Gli anni bui della repressione: la dittatura militare
| Il golpe fascista | |
| La politica della giunta | |
| Il terrore di Stato | |
| L'isolamento politico del regime |
La storia del Cile a partire dal golpe fu contrassegnata
dal terrore di Stato che costituì l'unico mezzo per imporre un ordine fondato sulla
disuguaglianza, un ordine che, secondo il generale Pinochet,
cercava di ottenere dai cileni "disciplina, produttività e depoliticizzazione".
In un primo periodo furono sterminati tutti gli oppositori
politici, nell'ambito della cosiddetta "Operazione
Condor"; in seguito fu creata una polizia politica, la DINA, con il compito di
arrestare o eliminare i rivali del regime. In questi anni le stime di Amnesty
International parlano
di altre 10000 vittime, la stessa fonte indica un totale di 90000 arrestati,
cioè un cileno ogni cento.
In un secondo periodo, il regime, sensibile all'isolamento
esterno accresciutosi dopo l'attentato a Leighton
e l'assassinio di Orlando Letelier e desideroso
di accelerare l'ingresso di capitali stranieri, cercò di iniziare la propria
istituzionalizzazione e attenuò leggermente la brutalità della repressione.
Fu soppressa la DINA, fu mutato lo "stato di sicurezza
interna" in quello di "stato di emergenza" e fu decretata un'amnistia
generale nell'aprile del 1978. In realtà si trattava solo di un cambiamento di facciata;
la DINA fu sostituita dalla CNI che ne fu la copia fedele, mentre l'amnistia permise solo
la modifica della pena per alcuni condannati che passarono dalla prigione all'esilio,
come il segretario
del Partito Comunista Cileno (PCC) Corvalan. La
repressione venne attuata mediante nuovi decreti legge: fu vietata l'attività politica
anche ai partiti non marxisti, i rappresentanti sindacali vennero assassinati, le
università furono chiuse, la stampa fu sottoposta ad una censura preventiva.
Incessanti furono le denunce internazionali secondo le quali
il regime imposto da Pinochet fu responsabile di almeno 30000 morti e di oltre 2500 desaparecidos,
oltre a migliaia di detenzioni politiche, torture, imprigionamenti illegali e crimini di
varia natura tutti riconducibili ad una matrice politica. Nei suoi rapporti la commissione
per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, accusava la giunta di "sadismo
barbarico", affermando
che "... trattamenti inumani, crudeli e degradanti sono diventati una
costante nella politica governativa in Cile". Nel tentativo di dimostrare che queste
accuse erano infondate, agli inizi del 1978 il capo dello Stato e della giunta militare,
Pinochet, indisse un referendum "di appoggio popolare alla linea del governo".
Il governo raccolse il 97% dei suffragi, ma si trattava chiaramente di un farsa: era tanto
evidente a priori che la votazione non avrebbe potuto avere un risultato molto diverso,
che persino gli altri membri della giunta vi si opposero, sottolineandone
l'inopportunità. Alla fine il referendum ebbe luogo, con quale credibilità agli occhi
del mondo è facile da immaginare.
ë foto: il campo di detenuti politici a Pisagua
ì
foto: il segretario del PCC Luis Corvalan nel campo di concentramentoë
foto: esercito cileno
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