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il tarocco ed altre carte antiche
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IL TAROCCHINO DI MITELLI

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l'ordinamento
dei trionfi
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moderni &
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di Mantegna
pagina XIV
il
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pagina XV
il
Hofämsterspiel
pagina XVI
il mazzo di
Jost Amman
pagina XVII
il mazzo moresco
Italia 2


~ NOTA ~
La riproduzione del Tarocchino di Mitelli mostrata in questa pagina è un'edizione di Il Meneghello (Italia).
Le carte non sono colorate, come sarebbero apparse dopo la stampa del foglio.
Una riproduzione dello stesso mazzo in versione colorata a mano, cioè il probabile aspetto che il prodotto finito avrebbe avuto al momento di lasciare la bottega dello stampatore, è edita da Dal Negro (Italia): esempi di questa versione si possono vedere in The Hermitage e in Tarot Passages.




Questo mazzo di dimensioni superiori alla media fu disegnato da Giuseppe Maria Mitelli attorno al 1660-65, per i Bentivoglio, una famiglia nobile di Bologna, la stessa città dove l'artista operava. Lo stemma dei possessori è visibile sull'asso di Coppe.

il Bagatto
Come già detto più in dettaglio a pagina II, lo stile del tarocco di questa città prevede solo 62 soggetti, da cui il nome di tarocchino.
Ciò che rende unica l'edizione di Mitelli è il tentativo di realizzare un mazzo in stile regionale utilizzando illustrazioni che vanno al di là dei comuni soggetti tradizionali (trionfi, figure e carte non figurate), nel tentativo di ottenere un prodotto artistico. Si potrebbe quasi affermare che l'artista usò il tarocco come un pretesto per mettere in mostra il proprio esuberante talento grafico.
Infatti, sebbene i soggetti siano gli stessi che appartengono allo stile bolognese, le consuete illustrazioni dei trionfi furono reinventate da Mitelli, che inoltre impreziosì anche le carte dei semi con ricchi dettagli, e dispose i segni dei semi secondo schemi insoliti.

asso di Coppe

In sintesi, questo tarocchino è forse l'esempio più antico di tarocco non convenzionale, o di fantasia, basato sullo stile Bologna; all'epoca in cui fu prodotto (XVII secolo), agli occhi di tutti dev'essere sembrato una novità assoluta. Finora è anche l'unica edizione nota di questo tipo, poiché qualsiasi altro tarocco non convenzionale prodotto dal XVI secolo ad oggi è sempre stato modellato sullo stile in uso in Francia e nel resto d'Europa, oggi meglio noto come tarocco marsigliese.

I TRIONFI
Per apprezzare a fondo la bellezza del mazzo di Mitelli, è bene tenere a mente lo stile tradizionale del tarocco di Bologna e l'ordinamento dei suoi trionfi, che differiscono leggermente da quelli del noto tarocco di Marsiglia (cfr. pagina II e pagina III per i dettagli).
Le illustrazioni dei trionfi non riportano il nome del soggetto (anche le versioni comuni del Tarocchino Bolognese ne sono prive), ma in questo caso mancano anche i numeri, e quindi la gerarchia di queste carte viene lasciata all'esperienza dei giocatori.

I seguenti soggetti sono forse quelli più interessanti del mazzo.

Il primo trionfo, mostrato all'inizio della pagina, è abbastanza diverso da come il Bagatto appare di solito: qui è un artista di strada che fa il suo numero con un cane, circondato da un numeroso pubblico. Non bisogna dimenticare che in tutti i tarocchi, compresi quelli marsigliesi, il Bagatto è in effetti un personaggio che si cimenta in esibizioni futili, cosa che giustifica la sua posizione al livello più basso nella serie dei trionfi. La differenza del Bagatto di Mitelli si esprime dunque su un piano puramente grafico, senza che ciò abbia particolare influenza sul significato di questa allegoria.

La carta successiva mostra una figura seduta, vista dal davanti, che regge un papiro su una gamba, e richiama alla mente l'aspetto tradizionale de la Papessa; tuttavia, il personaggio è barbuto.
Infatti rappresenta uno de i Papi, i quattro soggetti con lo stesso valore che a Bologna rimpiazzarono temporaneamente tutte e quattro le autorità civili e religiose (cioè la Papessa, l'Imperatrice, l'Imperatore e il Papa stesso), per poi evolvere successivamente ne i Mori, una caratteristica particolare del Tarocchino, come descritto a pagina II.

