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I TAROCCHI FERRARESI
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l'ordinamento
dei trionfi
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il Mulûk
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dei Visconti
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il tarocco
di Marsiglia
pagina IX
il Tarot
de Paris
pagina X
il tarocco
di Viéville
pagina XI
le
Minchiate
pagina XII
il tarocchino
di Mitelli
pagina XIII
il tarocco
di Mantegna
pagina XIV
il
Hofjagdspiel
pagina XV
il
Hofämsterspiel
pagina XVI
il mazzo di
Jost Amman
pagina XVII
il mazzo moresco
Italia 2


· 3ª parte ·

NOTA
in questa pagina gli esemplari tratti dai fogli Dick vengono mostrati più grandi degli altri
in quanto essendo la qualità delle loro illustrazioni meno buona di quelle dei tarocchi miniati
diversi dettagli si possono apprezzare solo ad un certo ingrandimento



I TRIONFI
I tarocchi ferraresi avevano 22 trionfi, essendo tale numero comune a tutti gli stili principali (tipi A, B, C secondo Dummett, o meridionali, orientali ed occidentali). Tuttavia per ciò che riguarda i tarocchi miniati, un paragone diretto è possibile farlo solo tra i gruppi B e C, cioè quelli prodotti rispettivamente nelle aree di Ferrara e di Milano; tarocchi riferibili all'area di Bologna (tipo A) apparentemente non furono mai realizzati in edizioni di lusso, ma soltanto in versione "economica", cioè in comune stampa xilografica, poi colorati a mascherina, per essere comunemente venduti al pubblico. Molti dei soggetti appartenenti ai tarocchi ferraresi erano praticamente gli stessi che facevano parte dei mazzi viscontei, ma la raffigurazione allegorica di alcuni di essi era un po' diversa, così come pure lo era qualcuno dei loro nomi e il valore dato alla carta secondo il locale ordinamento.
Nei tarocchi ferraresi i soggetti non avevano il proprio nome scritto sulla carta; nei mazzi miniati, i primi ad essere stati realizzati, i trionfi non avevano neppure i numeri. Si è riusciti a ricostruirne la serie completa e l'ordinamento grazie ad alcuni documenti d'epoca nei quali sono menzionati i nomi dei trionfi, e grazie ai cosiddetti fogli Dick, i cui trionfi invece hanno numeri romani.
La seguente tabella mette a confronto la serie dei trionfi ferraresi con quella dei tarocchi una volta usati nell'area di Milano, che è poi lo stesso gruppo comprendente il famoso tarocco marsigliese.


I
II
III
IIII
V
VI
VII
VIII
VIIII
X
XI
XII
XIII
XIIII
XV
XVI
XVII
XVIII
XVIIII
XX
XXI
(senza numero)
 FERRARA 
il Bagatto
l'Imperatrice
L'Imperatore
la Papessa
il Papa
la Temperanza
Amore ~ l'Amante
il Carro
la Fortezza
la Ruota della Fortuna
il Vecchio ~ il Tempo
il Traditore
la Morte
il Diavolo
il Fuoco ~ la Saetta
la Stella
la Luna
il Sole
l'Angelo ~ il Giudizio
la Giustizia
il Mondo
il Matto
 MILANO - MARSIGLIA 
il Bagatto
la Papessa
l'Imperatrice
l'Imperatore
il Papa
gli Amanti
il Carro
la Giustizia
l'Eremita
la Ruota della Fortuna
la Fortezza
l'Appeso
la Morte
la Temperanza
il Diavolo
la Torre
la Stella
la Luna
il Sole
il Giudizio
il Mondo
il Matto

particolare di un foglio Dick:
(in alto): regina di Spade e
il Vecchio, anche detto il Tempo (XI);
(in basso): la Giustizia (XX) e il Mondo

Fra le discrepanze, quella più evidente sembrerebbe essere la diversa posizione delle tre virtù (Temperanza, Fortezza e Giustizia) nel tarocco ferrarese. In particolare, la Temperanza scivola indietro di otto posizioni, mentre a la Giustizia viene riservata una posizione di tutto rilievo, dodici posizioni più avanti dello stesso soggetto appartenente ai tarocchi di tipo C, una gerarchia molto alta tra i trionfi, seconda solo a il Mondo.

