Intervista rilasciata nel
dicembre del 1991 da Don Mario Mazzoleni,
in occasione dell'uscita del libro "Un sacerdote incontra Sai Baba"
INTERVISTA CON DON MARIO MAZZOLENI
Intervista rilasciata nel dicembre del 1991 da Don Mario Mazzoleni, in occasione
dell'uscita del libro "Un sacerdote incontra Sai Baba", pubblicata sul n. 1
della Rivista "Altra" - Ed. Jupiter
D. Un amico mi ha chiesto di intervistarti per il primo numero della rivista. Ha
letto il tuo libro: "Un sacerdote incontra Sai Baba" da poco pubblicato e ne è
rimasto incuriosito. Poiché è probabile che non tutti i lettori abbiano sentito
parlare di questo personaggio, è il caso che tu risponda subito alla domanda:
Chi è Sai Baba?
R. Ho scritto il libro proprio per cercare di soddisfare la domanda, perché non
è possibile dare una risposta immediata. Infatti si può intuire e comprendere il
fenomeno Sai Baba soltanto quando ci si informa e si approfondisce il discorso.
L'esigenza di dare alle stampe l'opera è nata anche dal fatto che su di Lui
molto è stato detto e si continua a dire, purtroppo con grande incompetenza.
Alcuni si permettono di esprimere giudizi negativi molto superficiali, senza
avere capito e senza avere constatato di persona.
Seguo Sai Baba, i Suoi discorsi e la Sua vita ormai da undici anni: devo dire
che ogni volta che vado in India o leggo un Suo messaggio, sono sempre più
convinto di essere di fronte a qualcosa di veramente insondabile e di
assolutamente profondo.
D. Che cosa ha indotto un prete, per giunta specializzato in teologia morale
all'Accademia Alfonsiana di Roma, a scrivere un libro con un sottotitolo così
provocatorio? (Il maestro indiano è una incarnazione divina?)
R. Il fatto che sia un sacerdote a scrivere su Sai Baba riconferma quello che ho
già detto, perché è proprio un prete la persona più indicata ad occuparsi di
questioni spirituali. Baba si propone come una Entità assolutamente spirituale e
dunque è normale che l'attenzione nasca proprio in un sacerdote. Affinché la
ricerca venisse svolta nel miglior modo possibile e per offrire un'immagine
obiettiva di Baba, ho tentato di spogliarmi di tutti i preconcetti e gli
attaccamenti a dottrine particolari, eliminando pregiudizi di tipo religioso,
teologico, razziale e anche psicologico.
Il sottotitolo sembra provocatorio, ma è solo una domanda. Dato che Sai Baba si
presenta come un Essere onnipotente, onnisciente e onnipresente, è giusto porsi
il quesito: ma non sarà davvero una nuova incarnazione divina? Vediamolo insieme.
L'analisi che conduco nel libro è una specie di chiacchierata tendente a
soddisfare questo interrogativo. In effetti ritengo di non avere dato
volutamente una risposta palese, anche se per me la risposta è molto chiara.
Perciò ho scelto di rispettare il lettore perché si sentisse spinto, se vogliamo
anche provocato, alla ricerca e rispondesse lui, in prima persona, alla domanda.
D. Un conoscente di Torino, seguace di Max Heindel, mi ha scritto una lettera di
apprezzamento per il tuo volume. Sostiene però di avere "la ferma convinzione
che tu sia caduto, per zelo mistico, nell`idoIatria". Ma allora: l'Avatar, e
pertanto Sai Baba, è solo un mediatore divino, come altri fondatori di religioni,
oppure è il Divino Creatore?
R. Non mi piace replicare alle domande quando vogliono essere polemiche e se
l'interlocutore crede di avere capito tutto. Preferisco tacere anche perché io
stesso continuo a interrogarmi e a chiarirmi le idee, per cui mi sembra molto
strano che gli altri siano categorici.