La sesta allegoria di Mitelli raffigura un Cupido bendato col suo arco e le sue frecce, nell'atto di reggere un cuore in fiamme. L'assenza della ben nota coppia di amanti dimostra come a Bologna il nome di questo soggetto fosse ancora l'Amore, così come avveniva anche nella vicina Ferrara e, più in generale, in tutte le edizioni più antiche di tarocchi.

Anche il dodicesimo soggetto rimanda alle origini del tarocco. Infatti il vecchio personaggio alato dal passo incerto che si auta con un paio di grucce è l'allegoria de il Tempo, anche detto il Vecchio, che nei tarocchi appartenenti al gruppo C di Dummmett (cioè il tarocco marsigliese, ed altri) venne rimpiazzato da l'Eremita, forse verso il XVI secolo. Nell'interpretazione grafica di Mitelli, i due nomi di questo soggetto sembrano fondersi.

il Tempo, o il Vecchio
Nelle moderne edizioni del tarocco bolognese il Tempo non divenne mai un vero "eremita", se non nel nome: l'allegoria che ancora oggi si trova nel mazzo mostra un vecchio con un paio d'ali sulla schiena, davanti ad una colonna, benché il soggetto sia ora a doppia testa, e porti il numero 11.


il Traditore
La Fortezza è rappresentata come una figura femminile che abbraccia una colonna, in ciò differendo dall'analoga allegoria del tarocco marsigliese, che di solito viene mostrata nell'atto di spalancare le fauci di un leone.
La Morte e il Diavolo, invece, non sono molto diversi da come vengono illustrati nelle edizioni standard dei tarocchi bolognesi e ferraresi.

Il soggetto successivo (qui a sinistra) è forse la raffigurazione più famosa e curiosa dell'intera serie.
Nel tarocco di Bologna il tredicesimo trionfo è costituito da il Traditore, che nel tarocco marsigliese corrisponde a l'Appeso. Mitelli scelse di rappresentare questo soggetto come un uomo che, con un grosso martello, si accinge a colpire alle spalle un secondo personaggio dormiente. Sin dal XV secolo i tarocchi dell'Italia nord-orientale (non solo quelli bolognesi, ma anche quelli ferrararesi e veneziani, cioè il gruppo orientale, o stile B secondo Dummett) hanno compreso tra i propri trionfi il Traditore.
Se il soggetto più noto, l'Appeso, derivi o meno dalla suddetta allegoria come sua variante - presso alcune culture i traditori e i debitori venivano puniti appendendoli a testa in giù - è stato spesso oggetto di discussione, sebbene nei rispettivi gruppi di stile senza dubbio rappresentino entrambi il medesimo trionfo. Nelle edizioni moderne del tarocco bolognese questo personaggio viene oggi raffigurato come un giovane appeso per una gamba, ma localmente il suo nome comune rimane il Traditore.


la Saetta
Nella maggior parte dei tarocchi il sedicesimo trionfo corrisponde a la Torre, il cui soggetto è probabilmente la reinterpretazione di uno più antico chiamato il Fuoco, o anche la Saetta; la ben nota raffigurazione della torre colpita dal cielo che prende fuoco è chiaramente in relazione a tale trionfo obsoleto.
Nel mazzo di Mitelli il soggetto è ancora la Saetta, che non colpisce un edificio, e neppure un albero (come fa nella variante francese nota come Tarocco di Vieville), bensì una figura umana, che reagisce al fulmine sollevando il mantello a propria protezione. Pertanto nella Bologna del XVI secolo questo soggetto esisteva ancora, sebbene nelle edizioni moderne il nome del trionfo sia andato standardizzandosi in la Torre.

la Stella

Il diciassettesimo trionfo, la Stella (in alto a destra), mostra un viandante, o forse un girovago, che cammina di notte sotto un cielo stellato facendosi luce con una lanterna (simile a quella che di solito porta l'Eremita). Nella versione non colorata del mazzo, il vero soggetto del trionfo, cioè la stella a sei punte sopra l'uomo, si nota appena sullo sfondo, mentre una volta dipinte le carte, lo stesso particolare era probabilmente più visibile, sullo sfondo del cielo notturno (se ne veda un esempio nelle pagine di Tom Tadfor Little).


la Luna
Per la successiva carta della serie, la Luna, Mitelli cercò l'ispirazione nella mitologia classica: la dea Diana, tradizionalmente associata a questo astro (i suoi altri due attributi sono il segugio e la freccia), viene qui raffigurata mentre volge gli occhi alla piccola semiluna sopra la sua testa.