Tuttavia l'ordine dei trionfi in ciascuno dei tre gruppi di tarocchi andrebbe discusso individualmente, in quanto non esiste alcuna prova che uno di essi abbia dato origine agli altri due, o che sia stato creato prima degli altri. Così, ad esempio, se si dice che la Giustizia ferrarese occupa una posizione piuttosto alta, ciò non vuol dire che la naturale posizione di questo trionfo debba per forza essere VIII, come nel tarocco marsigliese, solo perché gran parte delle edizioni moderne seguono questo schema.

Confrontando i nomi, invece, i soggetti "insoliti" che non si trovano nella colonna a destra, quali il Vecchio, il Traditore, ecc., si ritrovano in buona parte anche nel tarocco di Bologna, sebbene le loro posizioni nei gruppi B ed A sia diversa (cfr. pagina III per una lista completa); ciò tuttavia evidenzia come i gruppi B ed A, cioè quelli di Ferrara e Bologna, siano più strettamente collegati tra di loro di quanto lo sia il gruppo C con qualsiasi degli altri due.

I trionfi che si sono conservati sono piuttosto pochi, salvo quelli che apartengono alla serie del Tarocco di Carlo VI (sedici carte). Nessuno dei soggetti si è salvato in tutti e quattro i tarocchi, e solo i numeri VI (la Temperanza) e XXI (il Mondo) sono presenti fra i trionfi superstiti di tre tarocchi su quattro.
Pertanto, fare una valutazione sistematica di tutti i soggetti non è facile; soprattutto nel caso di quelli per i quali un confronto non è più possibile, essendone rimasto un unico esemplare, dovrebbero essere presi in considerazione con una certa cautela, tenendo a mente che a quei tempi non era infrequente che uno stesso soggetto venisse raffigurato in modi diversi, anche tra tarocchi dello stesso gruppo di appartenenza (le due diverse allegorie de la Temperanza mostrate qui a destra ne sono un esempio).
Alcuni dei trionfi che mancano in tutti e quattro i tarocchi miniati, fra i quali la Papessa, l'Imperatrice, la Ruota della Fortuna, ed altri, possono ancora essere studiati grazie ai fogli Dick, descritti nella 1ª parte.
the different iconography of
Temperance in the AS and CVI


EE ~ il Bagatto
Il primo soggetto della serie, il Bagatto, oppure Bagattino, o Bagattelliere, oltre al personaggio principale (un prestigiatore o un ciarlatano nella pubblica via) presenta sempre una o più figure aggiuntive che rivestono la funzione di pubblico. Questo dettaglio in apparenza insignificante, ma mai presente nei tarocchi del gruppo C, rafforza il significato metaforico di questa carta, cioè "il livello morale più basso toccato dall'uomo", in quanto non solo colui che opera i giochi, ma anche coloro che indugiano di fronte ad un'attività così insulsa, anche semplicemente per assistervi, condividono la medesima condizione.

Sono rimaste due carte de l'Imperatore, in particolare quelle del CVI e del RS, ed in entrambe si osservano due figure più piccole e giovanili, che stanno eretti o si inginocchiano ai piedi del personaggio principale, mentre nel gruppo C solo il tarocco Cary-Yale, uno dei più antichi che si conoscano, l'Imperatore è in compagnia di una coppia di paggi.

