa leggiamo dei significati. Ci sono certe connotazioni che sono ineluttabili ed implicite; dall'ultima front cover collegando il fatto che sei sdraiata con due cani addormentati al titolo 'Segugi dell'Amore', se ne deduce che hai voluto creare ...
R- "Sì. Penso che 'Hounds Of Love' sia molto ovvio, altra gente me lo ha detto. Ma nel contesto del brano omonimo ha un significato totalmente diverso. Si riferisce al 'segugio' dell'amore - simbolicamente il segugio rappresenta quella forza (l'amore). Ti spaventa, per cui vuoi sfuggirgli ma lui t'insegue e quando ti cattura ne sei terrorizzato, forse ti ferirà".
D- Sulla base di un'interpretazione a livello subconscio cosa significa?
R- "A livello subconscio! Ci stiamo inoltrando nelle teorie di Freud?"
D- Beh, perché no?
R- Perché non mi sono spinta così lontano - è un'immagine, l'idea del sentirsi spaventato, al posto di questa energia dell'uomo c'è una muta di cani".
D- "Da cosa pensi la gente sia spaventata? Dal sesso, che affascina ma ha anche la qualità di ispirare timore. Specialmente se è diviso con qualcuno o qualcosa che non è una parte accettata della quotidianità. Quindi ha a che vedere con la tentazione, e una volta che hai commesso il peccato tutto diventa bello. E' questo ciò che la gente prova nei confronti della sessualità.
R- "Suppongo tu abbia ragione. Il timore è quello della relazione in sè, ma ovviamente trattandosi di un uomo e di una donna ha a che vedere con l'energia sessuale".
D- " Già altre volte hai trattato degli argomenti che sono considerati dei tabù, per esempio in "The Infant Kiss". E' una canzone che parla della pedofilia. La cosa strana è che, scritta da una donna, sembra accettabile.
R-"E' molto differente da un punto di vista femminile, ed è proprio questo che la rende interessante".
D- Ma hai mai pensato che se fosse stata scritta da un uomo avrebbe fatto scalpore?
R- "No, ma penso tu abbia ragione. Comunque un uomo non la scriverebbe. Non so, forse è un po' complicato da intendere. Il testo è basato sul fascino di questa donna dolcissima e gentile che non si considerava affatto perversa, ed infatti lei non lo era, è questo il punto! Lei ha creduto di essere pedofila ma di fatto non lo era perché l'energia che captava era quella di un vero uomo e non quella di un bambino, dato che il piccolo era posseduto.
La cosa è ben diversa se vede coinvolti un uomo e una ragazzina, tanto per cominciare l'uomo è molto potente".

D- Pensavo alla cosa a livello politico: come reagirebbero le femministe se fossi io a scrivere questa canzone...?
R- "Sì, se fossi stato tu a scriverla automaticamente avrebbe assunto dei connotati strani e pericolosi, dato che normalmente non la s'intende così, infatti - e questa è molto pesante - se l'attrazione è da parte di un adulto verso un bambino acquista molta più risonanza. Normalmente l'attrazione fisica coinvolge uomini e ragazze. Credo che tu ti sia inoltrato in un'area molto ma molto negativa e pericolosa che la renderebbe un qualcosa di molto spiacevole..."
D- Ti consideri una femminista?
R- "Sono contraria a questo parola, e probabilmente lo è la maggior parte delle donne. Femminista è una di quelle parole... quando la senti ti viene un 'ummgh'. E' come quando senti dire 'concept'. Vengono in mente orribili immagini di donne con gambe pelose e grossi muscoli. Intendo dire che fa pensare a delle lesbiche mascoline.
Con queste immagini i media ci giocano, ma credo anche ci siano molto gruppi di donne alle quali fondamentalmente non piacciono gli uomini e che tendono ad ottenere solo molta pubblicità. Perché sono terribilmente aggressive e molto illogiche: 'A cosa ci servono gli uomini?'. Molte donne si sentano confuse da ciò. Io lo sono, mentre invece si dovrebbe solo entrare dall'altra parte - questo è il punto - e lavorare .
Ci sono molte donne che, ovviamente, desiderano avere le stesse opportunità degli uomini, che non vogliono avere le porte sbattute in faccia. Ma perdio, dobbiamo aiutarci l'un l'altro, non combatterci! Dovremmo lavorare per aiutarci. E gli uomini dovrebbero essere allevati come le donne. Siamo stati entrambi molto condizionati.
D'accordo, siamo diversi, dobbiamo riconoscerlo, ma dovremmo essere capaci anche di lavorare insieme e di aiutarci, ed io credo che possiamo farlo. Ce ne stiamo fermi seduti ad aspettare sentendoci confusi, sia le donne che gli uomini! O in alternativa, gli uomini sono là fuori che si comportano come dei porci sciovinisti e le donne facendo le femministe. Ma c'è dell'altro nel mezzo, un miscuglio di gente che cerca di stabilire un equilibrio".

D- Attualmente tu hai tracciato un percorso molto indipendente con le tue sole forze ed in un certo qual modo hai offerto una definizione di ciò che le femministe vorrebbero le donne fossero capaci di fare.
R- "Mi piacerebbe credere che oggi ci sia una potente forza di donne che credono dovremmo avere eque opportunità in campo lavorativo, che dovremmo essere trattate gentilmente senza alcuna minaccia, e così via.
Senza necessariamente cominciare con: 'Noi odiamo gli uomini - tagliategli le palle!'. Intendi? Credo che molte donne stiano cominciando a farlo in modo appropriato. Guarda nel campo della commedia, in Inghilterra è incredibile. La migliore. Davvero, è superba. Nonostante gran parte di essa sia su base negativa continuo a pensare che sia eccellente e molto avanti a qualunque altra.
Ma le donne sono state molto sfruttate nella commedia - o c'era qualcosa di veramente odioso e sgradevole e tutti a dire 'aaa', oppure c'erano le umiliate ragazze dal bel faccino del 'Benny Hill' che non parlavano mai.
Ma adesso si è verificata una rivoluzione nella commedia che coinvolge le donne in modi molto più interessanti. Non sono usate come donne, non sono necessariamente carine o brutte, sono solo delle persone. E per quanto mi riguarda questo dato parla chiaro.
E' bello ciò perché penso che troppo spesso le donne siano 'compiacenti'. Come è accaduto un paio di anni fa quando l'inclinazione generale di quei programmi femministi, che erano intesi a favore delle donne, altro non erano che dei giochi anti-uomini.
Tutte le donne che conosco li hanno ritenuti orribili, erano totalmente offensivi e non divertenti. Tuttavia, si presumeva che le donne ne avrebbero riso. Le donne sono arrivate ed hanno raccontato barzellette maschiliste tanto quanto quelle degli uomini.
Ora la situazione sembra essere cambiata. Sono donne, Victoria Wood, Jennifer Saunders, Tracey Ullman, sono donne, vere donne".