Anche il diciannovesimo trionfo, il Sole, si basa su uno schema analogo: un piccolo astro splendente produce i suoi raggi da dietro la testa del dio Apollo, che tiene in mano una lira.
Nei tre trionfi la Stella, la Luna e il Sole, l'attenzione dell'osservatore viene nuovamente attratta dall'allegoria più che dal vero soggetto della carta.

Le ultime due illustrazioni della serie, il Giudizio e il Mondo, presentano rispettivamente un angelo in volo con la tromba - il nome di questo trionfo nelle edizioni moderne del tarocco bolognese è rimasto l'Angelo - e Sansone che sostiene il mondo sulle sue spalle. Evidenti analogie con queste immagini si trovano nelle minchiate e nel tarocco regionale siciliano (cfr. pagina II).


LE CARTE DEI SEMI
I semi usati in questo tarocco sono quelli classici (Denari, Coppe, Bastoni e Spade), ma l'intenzione di Mitelli era di rendere attraenti anche queste carte.

asso di Bastoni
Nel seme di Denari i segni di ciascuna delle sei carte (il tarocco di Bologna ha valori dal 6 al 10, e un asso o 1) sono decorati da teste grottesche; i personaggi delle figure invece hanno in mano interi sacchi di monete, allusivi al seme.
Fra le carte di Coppe, ogni valore ne ha di forma diversa. Il cavallo di questo seme è ritratto esattamente da dietro, una prospettiva assai curiosa.
Nelle carte di Bastoni e Spade i segni sono disposti in un modo insolito, e la ricchezza di ornamenti aggiuntivi le rende anche più belle. Inoltre, la forma delle Spade cambia da carta a carta (sciabole, scimitarre, ecc.). Gli assi di questi due semi hanno motti in latino, "ardua virtù" e "custode della custodia", che mancano nelle comuni edizioni del tarocco di Bologna.

asso di Spade


7 di Denari, cavallo di Coppe, 10 di Spade e 8 di Bastoni


A PROPOSITO DELL'ARTISTA
Giuseppe Maria Mitelli (1634-1718) è soprattutto noto per le sue molte tavole ispirate a soggetti popolari. Gran parte delle sue incisioni sono argute caricature, spesso non senza un tocco di umorismo. Tra i suoi lavori più conosciuti figura una collezione di proverbi illustrati, risalente al tardo XVII secolo.
Nonostante il gusto popolaresco dei suoi soggetti, l'abilità artistica di Mitelli era straordinaria. Oltre al Tarocchino e ai proverbi produsse anche una serie chiamata Alfabeto in Sogno (1683; eccone un esempio), in cui le lettere, formate da corpi umani, sono circondate da dettagliati studi sull'occhio, sul naso, ecc.; ciò rivela che l'artista era sicuramente in grado di confrontarsi anche con forme d'arte grafica più tradizionali, sebbene i suoi soggetti preferiti rimanessero le caricature umoristiche.

Una delle sue composizioni più stravaganti è intitolata Il mondo è per lo più gabbia di matti (cliccare sul link per l'illustrazione): una folla di personaggi che rappresentano diverse tendenze e vizi dell'uomo si agita in una gigantesca gabbia da volatili. Un ulteriore elemento di bizzarria è il titolo di questa tavola, reso con una commistione di parole e di piccole illustrazioni, come in un rebus.


asso di Denari,
col nome dell'autore

Diverse altre opere di Mitelli rivelano anche come l'artista avesse un gusto particolare per i dettagli: più che rappresentare un unico soggetto, le sue tavole sono spesso una raccolta di minuscoli elementi individuali legati da un tema comune, i quali potrebbero essere letti uno per uno, magari con l'aiuto di una lente d'ingrandimento. Pertanto le illustrazioni del tarocchino si rivelarono quasi certamente una sfida ideale per la fervida fantasia dell'artista.



ulteriori riferimenti al tarocco si possono trovare nei siti Trionfi e The Hermitage



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