Sathya Sai Baba

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La necessità di amare

Sono venuto...
Click here to Download  «Sono venuto per accendere nei vostri cuori la lampada dell'Amore, e per vederla risplendere giorno dopo giorno con maggiore luminosità. Non sono venuto per parlarvi a favore di qualche particolare dottrina morale. Non sono venuto per una qualsiasi missione di pubblicità a favore di qualche setta, credo religioso o qualche altra causa, né sono venuto per raccogliere seguaci di una qualche dottrina. Non ho alcun progetto per attarre discepoli o devoti al Mio o qualsiasi altro ovile. Sono venuto per informarvi di questa Fede Universale, unitaria, di questo principio atmico, di questo sentiero dell'Amore, di questa virtù dell'Amore, di questo dovere d'amore, di questo obbligo di amare.»

Sri Sathya Sai Baba
4 Luglio 1968

Non si può amare forzatamente, non sarebbe amore, ma una storpiatura dell'amore. Il vero amore, naturalmente, scaturisce dalla comprensione dell'amore stesso e dalla comprensione della sua importanza nel cammino evolutivo interiore. Però i testi religiosi ed i maestri spirituali ci spronano ad amare, ci esortano all'amore, al dovere di amare, alla pratica dell'amore. Le direttive, le regole e i doveri, sono utili all'uomo. Una disciplina è necessaria per crescere. I genitori daranno necessariamente delle regole ai figli e osservare che vengano rispettate. Non si tratta di coercizione né di schiavismo, ma di metodo necessario alla crescita.

 
Se un maestro esorta il discepolo dicendogli: "Hai il dovere di amare il tuo prossimo", il discepolo si sforzerà, alla prima occasione concreta, di mettere in pratica questo insegnamento. Come conseguenza di questa azione, egli avrà la possibilità di comprendere dentro di sé il valore dell'amore. Dopo averlo sperimentato, potrà svilupparlo dentro di sé e farlo crescere sempre di più. Forse può essere paragonato al dovere di assumere una medicina; quando si è malati (e noi uomini siamo tutti più o meno malati e bisognosi del medico divino) il medico di obbligherà all'assunzione di una pastiglia; ciò richiederà uno sforzo, ma il risultato sarà salutare.
 
Nell'Antico Testamento il dovere di amare Dio è espresso come "comandamento" ("Ti comando di amare il Signore tuo Dio", dice Dio a Mosè). Gesù riprende questo concetto e vi aggiunge un secondo grande comandamento, il dovere di amare il prossimo: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Questo è il primo comandamento. Il secondo è simile a questo: "Ama il tuo prossimo come te stesso. Non vi è alcun altro comandamento maggiore di questi" (Marco 12,30-31).

Sul fatto che si tratti di un dovere, una disciplina spirituale, un obbligo per il discepolo, non ci sono dubbi. Gesù insegna infatti: "Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano... Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso... Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi." (Luca 6, 27-35)
 
Sono esortazioni e imperativi. Si tratta di un insegnamento duro, difficile da praticare, che costa fatica. L'insegnamento dell'amore di Gesù viene ripreso da Sai Baba. Nel Buddhismo troviamo lo stesso concetto: "In questo modo ci dobbiamo esercitare: con la liberazione del sé tramite l'amore. Svilupperemo l'amore, lo praticheremo, ne faremo una via e una base, ci stabiliremo in esso, lo accumuleremo e lo lasceremo andare interamente". (Samyutta Nikaya)
 
Come insegnano Gesù e Sai Baba, anche nel buddhismo troviamo il concetto che l'amore è la via primaria: «Tra tutte le vie cui riesci a pensare, nessuna vale neanche un sedicesimo dell'amorevolezza. L'amorevolezza è una libertà del cuore che abbraccia qualunque via. E' luminosa, brillante, scintillante. Proprio come le stelle non hanno nemmeno un sedicesimo della luminosità della luna, che le assorbe nella sua luce brillante, così l'amorevolezza assorbe tutte le altre vie nel suo scintillante splendore. Proprio come quando finisce la stagione delle piogge e il sole s'innalza nel cielo terso e senza nuvole, mettendo fine con la sua luce calda a tutta l'oscurità; proprio come alla fine d'una notte oscura la stella del mattino brilla nella sua gloria, così nessuna delle vie cui riesci a pensare per fare ulteriore progresso spirituale vale un sedicesimo dell'amorevolezza. Perché l'amorevolezza le assorbe tutte nel suo splendore.» (Itivuttaka Sutta)
 
Bisogna cercare di coltivare la pianticella dell'amore dentro di sé. Questa è una disciplina e ogni disciplina richiede sforzo. Se all'inizio il discepolo può sentire questa disciplina come un dovere, più avanti diventerà sempre più naturale per lui amare gli altri esseri viventi ed espandere sempre più la sua capacità di amare. Ecco allora che il piccolo granello di senape diventa il grande albero sotto al quale tante persone andranno a rinfrescarsi e a risposarsi. Generalmente l'uomo non è in grado di seguire una disciplina senza regole, senza doveri. Esse sono tanto più necessarie quanto più la pianticella dell'amore è tenera e piccola. Quando si pianta un seme si devono fare tante operazioni per proteggerlo: sarchiare, innaffiare, proteggere la zona della semina, ecc. Quando la pianticella sarà cresciuta tutto ciò non sarà più necessario ed essa si sosterrà da sola.
 
Soren Kierkegaard diceva: "Soltanto quando c'è il dovere di amare, allora soltanto l'amore è garantito per sempre contro ogni alterazione; eternamente liberato in beata indipendenza; assicurato in eterna beatitudine contro la disperazione."; "Soltanto quando è diventato dovere, solo allora l'amore è assicurato in eterno." A. Camus scrisse: "Se dovessi scrivere una dottrina morale il libro avrebbe 100 pagine e 99 sarebbero bianche. Sull’ultima, però, scriverei: conosco un unico dovere, il dovere di amare".