D- Tu hai rifiutato, con successo, di discutere pubblicamente della tua relazione con Del [Palmer] per sette anni. Perché?
R- "Beh, penso che la nostra relazione non riguardi altri che noi due".
D- Ma d'altra parte, è stata resa pubblica dalle pagine del "Daily Mirror.
R- "Sì, c'è stato il lancio dell'album ['85], e ci siamo chiesti se apparire in coppia o separatamente comportandoci normalmente. Abbiamo deciso che era sciocco non andarci insieme, così è stato ma tutti hanno voluto fotografarci. Non credo Del avesse mai sperimentato qualcosa del genere prima di quel giorno. Quindi non è successo che tutto a un tratto la cosa si è saputa.
C'è stato il lancio e lui era là. Ed ai giornalisti è piaciuto!"
D- Crea qualche tensione il fatto che dei due chi guadagna cifre enormi sei tu? E' il contrario del modello di coppia convenzionale.
R- "Non è poi così inusuale oggigiorno. Del è molto coinvolto nel lavoro. Lui sembra apprezzare molto la musica che compongo, per cui lavoriamo insieme.
Il fatto che io guadagno di più non credo gli importi".

D- Per quanto riguarda la tua scrittura, le tue radici affondano nella cultura inglese? Ad esempio la citazione di Tennyson per introdurre "The Ninth Wave", ed inoltre c'è stata "Oh, England My Lionheart" sul secondo album.
R- "Il mio numero patriottico - sì, penso però che fosse di più allora che oggi.
La citazione di Tennyson è stata un po' fuorviante perché piuttosto che di un'ispirazione avevo bisogno di un titolo per l'intera side e nei testi non riuscivo a trovare un verso che fosse appropriato. I vari brani necessitavano di un titolo che dicesse qualcosa, per cui ho cercato in alcuni libri ed ho trovato questa citazione di Tennyson che era perfetta per quello che intendevo dire".


[Da 'The Holy Grail' ('Il Santo Graal') di Tennyson:
"Onda dopo onda,
fino all'ultima, la nona,
cogliendo la metà del profondo e piena di voci,
si levava e immergeva lentamente, ruggendo,
e tutta l'onda era in una fiamma"
, N.d.T.]

D- Le tue letture sono per lo più incentrate sulla letteratura del diciannovesimo secolo?
R- "Leggo molto poco. Sono terribilmente ignorante, proprio come in politica. Quando ero bambina leggevo moltissimo ma ora quando prendo in mano un libro mi sento in colpa perché penso che avrei altro da fare.
Leggere è un'esperienza così intima: solo tu e il libro. E' questa la bellezza della lettura. Ti senti partecipe dell'opera. Suppongo che sia questo il vero motivo per cui leggo poco!"

D- Ho avuto questa sensazione cominciando a leggere "Wuthering Heights".
R- "Esatto. Mi turba sempre: ogni libro che ho letto mi ha scosso. E' speciale, uno proprio instaura una relazione. "Wuthering Heights" poi è una storia così immensa ... Oscar Wilde è stato uno delle mie prime influenze, i suoi racconti. Ancora oggi leggendone uno potrei ritrovarmi a piangere. Sono delle storie terribilmente tragiche".
D- Cosa mi dici dell'aroma irlandese che si respira nella tua musica?
R- "E' qualcosa che avverto fortemente in me, il sentirmi dibattuta fra il mio sangue inglese e quello irlandese. Ma l'influenza irlandese è davvero forte. Mia madre ha sempre ascoltato musica irlandese ed io credo che quando si è giovanissimi le cose entrano più in profondità in te perché non hai ancora costruito tanti muri.
Io guardavo mia madre e quando le cornamuse cominciavano con il loro 'Yahoo' tutto s'illuminava, ciò può essere fonte di grande ispirazione. Si tratta di pezzi molto emozionanti. Sono stata fortunata ad avere questo tipo di stimoli, sono stati potentissimi a livello emotivo. Le cornamuse fanno emergere violentemente le emozioni dal tuo cuore".