Per quanto riguarda l'idolatria ritengo che nessuna epoca sia più idolatra della
nostra. Se pensiamo solo al denaro e al successo, se pratichiamo la legge
dell'imbroglio e la disonestà, allora seguiamo valori che sono falsi idoli. Il
dio del giorno d'oggi è Mammona, cioè la non verità.
Quando una persona ama tutto ciò che non è verità, propugna un'autentica
idolatria. Direi semmai che l'esame di coscienza dovrebbe essere imposto alla
società odierna, non a chi cerca il Divino, anche se lo fa attraverso una forma
che indubbiamente lascia perplessi e che sconvolge. Però è giusto affrontare
questa realtà in modo onesto e soprattutto rispondere con sincerità. Se
dovessimo chiamare idolatra la persona che scopre il Divino in Sai Baba,
dovremmo dire che lo è pure chi ha trovato il Divino in Cristo.
L'atteggiamento migliore per accostarsi alla verità è di essere umili, specie
nel caso di Sai Baba che trascende tutte le leggi della matematica, della fisica,
delle scienze positive e anche della teologia. Con le nostre limitate capacità
logiche non siamo in grado di capire un'entità del genere.
Quindi affermare che Sai Baba è il Creatore può sembrare pura follia, perché non
riusciamo ad arrivare a questo genere di comprensione. Del resto l'unico modo
che ha Dio per rendersi tangibilmente manifesto all'uomo è quello di prendere
forma umana, altrimenti come potremmo conoscerlo? Dio è difficile da concepire
in veste astratta. Cosa dire di chi mostra di avere completo dominio sulla
materia? Alludo alle materializzazioni, alle creazioni, alle trasmutazioni fatte
con un soffio, con un semplice pensiero oppure con un rapido movimento della
mano.
Che dire di una persona che non chiede permessi all'Altissimo o all'Eterno, non
domanda autorizzazioni al Padre per fare questo o volere quello? Baba non si
raccoglie a pregare per moltiplicare il cibo: ordina che venga distribuito e la
pentola sembra non svuotarsi mai.
Che pensare di un individuo al cui comando obbediscono gli elementi atmosferici?
Giunge improvviso il sereno quando attorno la pioggia scroscia a dirotto, al
momento opportuno arriva la nube per proteggere dal sole cocente... come capita
dì frequente a Prasanthi Nilayam, dimora abituale di Sai Baba.
Cosa credere di chi conosce i tuoi pensieri, anche quelli dimenticati e magari
censurati? Pure quelli che hai pensato dieci anni prima te li può ricordare,
facendo così capire che Egli è parte di te e che ti conosce intimamente.
Cosa si può dire di una persona che manifesta la propria presenza
contemporaneamente in più luoghi diversi, in forma corporea o sottile? Sono
tutte domande che pongo.
Mi rifiuto di dare una risposta concreta anche alla famosa domanda: chi è Sai
Baba? Mi piacerebbe poter dare questa risposta perché è la mia risposta. Affermo
che Sai Baba è Dio, ma il mio concetto di Dio può essere diverso da quello che
hanno gli altri e questa lettera lo dimostra. Il fatto di parlare di Dio
Creatore può provocare un blocco.
Il tuo amico sostiene che Sai Baba potrebbe essere un messo, un mandato, un
inviato, uno quasi come Mosè, ma non il Creatore. Io chiedo allora: perché?
Perché non può essere l'immagine fisica del Creatore? Certo un Creatore che
scenda in forma di uomo si limita e allora la nostra mente inizia a torturarci.
Comincia a sostenere che non è il Creatore se accetta di prendere una forma
umana.
Paramahansa Ramakrishna, un grande santo indiano, disse che non c'è sacrificio
più grande per Dio, per un Avatar, di quello di assumere forma umana. Non siamo
in grado di capire questo limite a cui si sottopone il Divino e allora
cominciamo a razionalizzare. Cominciamo a dire ma sì..., sarà..., ma non sarà.