a sin.: l'Imperatore dal CVI;
a destra: il soggetto discusso dal RS
Inoltre su nessuno dei due esemplari è raffigurato uno scudo con l'aquila, lo stemma riferito al Sacro Romano Impero; tale aquila si trova comunemente nel corrispondente soggetto dei tarocchi del gruppo C.
La carta de l'Imperatore del RS è al centro di un'interessante controversia che ha per protagonisti due fra i maggiori esperti nel campo dei tarocchi, Stuart Kaplan e Michael Dummett. Il primo ritiene che la carta mostrata qui in alto sia un trionfo, mentre il secondo sostiene trattarsi del re di Denari, data la grossa moneta che tiene nella mano sinistra.
In favore della teoria di Kaplan sono le due piccole figure "aggiuntive" (che il re di Bastoni del medesimo tarocco non ha), e la suddetta moneta, che invece è presente ne l'Imperatore del CVI, quasi come se nei tarocchi ferraresi la stessa fosse un particolare attributo di questo personaggio.
In favore della teoria di Dummett, invece, è l'arco decorato, di cui una porzione è visibile nella parte più alta dell'illustrazione: tutte le figure sedute di questo tarocco (cioè le regine e i re) ne hanno uno analogo, che probabilmente rappresenta la parte sommitale di un baldacchino che copre il trono, o magari più semplicemente un elemento distintivo che in ogni seme contraddistingue le due figure più alte. Il Tarocco Rothschild è l'unico dei quattro tarocchi miniati ad avere questo particolare. Lo ritroviamo, invece, nei fogli Dick, sulla testa di tutti i re e le regine, ma anche su quella di tre trionfi, precisamente le tre virtù, ma non ne l'Imperatore, il cui frammento relativo alla parte alta della carta è ancora identificabile. Anche in qualche trionfo appartenente al foglio Rosenwald si trova un arco di questo tipo, ma non nelle figure.

Kaplan e Dummett sono in disaccordo anche riguardo al numero di carte superstiti appartenenti allo stesso Tarocco Rotschild, in quanto il primo considera tali solamente otto carte, mentre il secondo ne descrive trentadue.
Il principale motivo della questione è la leggera differenza di dimensioni di alcuni dei soggetti scartati da Kaplan: l'entità di tale differenza varia da soggetto a soggetto, ma rimane comunque confinata entro i 3-4 cm, ed una misurazione precisa di queste carte è anche un'operazione difficile per via della superficie incurvata di alcune di esse. Dummett invece fonda la sua attribuzione sullo stile grafico delle illustrazioni e sul motivo del bordo che circonda ogni soggetto (cfr. 1ª parte per vederli a confronto). Altri esperti hanno cercato di conciliare le due posizioni proponendo che le carte dalle misure non perfettamente corrispondenti potrebbero essere state aggiunte al mazzo originale qualche tempo dopo, in sostituzione di soggetti danneggiati o andati perduti; ciò spiegherebbe la leggera differenza di dimensioni, nonostante le illustrazioni siano stilisticamente sovrapponibili alle restanti carte del mazzo.
il Papa, dal CVI e dal EE

Due piccole figure aggiuntive, secondo uno schema molto simile a quello descritto per l'Imperatore, sono presenti anche ai lati de il Papa del CVI (in alto a sinistra), ma sono assenti nella stessa carta del EE. Abbigliati da cardinali, cioè da diretti subordinati del personaggio principale, essi formano con quest'ultimo una triade, simmetrica a quella de l'Imperatore.


particolare della testa del papa, dal CVI e dal EE
Si noti che nel CVI il pontefice non porta la barba, contrariamente a quanto avviene nel EE e nella maggior parte dei tarocchi conosciuti, di qualsiasi gruppo; evidentemente chi dipinse il CVI conosceva le vere fattezze del papa di Roma: infatti nel corso del '400 nessuno dei papi ebbe la barba, come testimoniano dipinti ed incisioni. Guardando al personaggio ancor più in dettaglio, le sue caratteristiche facciali non sembrano neppure generiche, come se l'autore del tarocco avesse tentato di ritrarre un pontefice autentico.
A causa delle piccole dimensioni della figura, e della completa assenza di imprese araldiche riconducibili ad una famiglia, che potrebbero essere d'aiuto nell'identificazione, l'eventuale tentativo di dare un nome al personaggio della carta confrontando quest'ultima con i ritratti dei papi del XV secolo darebbe senz'altro dei risultati poco attendibili.

Il trionfo numero VI è la Temperanza, la cui iconografia si basa sulla tradizionale figura femminile che travasa acqua da un recipiente ad un altro; ma nel AS la troviamo, a sorpresa, seduta sul dorso di un cervo, completamente discinta (l'illustrazione è stata mostrata in precedenza). Il significato simbolico di un atteggiamento così bizzarro resta poco chiaro.

La carta detta l'Amore (VII), più conosciuta nel gruppo C come gli Amanti, è rimasta nel solo CVI; nella scena che raffigura, non una ma ben tre coppie, elegantemente abbigliate, procedono in allegria mentre sopra di loro due Cupidi scoccano le loro frecce.