D- Questo significa che al momento stai ascoltando musica tradizionale irlandese?
R- "Sì".
D- Qual'è la tua reazione all'Irlanda?
R- "E' bella, totalmente bella. Ci sono così tanti differenti tipi di paesaggi e di bellezza. E' meraviglioso anche solo bighellonare sulla costa e guardarla cambiare. E' sempre drammatico. Così bella e così... fuori dal tempo. Guardando molta parte di essa sembra di tornare nel secolo scorso, ha un tale senso di magia. E anche le persone sono fantastiche, così calorose, così malinconiche. L'Irlanda mi piace moltissimo. E' uno dei pochi luoghi, a parte l'Inghilterra, dove abbia mai pensato di andare a vivere".
D- Ti sei mai spinta al confine dell'Irlanda del Nord?
R- "No, mai".
D- Ti piacerebbe andarci?
R- "Sì, lo vorrei".
D- Non hai riserve in proposito?
R- "Credo che tutti gli inglesi abbiano delle esitazioni. Non puoi fare a meno di sentirti condizionato. Accade dappertutto ed io vorrei superarlo, ovviamente senza subire, per comprendere quella realtà priva dell'illusione che è stata creata dalla gente".
D- Tua madre era repubblicana?
R- "Non posso risponderti. Dovresti chiederlo a lei".
D- Era solo per comprendere quali idee del rapporto tra Nord e Sud e tra l'Inghilterra e l'Irlanda ti sono state inculcate.
R- "Quelle fornite dai media, e dall'IRA. Ecco a cosa pensa un inglese appena si nomina l'Irlanda del Nord. Gente bombardata e massacrata, uno scenario di guerra, di repressione. Con gli inglesi che probabilmente non sono i benvenuti da quelle parti. E' questa l'impressione che ne riceviamo".
D- Da piccola eri a conoscenza del confine? Eri consapevole delle tensioni storicamente esistenti tra gli inglesi e gli irlandesi?
R- "Il quadro dell'Irlanda che mi dipingeva mia madre era della sua casa e niente più. Il suo cuore era là. Tutti i suoi ricordi e le storie che raccontava della sua casa erano solo belle. Credo che ciò abbia inciso fortemente sulla mia opinione sull'Irlanda. Ed è per questo che lì mi sento a casa mia, perché amo tanto l'Irlanda. Ovunque là avverto la presenza di mia madre".
D- A questo punto pensi che i tuoi genitori abbiano accettato questo stile di vita oppure avrebbero preferito che 'la loro Kate' fosse diventata qualcun altro?
R- "Non so. Non mi hanno mai detto niente al riguardo, né tanto meno io gliel'ho mai chiesto. Però sono eccezionali e credo che ne siano molto felici. Sembrano trarre molto piacere dall'essere coinvolti nel mio lavoro. Lo apprezzano sinceramente".
D- La tua famiglia sembra saldamente unita. I tuoi fratelli sono molto coinvolti nella tua carriera.
R- "Sì, seppur non lo siano costantemente. La mia famiglia è molto importante per me. E' sempre stata disponibile, sempre pronta a sostenermi".
D- Avendo quest' idea della tua famiglia e dell'unione che c'è tra di voi, cosa ne pensi di avere dei figli per crearne una proprio tua?
R- "Non so cosa rispondere, non ne ho ancora sentito il desiderio. Il mio lavoro mi ossessiona. Non so. Dovrei".




Nell'arco degli anni '83-'84-'85 Peter Swales ebbe modo di incontrare ed 'intervistare' piu' volte Kate. Intervistare tra virgolette perche' in effetti si tratto' piu' di alcune chiacchierate amichevoli dal momento che per i Bush egli era (e si presume lo sia ancora) un amico di famiglia. Dalla summa di quegli incontri ne derivo' una lunghissima intervista piuttosto atipica, l'unica nella quale compaiono contemporaneamente anche interventi di Del Palmer e di Paddy Bush. Una parte di essa venne pubblicata dal mensile americano "Musician" nell'85, mentre Swales acconsenti' a farne pubblicare la versione completa sulle pagine della Fanzine inglese 'Cariad Kate' nell'87. Quella che stiamo traducendo e' proprio la versione integrale.