Non ci sembra vero perché abbiamo un concetto elevatissimo di Dio creatore, che
va al di là delle nostre categorie mentali e quindi vorremmo mantenere questo
concetto superlativo. Nella realtà quando uno vede Sai Baba può dire che è un
uomo come tutti gli altri: è scuro di pelle, ha capelli ricci, sorride, ti batte
una pacca sulla spalla. E magari pensiamo: ma che cos'ha di divino questa
persona?
Allora c'è da chiederci: come lo vorremmo il Divino? Ecco perché non posso dare
una risposta definitiva e chiara alla coscienza di ciascuno. Non posso dire:
ecco ti dico chi è Dio, perché ciascuno nella propria mente si è già formato
un'idea di Dio.
Apprezzo la conclusione della lettera in cui il tuo amico dice che, al di là di
queste considerazioni, l'intelletto si arrende, perché oltre questi confini
esplorativi si estende solamente il buio. Questa è l'unica cosa saggia. Infatti
la mente costruisce idee e le idee bloccano la verità. Quando la mente ha smesso
di torturarsi è in grado di recepire il vero e quindi di intuire il Divino,
senza preconcetti. A quel punto il Creatore può assumere una forma fisica e
trovare ospitalità anche presso gli uomini.
D. Nelle numerose conferenze, in giro per l'Italia, è sorta spesso la curiosità
di sapere che atteggiamento ha la curia nei confronti di Swami (=maestro; così i
devoti chiamano Sai Baba) e di un `prete scomodo` come te?
R. Molti mi chiedono, quale sia il pensiero ufficiale della Chiesa Cattolica in
merito a Sai Baba. La Chiesa non ha dato, e io aggiungo fortunatamente, un
pensiero ufficiale. E' arrivato il momento in cui dovremmo evitare di chiedere
sempre un parere ufficiale su qualunque cosa. C'è forse qualcuno che chiede il
pensiero ufficiale degli scienziati sulla luminosità del sole? No, non ce n'è
bisogno: tutte le persone vedenti si accorgono che il sole emette luce.
C'è da dire che la Chiesa Cattolica ha sempre maturato i suoi giudizi con
estrema cautela, formulandoli quasi sempre dopo che il fenomeno aveva avuto il
suo pieno sviluppo storico. E' il caso delle apparizioni di Lourdes e di Fatima,
in cui la Chiesa ha proceduto coi piedi di piombo. Sebbene questa posizione
possa sembrare una manovra che tende a scoraggiare, si deve però comprendere che
per la massima parte dei cattolici un pronunciamento aperto sulla divinità di
Sai Baba costituirebbe un impatto più dannoso che utile. Ci sono molti che hanno
un animo piccolo e una fede simile a un lucignolo fumigante.
Sai Baba ha detto che la verità non deve mai essere usata per colpire qualcuno
allo stomaco. Quindi sarà- il Signore stesso a gestire la diffusione della
verità e non sta a noi preoccuparci troppo di proporla agli altri. Il pensiero
ufficiale della Chiesa non potrà essere diverso dall'evidenza.
Quando molte persone avranno un cuore aperto e una mente pura, la maggioranza
sarà allora in grado di sapere che il sole splende, che la Verità brilla e che
non c'è assolutamente bisogno di alcuna dichiarazione per affermarla: basta
guardarla.
D. Alcuni cattolici anche se non sono d'accordo con 'Radio Maria' che tuona
contro il diffondersi di una nuova setta e parla di Anticristo, si pongono la
domanda:
Non bastava Cristo per salvare l'umanità? Per non parlare del dramma di chi,
dopo avere vissuto con molte certezze, si trova in vecchiaia a dovere
ricominciare da capo. Cosa bisogna rispondere a costoro?
R. Il lavoro di opposizione ad una verità molto scomoda, fatto da certe
emittenti e da alcuni giornali, è pur sempre un'opera positiva di salvaguardia
per quelle menti deboli, non in grado di camminare con le proprie gambe. Per
fortuna chi vuole procedere per proprio conto ha la possibilità di farlo
indipendentemente da queste voci, anche dalla mia stessa voce. Ho scritto un
libro, ma ammonisco chi lo legge a non fidarsi ciecamente di quello che sostengo,
di analizzare tutto con la propria mente e con la propria capacità di pensiero.