EE ~ la Temperanza

CVI ~ Amore
Tuttavia un frammento di uno dei fogli Dick raffigura la stessa scena secondo l'iconografia più conosciuta, con un solo Cupido in alto e una sola coppia in basso, il cui l'unico particolare curioso è che la figura femminile appare essere stata appena colpita da un dardo d'amore. Qui il numero VIII dimostra che questo tarocco segue un'ordinamento dei trionfi nel quale l'Amore vale più de il Carro, come spiegato a pagina III (per maggiori dettagli vedi ORDINAMENTI ARCAICI).

foglio Dick ~ frammento di Amore;
si noti l'acconciatura
dei personaggi

Nonostante quanto appena detto a proposito del tarocco Dick, nella tradizione ferrarese il Carro è più spesso l'ottavo soggetto. La carta del AS, il più antico dei quattro tarocchi miniati, non riesce ancora a trasmettere bene il suo significato metaforico di "trionfo, vittoria", dal quale probabilmente prese il nome l'intera serie dei trionfi (cfr. a riguardo la pagina I); il veicolo appare scarno, senza segni di celebrazione, e il guidatore, al suo interno, rimane mezzo coperto. Da una tale iconografia non trapela alcun senso di grandezza né di magnificenza: più che un comandante vittorioso il personaggio ha l'aspetto di un comune auriga. La gamba di un palafreniere, vestita di una calzamaglia rossa, si intravede sulla sinistra, appena davanti al cavallo.
Il significato tradizionale del soggetto, invece, è espresso in modo assai più chiaro dalla carta del CVI, il cui personaggio appare come acclamato dalla folla, in posa con un'ascia, mentre si erge sull'alto di un elegante carro decorato con stemmi e coperto da un drappo rosso ricamato. Si noti anche come i cavalli siano sproporzionati, assai più piccoli di quanto dovrebbero essere, per non distogliere l'attenzione di chi guarda dalla figura centrale.
Una scena trionfale è espressa in modo anche più evidente nel soggetto che si trova lungo uno dei bordi dei fogli Dick, sebbene della carta ne sia rimasta solo metà: una figura alata (la Vittoria?) si tiene in equilibrio su un globo posto alla sommità di un carro decorato, circondata da personaggi a bordo dello stesso veicolo. Tra il cavallo e il bordo dell'illustrazione vi sono alcuni elementi figurativi poco chiari, forse un braccio dall'ampia manica, che potrebbe riferirsi ad un palafreniere (come nel AS).
a sin.: foglio Dick,
frammento de
il Carro;

a destra: lo stesso soggetto
dal AS e dal CVI

Nei tarocchi ferraresi la Fortezza viene espressa come una figura femminile che posa accanto ad una colonna spezzata.

CVI ~ Fortezza
Sebbene di questo soggetto sia rimasta solo la carta che appartiene al CVI, la presenza di una iconografia analoga anche nel tarocco bolognese fa pensare che questo modo di rappresentare la suddetta virtù fosse una modalità comune all'intera area dei gruppi A e B. Il significato dell'allegoria è "principi morali più saldi della pietra"; quest'ultimo è il materiale di cui sono solitamente costituite le colonne (simbolo di resistenza e durevolezza), sottolineando quindi il valore morale di tale virtù; la Fortezza non ha nulla a che fare con la forza fisica, un'interpretazione errata a cui però sembra voler alludere il personaggio maschile armato di clava del tarocco Pierpont-Morgan Visconti (cfr. pagina VI, 3ª parte).

De la Ruota della Fortuna ci è pervenuto solo un soggetto non tagliato dei fogli Dick; pertanto possiamo solo supporre che anche nei tarocchi miniati avesse lo stesso aspetto. Corrisponde abbastanza all'allegoria tradizionale del gruppo C, con la sola differenza che i personaggi alle prese con gli alti e i bassi della vita sono quattro.