"L'INTERVISTA DI PETER SWALE" ("Cariad Kate" n. 3/4/5, '87) *

Peter: Mi affascina constatare che nonostante tu impieghi una base strumentale Rock, la tua musica non sembra dovere molta della sua ascendenza alle origini americane. Oserei dire che tu sei una dei pochissimi artisti popolari ad aver sviluppato un tipo di musica unicamente britannico.
Kate: Sì, ciò è molto interessante. La maggior parte della musica che mi piaceva era inglese, probabilmente è per questo che le origini non sono americane. Mentre, forse, la maggior parte degli altri artisti hanno ascoltato Elvis e musicisti di questo tipo. E molti dei loro eroi erano americani. Al contrario gli artisti che piacevano a me, come i Roxy Music e David Bowie, erano fra i pochi a quel tempo che cantavano con accento prettamente inglese. Intendo dire che Elton John, Robert Palmer e Robert Plant, quando cantano hanno un accento americano nonostante siano di origine inglese.
Peter: Sì, giusto, ma io mi riferivo a una maggiore profondità in fatto di genetica musicale: le tue invenzioni melodiche e concezioni del ritmo sono veramente non americane. Tu sei nata nel 1958, quando componesti le tue prime musiche cosa stava acca-dendo nella musica, quali sono stati i primi artisti che hai ascoltato?
Kate: La prima canzone Pop che ho mai ascoltato e che mi è veramente piaciuta è stata "Little Reed Rooster". L'ho ascoltata in macchina al ritorno dalle compere e ho ascoltato in cui il cantante cantava fuori tono. Non intendo dire in senso, spregiativo, voglio dire che il disco suonava così anticonvenziona-le e che io prima d'allora non
avevo mai sperimentato un canto del genere.
Peter: I Rolling Stones hanno pubblicato quel disco intorno al 1964, anno in cui tu avevi circa sei anni?
Kate: Sì, in quell'anno. L'unione di una musica fantastica e un canto fuori tono mi trasmise un'emozione molto particolare. Ma suppongo che effettivamente ho cominciato ad essere consapevole della musica Pop intorno alla fine degli anni '60. L'ho ascoltata tramite i miei due fratelli, ma se non fosse stato per loro io probabilmente non l'avrei mai conosciuta dato che i miei compa-gni di scuola ascoltavano tutt'altro.
Paddy: Questa è una cosa interessante perché noi non eravamo affatto realmente coinvolti nella musica Pop, a quel tempo. Jay ed io eravamo presi dal Revival del Folk inglese, abbiamo avuto un incredibile acceso approccio verso la musica Folk tradizionale.
Peter: Paddy, sicuramente tu non avrai niente in contrario a parlarci di tua sorella di fronte a lei. Quando sei diventato cosciente che Kate non era semplicemente dotata musicalmente ma che era una forza con cui dover fare i conti?
Paddy: Sin dall'inizio. Aveva circa dieci anni.
Peter: E tu e Jay avete forse cercato di coltivare questo talento nella spe-ranza che un giorno avrebbe dato dei frutti?
Paddy: Oh no, no, l'ha fatto da sé. Per coltivare una predisposizione alla musica devi spendere molto del TUO tempo creando molti strani suoni in continuazione. Non è una cosa che puoi inculcare nella mente di un altro. Quando c'è una famiglia che vive sotto lo stesso tetto e tu cerchi di creare la tua musica, solitamente gli altri componenti chiudono le porte cercando di lasciare fuori il suono. E quando ci sono diverse persone che suonano degli strumenti nella stessa casa, beh, la situazione si complica! Ricordo che mi hanno lanciato degli oggetti contro durante i primi tempi perché erano 6 mesi che suonavo la stessa musica. Era stressante! E quando Kate ha cominciato a lavorare al pianoforte si chiudeva in camera e volava via per 5/6 ore, sette giorni alla settimana trascorrendo il suo tempo solo suonando il pianoforte.
Peter: Intendi dire quando aveva solo 13/14 anni?
Paddy: Sì, ma figurati! A 13/14 anni lei ha passato tonnellate di tempo scrivendo, ma di fatto ha cominciato quando aveva 10 anni.
Peter: Ciò ha cominciato ad assumere proporzioni quasi patologiche ed ha al-larmato la famiglia?
Paddy: [ridendo] Certamente!
Kate: Patologico! (Kate, la figlia di un dottore e di una nurse, sembra trovare questo termine alquanto divertente).
Paddy: Sì! Ma no, è per via della forte influenza della tradizione irlandese nella famiglia. Credo che la sua fosse un'evasione dalla realtà. Nostra madre è irlandese. Io penso che Kate forse ha sentito come un leggero obbligo da parte sua di imparare qualcosa che soddisfacesse lo spirito irlandese. E da qualche parte dell'immaginazione di mia madre è saltata fuori l'idea che Kate imparasse a suonare il violino. Sembra essere una tradizione che la gente debba imparare a suonare il violino. Sono pochi quelli che lo scelgono volontariamente quale strumento di studio! E Kate certamente l'ha scelto soltanto dietro pressione. Perciò il piano è stato un mezzo per esplorare la musica in una dimensione diametralmente opposta a ciò che il violino deve aver rappresentato per lei. Evasione dalla realtà. Pura evasione dalla realtà! Sai il comando sarebbe: "Vai e fai pratica sul violino", ma al suo posto è uscita la musica del pianoforte! Io credo che forse noi Bush siamo un po' così..., perciò sì, i suoi primi esercizi al pianoforte in principio furono una diretta reazione alla musica diretta così come noi la conosciamo o come lei la conosceva a quel tempo. Lo stile che lei stava sviluppando cantando e suonando il piano era l'opposto di tutti i tipi di musica diretta di cui lei si era nutrita fino ad allora. Pura fuga dalla realtà, ed anche molto bella.
Peter: Ma allora, Kate, la tua famiglia ha immediatamente accettato quello che stavi facendo?
Kate: Sì, io ero solita andare da mio padre e da Jay per avere opinioni sulle mie canzoni e la loro reazione (o contro reazione) era molto importante per me. Jay è uno scrittore, ha scritto delle cose veramente belle, e tutto sommato ha avuto una grande influenza su di me. Fu con il suo aiuto che ebbi il mio primo contatto con il business musicale, tappa che guidò i miei cambiamenti, ed ora lui si occupa del lato economico del mio lavoro. Oltre a proporre molte buone idee, mi ha fatto conoscere molti artisti che probabilmente io non avrei mai ascoltato e naturalmente ascoltare nuova musica può essere una grandissima influenza.
Peter: Torniamo al pianoforte. Sicuramente le tue esecuzioni non si sviluppa-rono in un vuoto musicale.
Kate: Beh, avevo all'incirca 12 anni ed ero una grandissima fan di Elton John. E' stato il mio primo eroe musicale, io aspiravo così tanto a realizzare qualcosa come ciò che stava creando lui. Stavo iniziando a scrivere canzoni e fu allora che vidi questo ragazzo, l'unico che conoscevo che scriveva canzoni e che allo stesso tempo si accompagnava al pianoforte. Il suo modo di suonare era meraviglioso, ancora oggi penso che suoni in modo fan-tastico. In un modo sempre perfetto per le sue canzoni.
Peter: Parlando del tuo modo di cantare, so che tu ascoltavi Billie Holliday. Hai deliberatamente cercato di imitarla, cantando con i suoi dischi e così via?