Che bisogno avevamo di un Sai Baba se c'è già stato Cristo? Le ricadute
dell'uomo nello stato di ignoranza sono infinite, perciò infinita è la
misericordia e la bontà del Signore. Per questo viene a salvare l'uomo. Duemila
anni fa fu detta la medesima cosa nei confronti della religione mosaica, nei
confronti della Torah. Di fronte a Gesù, che brillava come il nuovo astro nel
cielo della Palestina e del mondo intero, la gente diceva: 'Che bisogno abbiamo
di te, se abbiamo già la Legge di Mosè e i profeti?'
Quindi l'uomo ripete schemi ed errori. Possibile che non si renda conto di
questa noiosa ripetitività e che non dica: proviamo ad aprire la mente, prima
che sia troppo tardi, proviamo a riconoscere una volta tanto il Santo, il Vero
quando è in vita.
Non aspettiamo di crocifiggerlo per poi dire: ah, Costui veramente era figlio di
Dio. Perché la gente non ha questa volontà?
Per quanto riguarda l'emittente da te citata e i giornali in generale, ho notato
come spesso le persone che parlano male di Sai Baba non ne sappiano
assolutamente nulla. Non ne conoscono la vita e l'opera, non hanno letto i suoi
discorsi e tanto meno sono stati da Lui. Questo non fa certo onore a chi vuole
fare una critica e pretendere che essa sia credibile.
D. Il volume è dedicato, cito testualmente, "A mia Madre, la Chiesa Cattolica,
perché continuo ad amarla, nonostante le incomprensioni, e perché non sia gelosa
verso una Sposa, Satya - la Verità - a Cui non si può negare la possibilità di
farsi carne per le Nozze Eterne di chi se Ne innamora'.
Già in questa dedica ci sono le premesse e la risposta ad un quesito basilare
poi ripreso nell'epilogo, nella "Lettera aperta alla Chiesa Cattolica". In essa
fai una disanima bonaria dei mali della Chiesa e proponi alcuni suggerimenti.
Francamente, con tutta la buona volontà, non è facile che la Chiesa cessi di 'primeggiare',
giudicandosi superiore a tutte le altre Fedi (di recente ho ascoltato un'omelia
in cui un vicario della diocesi diceva che bisogna ancora convertire un miliardo
di cinesi!) e di permettere che "i suoi figli cerchino dove vogliono` e ancora
meno che possa riconoscere la divinità di Sai Baba.
Ma allora il tuo libro non è per caso un tentativo di quadrare il cerchio, una
bella utopia che lascia il tempo che trova?
R. Sì, potrebbe anche esserlo. Una piccola voce che grida nel deserto. Spero che
chi ha orecchie per intendere, intenda. Comunque questo non mi preoccupa. Non ci
sono milioni di Cinesi da convertire, ma decine di migliaia di sacerdoti che
devono essere convertiti alla tolleranza e al rispetto verso gli altri. Quando
il Cristianesimo darà esempio di tolleranza e di amore, accettando qualunque
religione, non per compatimento, ma con il vivo desiderio di capire e di
scoprire lo stesso Divino, allora la conversione sarà entrata davvero nella
Chiesa e nei Cristiani. Non possiamo andare a convertire gli altri se non
abbiamo prima convertito noi stessi.
D. Un atteggiamento che ho riscontrato in alcuni devoti è quello di vedere nella
tua persona un appoggio alle loro incertezze e una risposta ai loro dubbi. C'è
una specie di tam tam per cui si passano parola su ogni tua conferenza o
apparizione pubblica. Don Mario è allora una specie di guru che approfitta del
suo carisma per fare soldi, portando sconquasso nelle coscienze oppure chi è
realmente nella vita privata e in seno all'organizzazione di Sai Baba?
