Sathya Sai Baba
Home | Chi è Sai
Baba |
Dialogando con Sai Baba |
Un incontro con Sai Baba |
Signore dei miracoli |
Lingodbhava |
Amore che cammina |
Discorsi importanti |
Lo scopo della vita |
Sai Baba e gli animali |
108 Nomi |
Il Gayatri Mantra |
La Realtà di Sai Baba |
Gioielli scelti |
Divine Parole |
Cinque Verità |
Io vi amo! |
Aforismi Sai Baba |
Questo dice Baba |
Sai Baba e Gesù Cristo |
Miracoli
| Articoli-News
|
La necessità di amare
Sono venuto...
Sri Sathya Sai Baba Non si può amare forzatamente, non sarebbe amore, ma una storpiatura dell'amore. Il vero amore, naturalmente, scaturisce dalla comprensione dell'amore stesso e dalla comprensione della sua importanza nel cammino evolutivo interiore. Però i testi religiosi ed i maestri spirituali ci spronano ad amare, ci esortano all'amore, al dovere di amare, alla pratica dell'amore. Le direttive, le regole e i doveri, sono utili all'uomo. Una disciplina è necessaria per crescere. I genitori daranno necessariamente delle regole ai figli e osservare che vengano rispettate. Non si tratta di coercizione né di schiavismo, ma di metodo necessario alla crescita.
Se un maestro esorta il discepolo dicendogli: "Hai il
dovere di amare il tuo prossimo", il discepolo si sforzerà, alla prima
occasione concreta, di mettere in pratica questo insegnamento. Come
conseguenza di questa azione, egli avrà la possibilità di comprendere dentro
di sé il valore dell'amore. Dopo averlo sperimentato, potrà svilupparlo dentro
di sé e farlo crescere sempre di più. Forse può essere paragonato al dovere di
assumere una medicina; quando si è malati (e noi uomini siamo tutti più o meno
malati e bisognosi del medico divino) il medico di obbligherà all'assunzione
di una pastiglia; ciò richiederà uno sforzo, ma il risultato sarà salutare.
Nell'Antico Testamento il dovere di amare Dio è espresso
come "comandamento" ("Ti comando di amare il Signore tuo Dio", dice Dio a Mosè).
Gesù riprende questo concetto e vi aggiunge un secondo grande comandamento, il
dovere di amare il prossimo: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".
Questo è il primo comandamento. Il secondo è simile a questo: "Ama il tuo
prossimo come te stesso. Non vi è alcun altro comandamento maggiore di questi"
(Marco 12,30-31).
Sul fatto che si tratti di un dovere, una disciplina spirituale, un obbligo per il discepolo, non ci sono dubbi. Gesù insegna infatti: "Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano... Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso... Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi." (Luca 6, 27-35)
Sono esortazioni e imperativi. Si tratta di un insegnamento duro, difficile da
praticare, che costa fatica. L'insegnamento dell'amore di Gesù viene ripreso
da Sai Baba. Nel Buddhismo troviamo lo stesso concetto: "In questo modo ci
dobbiamo esercitare: con la liberazione del sé tramite l'amore. Svilupperemo
l'amore, lo praticheremo, ne faremo una via e una base, ci stabiliremo in esso,
lo accumuleremo e lo lasceremo andare interamente". (Samyutta Nikaya)
Come insegnano Gesù e Sai Baba, anche nel buddhismo troviamo il concetto che
l'amore è la via primaria: «Tra tutte le vie cui riesci a pensare, nessuna
vale neanche un sedicesimo dell'amorevolezza. L'amorevolezza è una libertà
del cuore che abbraccia qualunque via. E' luminosa, brillante, scintillante.
Proprio come le stelle non hanno nemmeno un sedicesimo della luminosità
della luna, che le assorbe nella sua luce brillante, così l'amorevolezza
assorbe tutte le altre vie nel suo scintillante splendore. Proprio come
quando finisce la stagione delle piogge e il sole s'innalza nel cielo terso
e senza nuvole, mettendo fine con la sua luce calda a tutta l'oscurità;
proprio come alla fine d'una notte oscura la stella del mattino brilla nella
sua gloria, così nessuna delle vie cui riesci a pensare per fare ulteriore
progresso spirituale vale un sedicesimo dell'amorevolezza. Perché
l'amorevolezza le assorbe tutte nel suo splendore.» (Itivuttaka Sutta)
Bisogna cercare di coltivare la pianticella dell'amore
dentro di sé. Questa è una disciplina e ogni disciplina richiede sforzo. Se
all'inizio il discepolo può sentire questa disciplina come un dovere, più
avanti diventerà sempre più naturale per lui amare gli altri esseri viventi ed
espandere sempre più la sua capacità di amare. Ecco allora che il piccolo
granello di senape diventa il grande albero sotto al quale tante persone
andranno a rinfrescarsi e a risposarsi. Generalmente l'uomo non è in grado di
seguire una disciplina senza regole, senza doveri. Esse sono tanto più
necessarie quanto più la pianticella dell'amore è tenera e piccola. Quando si
pianta un seme si devono fare tante operazioni per proteggerlo: sarchiare,
innaffiare, proteggere la zona della semina, ecc. Quando la pianticella sarà
cresciuta tutto ciò non sarà più necessario ed essa si sosterrà da sola.
Soren Kierkegaard diceva: "Soltanto quando c'è il dovere
di amare, allora soltanto l'amore è garantito per sempre contro ogni
alterazione; eternamente liberato in beata indipendenza; assicurato in eterna
beatitudine contro la disperazione."; "Soltanto quando è diventato dovere,
solo allora l'amore è assicurato in eterno." A. Camus scrisse: "Se dovessi
scrivere una dottrina morale il libro avrebbe 100 pagine e 99 sarebbero
bianche. Sull’ultima, però, scriverei: conosco un unico dovere, il dovere di
amare".
|