Kate: E' stato quando avevo circa 17 anni ed ascoltavo ogni tipo di musica. E no, credo che Billie Holliday sia una dei pochissimi artisti che mai accompagnerei con il mio canto durante l'ascolto. E' troppo brava, non potrei mai neanche sfiorarla in quanto a bravura. Il premio che uno ottiene da lei è proprio nell'ascoltare la sua voce. Questa è la sua bellezza, ascoltandola uno riesce quasi a sentire cosa ha fatto nelle ultime tre settimane. Il suo modo d'interpretare è straordinario, davvero meraviglioso, il suo canto ha una carica di... agonia, ma è allo stesso tempo molto piacevole per chi ascolta.
Peter: Hai mai cantato canzoni immediate, ci sono dei cantanti che hai studiato nel sviluppare il tuo personale stile di fraseggio?
Kate: Mentirei se non menzionassi Brian Ferry perché lo trovavo favoloso, era il più emozionante interprete che avessi ascoltato , la sua voce aveva dei li-miti ma quello che riusciva a fare con essa era bello, intendo dire proprio bello. Per me ricopriva l'intero spettro emotivo, non mi stancavo mai di ascoltarlo. Sai, i primi album dei Roxy Music, con questa bella voce e i bei testi, e Brian Eno nel background, magico.
Peter: Ma Kate, sono molto curioso, io so che tu sei cresciuta ascoltando artisti come David Bowie, Mark Bolan (T. Rex), Dave Edmunds, Roxy Music, Elton John, ed altri del genere. Eppure la mia opinione è che tu sei molto più eloquente musicalmente di tutti questi artisti. La tua musica ha una profondità e una complessità, anche una certa opulenza, che non sono facilmente attribuibili alla musica Pop e ciò mi suggerisce che forse ci sono diversi insiemi di valo-ri estetici impliciti che tu hai assimilato da qualche parte lungo la strada, forse anche derivanti dalla musica classica o dall'opera.
Kate: Credo che in un certo qual modo la musica classica, se ti piace, sia una forma superiore di musica perché racchiude in sé molto spazio in cui può muoversi liberamente la fantasia dell'ascoltatore. Penso che trovare le parole in una canzone risulti piuttosto limitativo per l'ascoltatore. Io amo ascoltare musica classica perché la trovo una fonte di ispirazione, e suppongo che questo mio amore l'ho trasmesso anche nella mia musica.
Peter: Così tu non pensi di aver formule classiche nella tua musica consapevolmente.
Kate: Beh, sì penso che molta musica classica sia talmente bella da stimolarti. Quando ascolto qualcosa di bello io penso 'Dio! Sarebbe favoloso se solo riuscissi a scrivere qualcosa che rasenti anche solo minimamente questa bellezza'. Quindi sono certa che l'influenza si fermi allo stimolo. Non è un copiare ma, piuttosto voler riprodurre , beh, un certo tipo di vibrazioni. Cercare e cogliere lo stesso tipo di atmosfera che quella musica crea quando l'ascolti.
Peter: Hai avuto un'educazione musicale molto formale? Sei in grado di com-prendere i tuoi brani in termini di teoria musicale?
Kate: Beh, fondamentalmente so cos'è un accordo, ma non ho avuto una vera istruzione classica. Le mie conoscenze in materia teorica derivano dai miei studi sul violino, quando ero piccola.
Paddy: Vedi, in realtà le nostre radici sono nelle tradizioni orali. Voglio dire che la musica è tramandata nella nostra famiglia in questo modo.
Kate: Sì, penso che ci sono maggiori influenze derivanti dalla musica tradizionale, spe-cialmente inglese e musica folk irlandese. Perché quando ero molto piccola i miei fratelli erano devoti alla tradizione musicale ed è qualcosa che io ho sempre amato ed amo ancora. Specialmente la musica irlandese, che amo moltissimo. Credo di essere stata sempre impressionata dalle parole della musica folk, voglio dire perfino quando ero molto piccola ero consapevole che quelle canzoni ave-vano bellissime parole. Erano sempre storie, ogni canzone è una storia, non come i versi della maggior parte delle canzoni Pop.
Peter: Hai mai suonato fisarmoniche e concertine?
Kate: No, Paddy ne ha una grande collezione. Occasionalmente mi intrufolavo nella sua stanza e le suonavo un po' quando lui non c'era. Ma in realtà Paddy suonava diversi tipi di questi strumenti e io lo accompagnavo sempre col pianoforte.
Peter: Su diversi brani dell' album hai utilizzato musicisti irlandesi ed anche una serie di suoni etnici. Ciò riflette molto i tuoi ascolti? Hai ascoltato molta musica del genere, ad esempio musica aborigena, orientale, o di altra origine etni-ca, e hai deciso di integrarla nella tua musica?
Kate: No, non credo proprio. C'è stato un periodo in cui ho ascoltato certa musica etnica. Ma non ne sono mai stata un'avida ascoltatrice. Paddy lo è. L'ascolta sempre.
Paddy: Sì, considero seriamente la musica etnica e ne colleziono dischi e strumenti.
Peter: Sei tu allora il responsabile che aggiunge uno di quegli strumenti ai brani di Kate, colui che realizza qual'è il miglior suono per determinati brani?
Paddy: Normalmente sì, quando si tratta di strumenti etnici e inusuali. Io suggerisco uno strumento, Kate lo ascolta nel contesto del brano e se le piace rimane, altrimenti io cerco e trovo qualcosa di diverso.
Peter: Del, tu suonavi il basso nella "KT Bush Band" originale. Il chitarrista Brian Bath tempo fa ha raccontato di come un giorno verso la metà degli anni '70 Paddy gli chiese di unirsi alla band e suonare con la sua giovanissima sorella e di quale grande confusione si sentì preda perché non riusciva a credere a ciò che stava ascoltando.
Del: Sì, e lui non fu l'unico. Avevo sentito cose su Kate da Paddy perché lo conoscevo da tempo. Brian mi aveva detto di aver sentito alcune delle sue canzoni e che erano veramente belle, ed io mi fidavo della sua opinione. Ma la mia impressione era stata che lei fosse più grande e più matura. Poi alla nostra prima prova - Kate, Brian, ed io, e un tipo chiamato Vic King alla batteria - ho provato un particolare coinvolgimento emotivo sin dalla prima nota. Ho pensato: 'merda, questa ragazza ha solo 18 anni!'. Mentre io erano anni che mi esercitavo sul mio basso.
Ho capito che dovevo essere coinvolto in qualche modo con lei, ero certo che sarebbe diventata MEGA. Era un fenomeno, perché la sua musica era così completamente diversa da quella creata dagli altri. Da allora non ho mai più provato il desiderio di lavorare con altri. In alcun senso potrebbe essere così avventurosa ed esigente.
Non è una bella cosa che tu te ne stia lì seduta a ridere, Kate: è la verità! Accade sempre che le canzoni cominciano in un modo che io istantaneamente trovo ... beh, familiare. Ma all'improvviso balzano in una direzione totalmente diversa ed io penso: "Cristo! Come ti è potuta venire in mente una simile idea da quella iniziale?" A me non sarebbe mai venuta - e come se non bastasse il risultato funziona!
Questo procedimento è ancora più frequente in questi ultimi anni, di quanto non lo fosse allora. Per quanto mi riguarda, un grande artista è qualcuno/a che riesce sempre a sorprenderti ed a mio parere ce ne sono davvero pochi, molto pochi. Ho dei gusti musicali molto ristretti.