R. Tengo a precisare che soldi non ne faccio, anzi ne spendo molti perché gli
spostamenti costano in benzina, autostrada e anche in sacrifici, quando rientro
tardi la sera o devo dormire fuori casa. Per quanto riguarda il libro, visto che
sono stato toccato sul vivo, dirò che ho rinunciato ai diritti d'autore,
devolvendoli in beneficenza. Per cui non si può dire che, reclamizzando il libro,
guadagno di più.
Don Mario non è un guru, ma una persona che fa la sua strada come tutti gli
altri e a fianco degli altri. Il tam tam che si crea attorno a lui è una cosa
sbagliata perché egli vorrebbe che l'attenzione fosse posta non sulla sua
persona ma sulla verità, sulla persona di Sai Baba. E lì che va convogliata la
nostra energia e farò di tutto perché questo avvenga, anche a costo di sparire.
Nella vita privata non smetto di essere sacerdote anzi, da quando conosco Sai
Baba, mi sento più sacerdote di prima. Tengo a precisarlo, affinché se qualcuno
avesse il dubbio che Sai Baba travia le coscienze o che io stia facendo un
lavoro distruttivo, si renda conto che accade esattamente l'opposto. Dico questo
nella speranza che anche gli altri traggano lo stesso beneficio che ho avuto io.
All'interno dell'Organizzazione Sathya Sai Baba presto opera di consulenza e di
assistenza spirituale. Ribadisco che mi sento soltanto uno strumento della
grande orchestra. Tutti suonano la loro parte ed è assurdo che qualcuno faccia i
complimenti al violino o al trombone. Gli elogi vanno rivolti al direttore
dell'orchestra e l'attenzione va posta su di Lui.
D. Nel tuo libro c'è un capitolo col seguente titolo. 'Sai Baba e Gesù, due
redentori, una sola redenzione". Qualcuno, nel confrontare i loro miracoli, fa
notare che esiste un'enorme differenza tra di essi. Gesù non produceva vibhuti (cenere
sacra con proprietà terapeutiche) e neppure collane, anelli e medaglie. Lui,
inoltre, non ha mai affermato di essere Dio, come fa Baba.
Come si spiega questa eventuale contraddizione?
R. Non c'è contraddizione. Gesù sapeva esattamente ciò che Egli era. Non
affermava di essere Dio, ma di essere il Figlio di Dio ed era veramente il
Figlio di Dio. Sai Baba dice di essere Dio e, perdonate, Lo è. Quando una
persona afferma una cosa, se conferma nei fatti il suo operato, merita tutto il
nostro rispetto, perché se fosse un imbroglione si sconfesserebbe da sé e
perderebbe ogni credibilità. Quando Sai Baba fa miracoli diversi da quelli di
Gesù non dobbiamo meravigliarci che il Divino si manifesti in forme differenti.
Anche a Gesù è scappata qualche materializzazione, qualche miracolo strano e
spettacolare. Dare un giudizio sull'operato di Sai Baba e sulle sue scelte è
prematuro se non si conosce bene chi è Sai Baba, attraverso ciò che dice e senza
avere vissuto l'esperienza pratica del suo insegnamento. Quando mettiamo nelle
mani di un buon chirurgo il nostro corpo, perché se ne prenda cura, non
cominciamo a contestargli il modo di operare. Se Sai Baba fa delle
materializzazioni è perché sa bene che quel tipo di oggetto: un anello, una
collana o un piccolo japamala, è per noi un toccasana, una medicina e come tale
dobbiamo considerarla.
Confrontare poi due realtà che sono diverse, nonostante alcuni vogliano vedere
un'identità, non ha molto senso. Può essere diverso il contenuto come quantità o
come qualità di espressione, comunque si tratta sempre della stessa essenza,
dello stesso profumo. Quindi tra Gesù e Sai Baba c'è una differenza che è
soltanto somatica, formale, espressiva, non metafisica. Dal punto di vista
metafisico esprimono la stessa realtà, sebbene ontologicamente la esprimano in
forme qualitativamente diverse.