foglio Dick
la Ruota della Fortuna
Anche nel gruppo C, una volta, questi personaggi erano quattro (cfr. I tarocchi dei Visconti, a pagina VI, 2ª parte e 3ª parte), ma in seguito agli sviluppi a cui il tarocco andò incontro nel XVI secolo la figura situata più in basso scomparve. Anche le parole che i personaggi pronunciano nei fogli Dick, rese graficamente per mezzo di nastri, coincidono con quelle del tarocco Pierpont-Morgan Visconti: REGNABO ("regnerò") dice la figura a destra, nell'ascendere; REGNO dice quella sulla sommità; REGNAVI ("regnavo") dice quella in fase discendente; SINE R[EGN]O ("senza regno") dice quella che giace a terra. Il tarocco Pierpont-Morgan Visconti è forse l'unico nel quale la Ruota della Fortuna si muove in senso orario, mentre in tutti gli altri tarocchi conosciuti (quindi compresi quelli ferraresi) la direzione è antioraria.
Nel soggetto del CIV solo la figura che deve ancora raggiungere la sommità e quella già in cima alla ruota hanno un aspetto animalesco; le altre due hanno un regolare corpo umano. Questo schema non è un capriccio dell'autore del mazzo, ma contiene un significato: la bramosia di potere può trasformare l'uomo in una bestia.

Il trionfo numero XI, il Vecchio, è assai simile al soggetto equivalente del gruppo C, cioè l'Eremita. L'unica vera discrepanza tra i due è la clessidra che il personaggio del tarocco ferrarese tiene in una mano; per tale ragione il suo nome alternativo è il Tempo. Nell'altro gruppo questo oggetto si trasformò in una lanterna, probabilmente a causa di una misinterpretazione della sua forma.
Ciò dimostra la grande importanza dei simboli nelle illustrazioni dei tarocchi; un particolare apparentemente insignificante può portare al cambiamento di nome dell'intero soggetto. I personaggi allegorici, essendo puramente fantastici, non hanno una loro propria immagine nella quale identificarsi: vengono espressi solo per mezzo di attributi convenzionali, cioè abiti, oggetti, animali, ed altri particolari allusivi, che secondo un linguaggio metaforico agiscono quasi come delle "etichette". Se l'attributo cambia, a volte per errore, anche il personaggio si trasforma in un altro, perdendo la sua identità originale.
il Vecchio dal AS e dal CVI
hanno un aspetto quasi identico

Meglio noto come l'Appeso, il soggetto numero XIII che pende a testa in giù legato ad un patibolo, è chiamato il Traditore tanto nei tarocchi ferraresi che in quelli bolognesi; il nome probabilmente si riferisce alla colpa commessa dal personaggio, che lo ha portato ad essere appeso in tale posizione.

CVI ~ il Traditore
L'iconografia sembra la stessa di quella del gruppo C, tanto nel CVI (a sinistra) che nei fogli Dick (un sottile frammento che mostra solo il palo sinistro del patibolo, comunque sufficiente a poter presupporre il resto dell'illustrazione).
Un particolare interessante della carta del CVI è dato dai sacchetti che il giovane uomo tiene in ciascuna mano. Non sono legati ai suoi polsi, e le sue dita si stringono attorno ad essi in piena volontà, come se il loro contenuto, probabilmente costituito da monete, valesse l'ulteriore sacrificio di sostenere un peso aggiuntivo, nonostante la posizione già molto scomoda (forse una metafora della cupidigia?).

Il trionfo numero XIII, che anche nei tarocchi ferraresi è la Morte, viene mostrato in forma di scheletro a cavallo che brandisce una falce.

CVI ~ la Morte
Questo soggetto nel CVI esiste ancora, ed è anche pienamente visibile nei fogli Dick. Lo stesso atteggiamento lo si ritrova nel tarocco bolognese (gruppo A), ancora prodotto ai nostri giorni.

fogli Dick ~ il Diavolo
La carta dal tarocco miniato è più decorata e policroma, e il terreno sotto al cavallo è disseminato di cadaveri di alte personalità (un papa e due cardinali, disposti in modo molto simile a quelli del quarto trionfo), a significare che la morte colpisce in modo imparziale.