Peter: Quando hai incontrato Kate per la prima volta credi fosse cosciente della sua precocità musicale, oppure ne era realmente inconsapevole?
Del: Non sono certo di saper rispondere a questa domanda. Credo che sottovalutasse la portata del suo talento, se capisci cosa intendo dire.
Peter: Kate, è ancora così?
Kate: Non so! Tutto ciò è molto interessante, mi sento come una mosca sul muro [ride].
Del: No, io credo che ti sottovaluti parecchio, Kate..."
Peter: Oltre il tuo lavoro, incontrerai molti musicisti, la maggior parte dei quali sono uomini, naturalmente. Musicalmente parlando tendono a prendere Kate Bush seriamente?
Kate: Penso di sì. Infatti molti di coloro che mi hanno detto di amare "The Dreaming" erano musicisti. E questo ha significato molto per me.
Peter: Sembra che, mentre Kate Bush sia un gusto acquisito, tende a soddisfare l'appetito musicale di coloro che lo acquisiscono, tanto che da quel momento in poi questi ultimi tendono ad avere un minor interesse nei confronti di altri artisti.
Del: Esatto, hai perfettamente riassunto quello che sento io. Intendo dire che per quanto riguarda il mio lavoro di musicista io non provo affatto interesse di voler suonare con altri... Certo, c'è una certa dose di appagamento emotivo in ciò, ma il fatto è che uno è sempre sorpreso da ciò che tu Kate riesci a creare.
Kate: Oddìo, questo è troppo!
Peter: Può sembrare una sviolinata, ma a me sembra proprio che in un certo senso tu sia la vera erede di quanto di meglio c'è stato in passato. Tutto ciò che sembrava grande negli anni '60 oggi sembra un mucchio di schifezze, ma io faccio riferimento a brani come "I'm The Walrus" dei Beatles e a brani di quel livello. La tua musica è similarmente "ampia", sia nella sua concezione che nell'esecuzione finale. molto elettrica, sperimentale, spesso esotica e allo stesso tempo animata da un certo spirito...
Kate: Trovo che sia un'affermazione molto interessante, un grande complimento. Certamente gli anni '60 sono stati gli anni in cui sono cresciuta e tutte quelle prime influenze sono molto forti. Ma la trovo molto lusinghiera.
Del: Credo che Peter abbia colpito nel segno, è vero, Kate è più o meno tutto quanto di buono c'è stato nei '60.
Peter: E sai, la sua musica mi colpisce come la musica dei Beatles. La maggior parte degli artisti rock lavora con genere o con un altro ma solitamente tendono ad essere limitati da questo. Ma, come con i Beatles, tu Kate sei sempre capace di passare da uno stile all'altro pur restando sempre riconoscibile. Inoltre, sei sempre musicale, sempre dinamica, sempre molto raffinata...
Del: Sì, esattamente. E ciò è ancor più rimarchevole se si pensa che non sei mai stata veramente esposta alla musica dei Beatles a quel tempo.
Kate: E' un gran complimento. Ero troppo giovane per essere catturata dalla Beatlesmania, poi quando li ho ascoltati, e ciò credo sia stato circa 4 o 5 anni fa (fine '80), l'ho fatto oggettivamente, se vuoi. Mi sono ritrovata così sbalordita dalle loro qualità musicali. Mi riferisco ad ogni brano! E cose come "I'm The Walrus" suonano ancora così attuali.
Ci sono pochi artisti che stanno creando musica di quel livello! Credo ce ne siano sempre alcuni che realizzano qualcosa di veramente valido, ma a parte nei '60 anni in cui c'è stata questa enorme quantità di ottimo materiale, tipo la musica della Motown e il resto, sembra che ne restino solo 2 o 3 favolosi. Solo occasionalmente si avvera questa esplosione di musica meravigliosa, non accade spesso.
Peter: Conosci la musica di Laurie Anderson?
Kate: Sì, mi è piaciuto molto il suo album "Big Science", c'erano alcune track davvero interessanti, amo "Oh Superman".
Peter: Sono rimasto sorpreso recentemente di sapere che uno dei tuoi brani preferiti è "Tropical Hot Dog Night" di Beefheart.
Kate: Oh, Beefheart è fantastico! E il testo di "Bat Chain Puller"? Wow! Lui è un po' come Lindsay Kemp, è terribilmente sottovalutato anche se ha avuto una grandissima influenza su un mucchio di artisti. In un certo qual modo, sembra essere questo il suo ruolo, sai la gente tende ad usufruire di molte delle sue idee.
Peter: Ascolti di più interpreti o sei più propensa ad ascoltare strumentisti?
Kate: Beh, ci sono alcuni interpreti che ascolto, ma devo dire che generalmente ascolto molto più strumentisti, come George Winston, un pianista Jazz della Windhom Hill che trovo bello da ascoltare. Il fatto è che quando lavoro molto intensamente su un album più che ascoltare musica tendo a concentrarmi su cose visive perché le mie orecchie sono così stanche e la mia mente esce dalla concentrazione in studio talmente frastornata, magari dopo una giornata passata a base di suoni secchi o cose fuori tono, che se ascoltassi altra musica me ne stare seduta a criticare: "oh, questo è fuori tempo, quello è fuori tono" e cose del genere.
Invece è piacevole guardare delle commedie, mi rilassano e mi fa bene farmi una risata. In più la commedia è materiale dotato di molto spirito di osservazione. E' basata su osservazioni sulla gente.
Peter: Kate, tu hai così tante voci diverse ed una estensione di quattro ottave, ma come riesci a modellarla? Intendo dire che tu non fai pratica durante i concerti o altre esibizioni.
