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il tarocco ed altre carte antiche
· pagina VII ·

I TAROCCHI FERRARESI
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INDICE DELLE GALLERIE


altre pagine

pagina I
tarocchi
classici
pagina II
tarocchi
regionali
pagina III
l'ordinamento
dei trionfi
pagina IV
moderni &
di fantasia
pagina V
il Mulûk
wa-Nuwwâb
pagina VI
i tarocchi
dei Visconti
pagina VIII
il tarocco
di Marsiglia
pagina IX
il Tarot
de Paris
pagina X
il tarocco
di Viéville
pagina XI
le
Minchiate
pagina XII
il tarocchino
di Mitelli
pagina XIII
il tarocco
di Mantegna
pagina XIV
il
Hofjagdspiel
pagina XV
il
Hofämsterspiel
pagina XVI
il mazzo di
Jost Amman
pagina XVII
il mazzo moresco
Italia 2

~ NOTA ~


Gli antichi mazzi miniati che secondo la classificazione di Dummett costituiscono il gruppo B, od orientale, gran parte dei quali prodotti a Ferrara nella seconda metà del XV secolo, ha senza dubbio avuto un ruolo di primo piano nella storia dei tarocchi, sebbene gli esemplari di questo stile pervenuti sino ai nostri giorni siano pochi.
Oltre a Ferrara e nei suoi dintorni, lo stesso stile di tarocco fu usato anche in altre aree del nord-est italiano, soprattutto attorno a Venezia, e lungo la costa adriatica fino a Pesaro; ciò vuol dire che la sua influenza si era estesa ben oltre i limiti del ducato di Ferrara, allora governato dagli Estensi. Ma a differenza degli altri due gruppi principali di tarocchi, di epoca coeva, che si svilupparono nella vicina Bologna e nell'area di Milano, lo stile ferrarese ebbe una vita inaspettatamente breve; in base agli esemplari noti si può affermare che durò a malapena fino alla metà del '500, cioè meno di un secolo dopo la sua creazione.

RS ~ regina di Bastoni
Pertanto è inevitabile che i tarocchi di quest'area siano meno noti di quelli famosi dei Visconti, anche perché gran parte dei mazzi superstiti sono privi di così tante carte che potrebbe sembrare persino improprio considerarli ancora dei "mazzi". Ciononostante, confrontando gli esemplari ancora esistenti, compresi quelli appartenenti a tarocchi di qualità meno pregiata, è stato possibile ricostruirne integralmente la composizione originale; in particolare, si è risaliti alla serie dei trionfi ed il loro ordinamento gerarchico con sufficiente precisione da poterne analizzare l'iconografia e sottolineare le differenze esistenti coi tarocchi del gruppo visconteo, quindi con quelli dell'intero gruppo occidentale (che comprende anche il famoso tarocco marsigliese), cioè i tarocchi con cui tutto il mondo ha maggiore confidenza. Le differenze vengono discusse nella 3ª parte e 4ª parte.
È interessante osservare che a Ferrara il tarocco aveva la stessa composizione standard di quello usato in Lombardia: 72 carte, 22 delle quali trionfi, e semi che andavano dall'1 (asso) al 10, con figure rappresentate da un fante (di sesso maschile), un cavaliere, una regina e un re. Questa osservazione non è così scontata se si considera che a Bologna, di certo non molto lontano da Ferrara, il tarocco locale perse ben cinque carte numerali.
Queste pagine prendono in considerazione i quattro principali tarocchi del gruppo orientale, cioè quelli dei quali ci è pervenuto almeno uno dei trionfi, quindi in grado di fornire informazioni utili su elementi comuni ai 22 soggetti della relativa serie di appartenenza, come ad esempio le dimensioni delle singole carte, il motivo dello sfondo, la fascia decorata che ne seguiva il bordo, e la tecnica impiegata per la loro realizzazione.

I seguenti diagrammi mostrano in  giallo  quali carte sono pervenute da ciascun mazzo (sulla destra, le lettere D, C, S, B indicano i semi):

  • Tarocco di Alessandro Sforza - 15 soggetti superstiti:
  • Tarocco di Ercole I d'Este - 16 soggetti superstiti:
  • Tarocco di Carlo VI - 17 soggetti superstiti:
  • Tarocco Rothschild - 32 soggetti superstiti:

  • la Temperanza dal EE (in alto)
    e dal CVI (in basso)


    tre trionfi dai fogli Dick
    Si è potuto risalire a particolari importanti, quali l'ordinamento dei trionfi, grazie anche ad alcuni fogli non tagliati di tarocchi "economici". Questi sono semplici stampe xilografiche, i cui soggetti però hanno una chiara corrispondenza di stile con quelli miniati, di pregio molto maggiore, da cui l'attribuzione certa al gruppo orientale, o tipo B.
    In queste edizioni (cfr. l'esemplare a lato) i trionfi presentano un numero romano, riferito al loro ordinamento.