Purtroppo il trionfo de il Diavolo è andato perduto in tutti e quattro i tarocchi più importanti, ma è sopravvissuto nei fogli Dick. La principale differenza coi tarocchi del gruppo C è la presenza di una o più facce aggiuntive poste lungo il corpo del demone: più spesso ne aveva una sul ventre, e a volte altre sul torace, sulle articolazioni maggiori, ecc., secondo un'iconografia frequentemente usata nel Medioevo, che troviamo come elemento comune nei tarocchi del tipo B e del tipo A (cioè quelli ferraresi e bolognesi). Invece non era mai presente in questa carta alcun personaggio aggiuntivo, quali i piccoli diavoli incatenati che comunemente compaiono nei tarocchi del gruppo C.

Il trionfo numero XV è forse quello col nome più controverso dell'intera serie. A Ferrara si chiamava il Fuoco, oppure la Saetta, mentre nei tarocchi del gruppo C si usa un nome diverso, la Torre (soggetto numero XVI, superiore di una posizione), e nel Tarocco di Marsiglia è anche detto la Casa di Dio, ma da fonti letterarie sono note anche altre definizioni, quali la Casa del Diavolo, la Casa del Dannato e la Casa di Plutone (cfr. pagina III).
In tutti questi casi l'illustrazione appare piuttosto simile , con la sola eccezione di alcune edizioni realizzate in aree francofone (si vedano in proposito il Tarot de Paris e il Tarocco di Viéville). Una possente torre viene colpita da un fulmine, ragion per cui prende fuoco, a volte frantumandosi, come nel CVI; nei tarocchi prodotti a Ferrara (ma anche a Bologna) dalla torre non cade a terra nessun abitante, come invece avviene nel gruppo C. Un'altra sottile differenza è che la costruzione ha una sezione quadrata anziché rotonda. Fatto curioso, a Bologna (gruppo A) la forma dell'edificio è quadrata, quindi simile a quella del CIV, ma il suo nome è la Torre, condividendo col gruppo C anche la sedicesima posizione che la carta occupa tra i trionfi.
Nei fogli Dick questo soggetto è stampato capovolto; nei tarocchi antichi un simile errore non era infrequente, ma riguardava più spesso il Traditore (ovvero l'Appeso del gruppo C); ciò fa pensare che alcuni artigiani incaricati della realizzazione delle matrici per stampare tarocchi avevano difficoltà ad interpretare il significato di qualcuno dei soggetti che stavano intagliando, al punto da capovolgerli. Poiché nei fogli Dick anche il numero romano della carta è sottosopra, cioè ha la stessa direzione della torre in fiamme, è molto probabile che l'artigiano pasticcione abbia copiato il soggetto da un modello.

CVI ~ la Saetta (il Fuoco)

Il significato allegorico di questo trionfo è già stato discusso a pagina I, e quanto detto vale verosimilmente per tutti i tarocchi; ma nonostante l'interpretazione grafica pressoché identica, indipendentemente dal gruppo di appartenenza, ad essere focalizzati furono particolari diversi dell'immagine, e ciò spiegherebbe i vari nomi del soggetto. A Ferrara maggior attenzione veniva posta alla saetta, o alle sue conseguenze; altrove l'elemento più importante era l'edificio colpito da quest'ultima. In termini metaforici, la carta ferrarese significa "l'ira divina", cioè la punizione, mentre quella degli altri gruppi significa "l'orgoglio umano", cioè la colpa, come se si assistesse ad una medesima scena ma da due punti di osservazione opposti. Ciononostante, la gerarchia di questo soggetto nella serie dei trionfi è rimasta quasi la stessa nei tarocchi di tutti e tre i gruppi.


gli ultimi soggetti vengono trattati nella 4ª PARTE



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1ª PARTE 2ª PARTE 4ª PARTE

ulteriori riferimenti al tarocco si possono trovare nei siti Trionfi e The Hermitage



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tarocchi
classici
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tarocchi
regionali
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l'ordinamento
dei trionfi
pagina IV
moderni &
di fantasia
pagina V
il Mulûk
wa-Nuwwâb
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i tarocchi
dei Visconti
pagina VIII
il tarocco
di Marsiglia
pagina IX
il Tarot
de Paris
pagina X
il tarocco
di Viéville
pagina XI
le
Minchiate
pagina XII
il tarocchino
di Mitelli
pagina XIII
il tarocco
di Mantegna
pagina XIV
il
Hofjagdspiel
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Hofämsterspiel
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il mazzo di
Jost Amman
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