Kate: No, no, è vero. La cosa più difficile è sentirmi stimolata nel modo giusto per riuscire a cantare con il giusto feeling emotivo. E ancor più difficile per me è sentirmi rilassata abbastanza da essere disinibita. A volte devo bere un po' e altre volte mi piace farlo [cantare, ndt] con Del perché mi sento molto più rilassata con lui che con altri ingegneri del suono. Divento ipersensibile quando incomincio a cantare.
Peter: Posso asserire che sul nuovo album, in "The Big Sky", sei ciucca?
Kate: Sì, ho dovuto bere in quel brano, nella parte finale. E definitivamente in "Waking The Witch", ero veramente ubriaca mentre la cantavo.
Del: Ti chiedevi se lei si esercita per il canto, ed io penso che lo faccia senza neanche accorgesene. Quando andiamo in macchina, per esempio, mette su una cassetta e canta mentre ascolta, provando allo stesso tempo ad inventare nuove strane armonie...
Peter: Ma io intendo l'abilità di intonare una nota o di sostenerla, risente del fatto che stai interpretando?
Kate: Dipende. A volte devo separare la mia voce dal lavoro, devo proprio impararlo. Altre volte...beh, dipende da come mi sento. Se sono stanca è difficilissimo per me registrare la parte cantata. I cori non sono un grosso problema. E' il canto principale che richiede il giusto feeling e la giusta atmosfera, mentalmente ed in studio.
Peter: Per cui la maggior parte dei canti che ascoltiamo sono "doppiati" in seguito?
Kate:Sì, gran parte di loro richiede lunghi tempi e molto lavoro, soprattutto per catturare la giusta inflessione emotiva e cose del genere. Ma "The Man With The Child In His Eyes" e "The Kick Inside" sul primo album, furono registrate dal vivo, voce e pianoforte con l'orchestra, il che fu assolutamente terrificante. Intendo proprio terribile! Mi sentivo pietrificata e non l'avrei fatto se non mi avessero costretta. Sul nuovo album [Hounds Of Love] non ci sono canti dal vivo perché volevo essere in grado di controllare il suono della voce separatamente.
Del: Sì, ma ciò di cui molti non si rendono conto è che Kate è una fantastica improvvisatrice. "The Big Sky" ne è un ottimo esempio, l'intera parte finale è tutta improvvisata. Ricordo sul terzo album il brano "The Wedding List", ebbene ricordo che sono entrato in studio e che l'ingegnere del suono [John Kelly] mi ha detto "Merda ragazzo! Dovresti sentire cosa sta facendo!". Presero sei o sette brani di canti improvvisati da Kate e che potevano utilizzarli tutti, ognuno era semplicemente fantastico. Ma la gente generalmente non pensa a Kate come a qualcuno che fa molta improvvisazione. Pensano che tutto ciò che produce sia frutto di studio e calcolo. Eppure non è affatto vero.
Peter: Devo ammettere che nonostante io ami la Kate Bush matura ovviamente, mi manca quella giovanissima e incantevole, quasi estatica voce dei primi album. Non canti più spesso con quel registro vocale oggigiorno ma piuttosto su un'ottava all'incirca più bassa.
Kate: Penso che dipenda dagli anni che passano, gli album sono molto autobiografici e a quel tempo stavo scrivendo e sperimentando per riuscire a spingere la mia voce verso le note più alte ed in aree differenti. Non so perché ma a quel tempo sentivo che la mia voce era al suo apice toccando quelle note là. Trovo anche ciò interessante perché quando Joni Mitchell era giovanissima era solita cantare intonando note alte, nonostante oggi usi un tono di voce molto basso e jazzato.
Del: Io penso che oggi sia proprio il tuo approccio al canto completamente diverso da quello di allora.
Kate: Beh, ho sempre trovato le voci basse più attraenti. Quel tono così alto non mi piace molto. Con i toni alti le parole tendono a non capirsi. Quando la voce è bassa uno tende ad ascoltare di più le parole ed un po' meno la voce intesa come strumento.
Peter: Kate, le tue canzoni esplodono nella tua mente all'improvviso oppure richiedono un lavoro artigianale e ti costano grande pena e fatica renderle dei pezzi d'arte?
Kate: Cambia ogni volta, a dire il vero. Per "Never For Ever" dovevo ancora scrivere la maggior parte dei brani e ciò mi avrebbe richiesto delle settimane anche solo per ottenere un coro o scrivere le parole. Quando, però, siamo entrati in studio tutto è stato molto spontaneo e veloce.
Mentre con gran parte di "The Dreaming" è accaduto che mi sono seduta al pianoforte ed ho scritto il ritmo, ho proprio scritto i brani. Non riuscivo a crederci. Le parole magari non c'erano ancora ma l'idea era là ed anche tutti i toni. E' stata la prima volta che ho avuto il demo dei brani mentre li scrivevo. Le note del piano, il tono della voce, i cori, ed avevo un brano! Ed a parte "Houdini" che mi ha quasi uccisa, il resto è stato proprio, dio!, così facile. Tanto facile da far paura. Dopo, però, quando sono entrata in studio tutta quella spontaneità e rapidità è sembrata svanire ed è diventata qualcosa di completamente opposto. La registrazione è stato un lavoro durissimo e molto intenso. I brani del nuovo album, "Hounds Of Love", hanno invece richiesto molto tempo e fatica. Ora che ho il mio studio di registrazione molto del processo di scrittura è parte del processo di registrazione, così anziché entrarci con un brano già finito posso proprio scriverlo in studio. E questo richiede un certo tempo.