    I giocatori per cui vennero prodotti, persone meno istruite dei membri delle famiglie principesche, probabilmente avevano bisogno di questo riferimento, avendo scarsa cognizione delle allegorie raffigurate su queste carte (o non avendone affatto): in altre parole, forse essi ignoravano l'importanza che a ciascun soggetto si attribuiva secondo i principi morali di allora, ciò che ne condizionava il valore anche nel gioco di carte.
    La stessa difficoltà nel distinguere un trionfo dall'altro fu la ragione per cui qualcuno aggiunse dei piccoli numeri a quelli dei tarocchi di Alessandro Sforza e di Carlo VI, verosimilmente in un'epoca in cui questi mazzi già non appartenevano più ai loro primi proprietari.

    AS - il Tempo (part.)

    dei minuscoli numeri furono
    aggiunti in seguito ai trionfi
    del AS e del CVI, forse
    nel corso del XVI secolo

    CVI ~ la Morte (part.)

    La descrizione che segue si compone di quattro parti:
    1ª parte 2ª parte 3ª parte 4ª parte
    PRESENTAZIONE DEI MAZZI CENNI STORICI I TRIONFI I TRIONFI  (segue)
    DATAZIONE DEI MAZZI LE CARTE DEI SEMI
    CHI DIPINSE LE CARTE?


    · 1ª parte ·


    PRESENTAZIONE DEI MAZZI
    I nomi che sono stati dati ai tarocchi ferraresi sono meno complessi di quelli dei tarocchi viscontei; un breve cenno a ciascuno di essi spiega l'origine di tali denominazioni.

    Il Tarocco di Alessandro Sforza (AS) fu chiamato così per via dello stemma raffigurato sullo scudo del re di Spade. Alessandro era il fratello di Francesco Sforza; aveva la carica di duca di Pesaro (1445-73), città situata a circa 160 Km a sud-est di Ferrara, e pertanto al di fuori della giurisdizione estense, ma ancora entro l'area di influenza del gruppo orientale dei tarocchi. Le carte sono attualmente conservate presso il Castello Ursino, a Catania.

    Il Tarocco di Ercole I d'Este (EE) presenta dei riferimenti araldici riguardanti il membro più influente della nobile famiglia e sua moglie, Leonora di Aragona (cfr. CENNI STORICI nella 2ª parte); tutte le carte sono conservate nella Cary Collection, presso la Biblioteca dell'Università di Yale, New Haven (Stati Uniti), assieme ad uno dei tarocchi viscontei.

    AS ~ il Carro

    RS ~ regina di Bastoni
    Il Tarocco di Carlo VI (CVI) è probabilmente quello più conosciuto del gruppo orientale. Secondo una vecchia teoria, le carte presero il nome del re francese (regnante dal 1380 al 1422) per il quale si dice che fossero state realizzate da un pittore chiamato Gringonneur, verso la fine del regno di Carlo, come passatempo per il monarca, dopo che questi aveva cominciato a dare segni di squilibrio mentale. Già dall'inizio del XX secolo questa versione è stata respinta da tutti gli storici delle carte da gioco, che hanno posticipato la data di realizzazione di questo tarocco al tardo XV secolo, cioè a quasi cento anni più tardi. Le carte sono ora conservate in Francia, presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.

    Il Tarocco Rothschild (RS) viene così chiamato dalla Collezione Rothschild del Museo del Louvre, a Parigi, dove sono conservate tutte le carte tranne una. Il solo cavallo di Spade si trova nel Museo Civico di Bassano del Grappa (VI).



    cavalli di Spade e di Coppe
    da uno dei fogli Dick
    A parte i tarocchi miniati, altri esemplari interessanti di origine ferrarese sono le stampe xilografiche dette fogli Dick. Consistono in due diversi fogli non tagliati, uno con soli trionfi e l'altro con trionfi e figure, quasi certamente appartenenti allo stesso mazzo, e databili attorno al 1500. Copie di entrambi sono conservate presso il Metropolitan Museum di New York (Stati Uniti) e il Museo di Arti Decorative di Budapest (Ungheria). I margini del foglio sono tagliati irregolarmente, per cui molti dei soggetti raffigurati sono frammentari, ma sono tutti ancora riconoscibili grazie ai loro particolari. Questi fogli presero il nome da uno dei primi proprietari, che donò i propri esemplari al Metropolitan Museum.


    Un'altro tarocco stampato in xilografia, di probabile origine ferrarese, databile attorno al 1500, è quello che compare sui tre fogli Rosenwald, non tagliati, di cui è in possesso la National Gallery of Art di Washington (Stati Uniti). Il primo foglio contiene trionfi, la cui iconografia coincide in parte con quella dei tarocchi di gruppo B (ad esempio, la Fortezza viene vista come una figura femminile presso una colonna, la Morte è raffigurata a cavallo, ecc.; cfr. pagina III), ma in parte coincide con quella propria del gruppo C (il Bagatto, gli Amanti, ed altri, compreso il livello gerarchico de la Giustizia, VIII).
    Gli altri due fogli mostrano figure e carte non figurate, ma più di un esperto nega che i tre fogli facciano parte dello stesso tarocco, affermando che il secondo e il terzo probabilmente costituiscono una delle prime versioni di Minchiate (per maggiori dettagli si veda la relativa pagina).