Sai Baba manifesta tutta la pienezza del Divino, Gesù manifestò una porzione del
Divino. Questo non ci deve assolutamente urtare o scandalizzare. Qualcuno a
questo punto potrebbe stracciarsi le vesti o strapparsi i capelli dicendo:
adesso, finalmente abbiamo udito la bestemmia, perché ha dichiarato che Baba è
più grande di Gesù. Anche le stelle hanno luminosità differente, però tutte
emettono luce. Dal nostro piccolo pianeta noi le percepiamo come punti ed è
strano che il grande Sole sia in realtà una tra le stelle più piccole. Tutto
dipende dal nostro occhio.
D. Per chiudere in bellezza potresti raccontare ai nostri lettori un particolare
inedito del tuo ultimo viaggio a Puttaparti (dimora abituale di Sai Baba) oppure
dare un consiglio a chi sente parlare per la prima volta di Lui?
R. Cito volentieri due fatti. Uno che riguarda una vicenda accaduta recentemente
il 23 novembre, giorno del compleanno di Baba.
Eravamo fuori dallo stadio e una folla enorme aspettava che venisse aperta
l'unica cancellata d'entrata. Quando venne spalancata, ci fu una spinta
terribile che andava orientandosi verso l'interno dello stadio. Ero tra la folla
e ho sentito che perdevo il controllo del mio corpo: non potevo più né frenare,
né decidere la direzione, completamente travolto dalla calca. Così fui
trascinato ai bordi di questa massa di gente, dove ritrovai quattro miei
compagni di viaggio. Che cosa stava accadendo sotto i nostri occhi? Davanti al
fronte della massa umana che spingeva c'erano sette donne anziane finite in
terra e sul punto di essere schiacciate.
Sapendo per esperienza quanto sia impossibile resistere all'impeto della folla,
mi domandavo come mai quella gente rimanesse immobile a semicerchio, come
trattenuta da una forza invisibile. Subito si elevarono urla di terrore, ma
ancora più il grido di Sai Ram, grande mantra che viene recitato spesso
nell'ashram. L'urlo disperato di Sai Ram era qualcosa di veramente commovente e
straziante.
Ebbi due sensazioni molto forti. Una che ad operare non eravamo noi che
cercavamo di districare quelle donne dal groviglio della folla, ma era una forza
divina superiore. L'altra sensazione era che davvero il mantra, il nome di Dio,
ha un grande potere. Appena le malcapitate furono tratte in salvo, fu come fosse
stato tolto il tappo a una bottiglia di Champagne. La gente partì d'impeto e si
precipitò all'interno dello stadio, non più trattenuta da una mano misteriosa.
Un altro fatto invece più intimo e spirituale è accaduto durante il ricevimento
di un gruppo di persone che avevano partecipato a un convegno. Sai Baba entrò
nel tempio con il suo solito modo ieratico e piacevole, preceduto dal silenzio
dell'attesa. E' davvero un momento incantevole quello che precede il Suo arrivo.
Una volta entrato, dopo averci detto per tre volte che era molto, molto felice
di vederci, ci raccomandò di lavorare molto e in unità. Ripetè più volte: 'lavorate
in unità'. Fu un consiglio particolarmente ad hoc perché nelle riunioni si erano
notate discrepanze e divergenze di opinioni che sembravano creare delle fratture.
Sai Baba fece ricomporre queste fratture, dando ancora una volta la suprema
esortazione a lavorare in unità, altrimenti l'opera perde valore. Se lavorate in
unità, disse, allora tra voi c'è Dio.
Le persone che sentono parlare per la prima volta di Baba spesso hanno una
grande voglia di andare in India a costatare e a vedere di persona. A tutti
vorrei dare un solo consiglio: qualunque cosa pensiate, qualunque dubbio abbiate,
non lasciatevi sfuggire questa enorme e incredibile occasione. Perché le grandi
occasioni, una volta perse, non si ripetono facilmente.