Continua...




"L'IMBOSCATA DI KATE" di Adam Sweeting ("The Guardian", 12/10/'89)


"La donna che sorseggia il the in un Hotel presso gli studi della EMI mostra un sorriso aperto e caldo e parla con una tale accattivante franchezza che a uno viene da chiedersi se la vera Kate Bush, colei che realizza quegli strani video e quegli allusivi, elusivi dischi, non abbia assunto una sosia per l'occasione.
"E' difficile. Durante le interviste per la maggior parte del tempo dico assurdità", lei protesta con espressione confusa. "la gente mi rivolge delle domande ed io non so di cosa sto parlando. Molte volte uno cerca solo di lavorare attraverso il tuo processo mentale. Questo è lo scrivere canzoni. Puoi pensare con molta cura a ciò che vuoi dire ma le parole sono un mezzo così potente. Il nostro linguaggio è bello ma incredibilmente ambiguo, non trovi?"
E' molto difficile esprimere quello che s'intende dire. Parli di questo?
"E per la gente comprenderlo totalmente," continua Kate. "Uno pensa di essere stato compreso però accade facilmente che gli altri abbiano interpretato il tuo pensiero in tutt'altro modo ma evitino di dirtelo. Tanta parte della nostra comunicazione si serve delle parole quando di fatto la metà del tempo non capiamo affatto cosa l'altro voglia intendere. Crediamo di capire, e l'altro pensa che noi abbiamo inteso, ed è così che si sviluppa una continua incomprensione."
Perbacco, che labirinto! I complicati strati di significato di Kate ovviamente si sono rivelati troppo per il giornalista che le ha parlato prima di me, dato che un'ora e mezza più tardi mi ha telefonato in preda al panico per dirmi che sul suo nastro non c'era nulla. Ma buona parte degli abitanti del mondo non ha dubbi che la musica di Kate Bush è per loro, sia che la intendano o meno.
Kate è solo un tantino meno riluttante ad incontrare i giornalisti di quanto non sia ad andare in Tour, questa volta sta addolcendo il colpo lasciando filtrare un po' di luce sul suo ultimo album, "The Sensual World".
Con sua grande sorpresa e delizia, i giornalisti hanno finalmente smesso di rivolgerle domande su "Wuthering Heights" e sulla sua sessualità, spostando la loro attenzione su "argomenti molto più profondi".
Forse, con le classifiche imbottite di musica House, Kylie o Heavy Metal, il vero valore di Kate ora è diventato evidente. La musica Pop che viene e se ne va a lei non interessa molto.
"Nella musica pop ci sono alcune cose davvero brutte, non trovi?" mormora, come qualcuno che sta discutendo la notizia di un quotidiano su una piccola, lontana guerra. "Negli ultimi cinque o sei anni tutti si sono vestiti di nero nel music business, ed io vedo la cosa come un vero stato di lutto per la buona musica."
Lei ammira artisti come Peter Gabriel e i Pink Floyd, che vede come dei professionisti che lavorano con i loro tempi.
Si sente irritata da chi liquida i musicisti rock di mezza età come dei relitti di un'era remota sgradevoli alla vista, facendo notare che in ogni altro campo dell'arte gli artisti raramente raggiungono l'apice prima dei quarant'anni.
"The Sensual World" non assomiglia molto ai brani che si ascoltano di giorno sulle stazioni di "Radio 1", nonostante la title track sia stata trasmessa moltissimo.
L'album contiene dieci brani - undici il CD - e anche se richiederà un po' di tempo prima che tu riconosca la tua strada nei suoi solchi, sarà solo allora, probabilmente, che ti accorgerai che è splendido.
Ms Bush ha agilmente dipinto una linea continua con una musica proveniente da ogni fonte. Melodie Folk massaggiano le spalle con scossoni di ritmi Funk. Semplici progressioni di accordi vengono trasformati da audaci vocalizzi usati come strumenti e tonalità di colori. Testi che possono sembrare piatti o bizzarramente ingenui su carta si elevano e danzano quando Kate li canta.
Certe volte, come in "Deeper Understanding" o "Rocket's Tail", ti ritrovi come caduto in un'imboscata e sopraffatto da grandi ondate d'emozioni, dall'amore o dall'infanzia o dal modo in cui le cose continuano a cambiare anche se il tuo desiderio è che restino come sono per sempre.
"E' sciocco", lei dice, "tutto il tempo che è passato scrivendo queste dieci canzoni. Sono solo dieci brani, non si tratta di una cattedrale o altro."
"La tecnologia si muove in fretta, ed io credo che sia un ottimo risultato riuscire ad equilibrare la tecnologia con la comprensione, che è l'elemento umano da cui prende vita tutto il resto. Ciò che diventa sempre più difficile è scrivere nuovo materiale, trovare qualcosa da dire che valga la pena, qualcosa di nuovo che non sia già stato detto nell'album precedente."

Non è un'impresa da poco rimanere un'artista commercialmente di successo anche se ci vogliono ogni volta degli anni per realizzare un album, andare in Tour una sola volta in tutta una decade, e ignorare completamente i blandi parametri del pop moderno.
L'ultimo album di Kate risale all'85, "Hounds of Love", anche se è stato seguito un anno dopo dalla raccolta venduta in un batter d'occhio, "The Whole Story".
Lei ha evitato il tradizionale percorso nello show-biz dello sgobbare in giro per i locali in un furgone, procurandosi un contratto con la EMI quando aveva sedici anni, con un piccolo aiuto da parte di Dave Gilmour. E' stato così in grado di lavorare alla sua scrittura in privato, lontana dal pubblico e sconosciuta ai giornali.
Il suo unico Tour risale alla primavera del '79, ed è stato così stressante ed estenuante che da allora non ne ha più fatti.
"Alla fine di quel Tour, ho provato un enorme bisogno di ritirarmi, perché ho sentito che la mia sessualità, che per certi versi non avevo ancora avuto modo di esplorare, era stata data al mondo in un modo che ho trovato estremamente impersonale.
Quando ho cominciato in questo business, mi sentivo a casa nel mio corpo. Ero una danzatrice, era quella l'area che stavo esplorando. Ma quei primi anni nello showbiz per me sono stati spaventosi, perché qualunque cosa facessi o qualunque cosa indossassi, la gente metteva quell'incredibile enfasi della sessualità su di me, che io non sentivo."
"Penso di essere stata vittima del fatto che ero una giovane donna che stava scrivendo musica, e l'enfasi è derivata dall'essere una giovane donna. C'erano tantissime cose che non erano favorevoli a quel tempo come il fatto stesso che ero molto giovane, che ero una donna, la gente che pensava che fossi attraente, io che avevo un'attitudine molto idealistica e positiva in un momento in cui andavano di moda la negatività e l'anarchia.
Sono entrata in quel mondo con delle idee totalmente contrarie a quel periodo."
"Se avessi visto già allora molte delle cose che sono accadute nel tempo mi sarei mossa con molta più prudenza in quei primi passi. Ma ero troppo giovane e non le ho viste. Mi fidavo degli altri.
A parte ciò, ma ho passato dei momenti davvero difficili, credo che quello che ho portato a termine sia valso tutto lo schifo attraverso cui sono passata."

"The Sensual World", il brano, è come l'espressione di una nuova maturità e confidenza. E' consapevolmente erotica, e questa volta lei è entrata in argomento con gli occhi ben aperti.
"Comincio ora a pensare a me stessa come ad una donna, e a sentirmi a mio agio con questo pensiero," lei spiega. "Sento anche di poter esprimermi come una donna senza sentire in me quella tremenda pressione dal mondo esterno, da cui sentivo di non potermi sottrarre. Adesso mi sento davvero bene."



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