    Tutti i tarocchi miniati ferraresi sono realizzati in cartoncino spesso, ottenuto con una pressa usando diversi fogli di carta. Una differenza importante con quelli viscontei è l'uso dei risvolti, piegati sul davanti e incollati per la lunghezza del bordo, grazie ai quali il fronte e il dorso delle carte rimanevano uniti.

    EE - dettaglio del risvolto

    EE - dettaglio del motivo sullo sfondo (re di Spade)
    Le illustrazioni invece furono ottenute seguendo la stessa tecnica usata per quelli lombardi: una foglia d'oro lavorata con un motivo a punzone veniva applicata sullo sfondo, prima di dipingere le figure in primo piano con colori a tempera.

    Nei tarocchi ferraresi il motivo dello sfondo è un generico disegno floreale, privo di alcun riferimento alle imprese araldiche della famiglia di appartenenza.

    In uno dei quattro mazzi, precisamente il Tarocco Rothschild, il contorno delle illustrazioni fu stampato con tecnica xilografica, e successivamente dipinto.
    Le linee più spesse che produce questa tecnica sono chiaramente riconoscibili (cfr. particolare a destra). La procedura meno raffinata, se messe a confronto con illustrazioni interamente dipinte a mano, segna un netto divario con qualsiasi altro tarocco miniato che si conosca, a prescindere dal gruppo di appartenenza, sebbene la foglia d'oro punzonata e la colorazione a tempera siano le stesse in tutti gli esemplari.

    I colori originali di queste carte devono essere stati particolarmente brillanti, ma a causa dell'attuale stato di conservazione, che in molte di esse rivela i segni dell'usura ben più di quanto non facciano i tarocchi viscontei, diversi esemplari hanno perso un po' del loro primitivo splendore. Solo i soggetti del Tarocco di Carlo VI, preservatisi meglio degli altri, hanno mantenuto intatto il loro fascino.
    (a sin.) AS ~ dettaglio del re di Spade,
    (a destra) RS ~ dettaglio del cavallo di Bastoni;
    si notino le linee più spesse del Tarocco Rothschild


    confronto del motivo dei bordi
    Una caratteristica che tutti questi tarocchi hanno in comune è un bordo, appena all'interno dei risvolti; in tre di essi si osserva un motivo decorativo ad onde, e il solo Tarocco di Ercole I d'Este ha dei fiorellini composti da piccoli punti; sono tutti lavorati a punzone. Il diverso motivo dei bordi, assieme alle dimensioni delle carte, costituiscono i due elementi principali per giudicare se un dato soggetto appartenga ad un tarocco oppure ad un altro.

    Alcune carte numerali superstiti provengono dal solo Tarocco di Alessandro Sforza e Tarocco Rothschild, ed in entrambi i casi sono molto simili a quelli del mazzo Pierpont Morgan Bergamo Visconti Sforza (cfr. i Tarocchi dei Visconti a pagina VI, 4ª parte): uno sfondo bianco, senza motivo punzonato, dipinto con fiori e foglie policromi. La stessa decorazione si trova anche in quattro carte sfuse, probabilmente di origine ferrarese, conservate al Museo Correr di Venezia.


    dettaglio del foro
    I trionfi dei tarocchi ferraresi hanno una piccola foratura lungo i bordi superiore ed inferiore (EE e AS), oppure solo lungo quello superiore (RS), a volte circondata da un alone brunastro, come se per qualche tempo la carta fosse stata affissa ad una superficie con una puntina da disegno. Il CVI è l'unico fra i quattro tarocchi i cui trionfi non sono bucati. Fori analoghi sono presenti anche sui tarocchi viscontei.

    Il Tarocco di Alessandro Sforza e quello di Carlo VI hanno esattamente le stesse dimensioni, circa 90 x 180 mm, il Tarocco Rotschild, il più grande dei quattro, misura 90 x 189 mm, mentre il Tarocco di Ercole I d'Este è notevolmente più piccolo, 78 x 140 mm.
    Il diagramma a destra mostra un confronto proporzionale delle varie dimensioni, ottenuto virtualmente sovrapponendo una carta da ciascun tarocco miniato, sia da quelli afferenti, secondo Dummett, al tipo B, cioè ferraresi, che da quelli di tipo C, milanesi (cfr. anche i Tarocchi dei Visconti nella pagina VI). Tra quest'ultimi, colorati in diverse tonalità di rosso, il termine Cocchi Visconti si riferisce a quattro carte viscontee sfuse appartenenti alla collezione Cocchi (Milano), mentre Colleoni fa riferimento alle quattro carte appartenenti al Tarocco Colleoni, conservate al Museo Victoria and Albert (Londra).


    vai alla
    2ª PARTE 3ª PARTE 4ª PARTE

    ulteriori riferimenti al tarocco si possono trovare nei siti Trionfi e The Hermitage



    pagina I
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    di Viéville
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    di Mitelli
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