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il tarocco ed altre carte antiche
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I TAROCCHI FERRARESI
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l'ordinamento
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pagina XII
il tarocchino
di Mitelli
pagina XIII
il tarocco
di Mantegna
pagina XIV
il
Hofjagdspiel
pagina XV
il
Hofämsterspiel
pagina XVI
il mazzo di
Jost Amman
pagina XVII
il mazzo moresco
Italia 2


· 2ª parte ·


CENNI STORICI

stemma degli Este
Gli Este erano una famiglia nobile il cui dominio su Ferrara durò dalla metà del XIII al tardo XVI secolo. Erano originari della Lombardia, un ramo degli Obertenghi, che avevano retto Milano e Genova nel X secolo. Circa cento anni dopo la famiglia si era trasferita nell'Italia nord-orientale, dove avevano diversi possedimenti; uno di questi era un castello situato non lontano da Padova, nel piccolo centro di Este; è da questo che verso la metà dell'XI secolo la famiglia prese il nuovo nome. Il fondatore della dinastia fu Alberto Azzo II, margravio di Este. I suoi discendenti non ebbero mai grande rilevanza politica a Ferrara, finché nel 1240 Azzo VII, legato ai Guelfi che sostenevano il papa contro l'imperatore, acquisì maggiore autorità. Il suo successore, Obizzo II (r.1264-93), divenne signore di Ferrara, una carica perpetua trasmissibile agli eredi.

Nel corso del XIV secolo il potere della famiglia si indebolì a causa di controversie col papa, ma Nicolò II (r.1361-88) riuscì a restaurare un'autorità forte, e fece costruire il famoso Castello di Ferrara.
Il regnante successivo fu suo figlio primogenito Nicolò III (r.1393-41), che accrebbe il prestigio della famiglia in ambito politico; seguì il regno degli altri due figli Leonello (r.1441-50) e Borso (r.1450-71); quest'ultimo fece di Ferrara una delle maggiori città italiane in campo artistico e culturale.
Alla morte di Borso, avvenuta nel 1471, fu un quarto figlio del defunto Nicolò III, Ercole, a divenire il nuovo signore, nonostante un tentativo di usurpazione da parte di un figlio di Leonello. Il suo regno fu uno dei più lunghi di tutta la dinastia, ben 35 anni, durante i quali Ercole riuscì ad intrecciare rapporti di alleanza con la maggior parte delle casate allora regnanti in Italia, prima sposando egli stesso Leonora di Aragona, figlia del re di Napoli, e poi combinando anche per i loro figli un matrimonio con esponenti di famiglie importanti quali i Bentivoglio (Bologna), i Gonzaga (Mantova), gli Sforza (Milano) e persino con la figlia del papa Alessandro VI, Lucrezia Borgia.

Leonello d'Este

Borso d'Este
Ercole fu anche un mecenate. Sotto il suo regno gli Este toccarono il culmine del loro splendore, e Ferrara divenne una delle città più importanti d'Europa.


Ercole I d'Este
Morto Ercole, gli Este dovettero subire diversi attacchi da parte dei papi, soprattutto quelli appartenenti alla famiglia rivale, i fiorentini Medici. Alfonso I, figlio di Ercole, fu persino scomunicato da Giulio II.
Il potere della famiglia estense lentamente si sgretolò nel corso della seconda metà del '500. Alla fine del secolo la giurisdizione di Ferrara passò in mano al papa; sebbene gli Este mantennero le città di Modena e Reggio, ciò sancì la fine del ramo più importante della dinastia.

Leonora d'Aragona, moglie di Ercole



DATAZIONE DEI MAZZI
I tarocchi (o carte da trionfi, come venivano originariamente chiamate) compaiono in una lista di spese della famiglia estense datata 1442, al tempo del regno di Leonello; una nota analoga, del 1422, mentre era signore di Ferrara Nicoló III, fa riferimento ad una particolare varietà di mazzi definita "carte da imperatori", i cui disegni e la cui composizione sono rimasti ignoti. Queste due note hanno un'importanza storica assai notevole, perché sono il primo documento scritto in Italia a menzionare rispettivamente le carte dette trionfi, e le carte da gioco in senso assoluto.
Comunque, i quattro mazzi descritti in queste pagine furono realizzati diversi anni dopo, nella seconda metà del XV secolo.
(a sin.) Alessandro Sforza, duca di Pesaro dal 1445 al 1473;
(a destra) AS ~ dettaglio dello scudo del re di Spade
Purtroppo i pochi soggetti ancora esistenti forniscono informazioni più limitate di quelli dei tarocchi viscontei, per lo più riguardanti le sole imprese araldiche dei possessori.

Il più antico dei quattro mazzi è senza dubbio il Tarocco di Alessandro Sforza, il cui stemma riconoscibile sul re di Spade, un anello a castone intrecciato con un garofano, fissa un limite cronologico alla produzione del mazzo: il 1473. Alcuni esperti sostengono inoltre che alcune delle illustrazioni di questo mazzo sono stilisticamente più primitive delle altre, e che gli abiti indossati dai personaggi delle figure corrispondono ad una moda che non andò oltre la metà del '400.
Un ulteriore indizio è il sesto trionfo, la Temperanza, che non corrisponde all'iconografia tradizionale di questo soggetto, in quanto mostra una giovane figure femminile discinta, che siede sul dorso di un cervo, nell'atto di versare acqua da un recipiente (la cui forma ora può essere appena intuita); se consideriamo che in tutti gli altri tarocchi di questo gruppo lo stesso soggetto assume l'atteggiamento più formale di questa allegoria, cioè in piedi, o seduta su uno scranno, la differenza nella carta del AS sembra confortare la teoria di uno stadio ancora precoce delle illustrazioni di questo mazzo.

La presenza di un tarocco di tipo B a Pesaro, città situata sulla costa adriatica, ma governata da un membro della famiglia Visconti, dimostra che l'ambito geografico incideva sullo stile delle locali carte da gioco più di quanto non facesse la dinastia regnante; Alessandro avrebbe potuto essere a conoscenza del mazzo (o dei mazzi) che possedeva suo fratello Francesco, secondo duca di Milano, ma la bottega d'arte da cui proveniva il tarocco in suo possesso chiaramente seguì uno stile più prossimo a quello di Ferrara che a quello milanese.

AS ~ la Temperanza

È curioso che lo stesso anno 1473 fissa un limite di tempo anche per un altro dei tarocchi in esame, quello che prese il nome da Ercole I d'Este.

EE ~ regina di Bastoni:
stemma degli Este
Il mazzo può essere stato realizzato solo dopo tale data, poiché è in quell'anno che il duca di Ferrara sposò Leonora di Aragona, figlia del re di Napoli. Diverse figure di questo tarocco contengono lo stemma della famiglia Este (regina di Spade, regina e cavallo di Bastoni) e quello di Aragona (re e cavallo di Spade, fante di Bastoni), elementi sufficienti a sostenere che il tarocco fu realizzato in occasione del matrimonio tra i due nobili, per commemorare l'evento, oppure fu dato in regalo alla coppia in epoca successiva, magari per celebrare un anniversario.

EE ~ cavallo di Spade:
lo stemma di Aragona
La presenza degli stemmi di famiglia tanto di Ercole che di Leonora ricorda molto da vicino il cosiddetto tarocco Visconti Sforza (cfr.
pagina VI). Purtroppo gran parte dei soggetti del mazzo ferrarese sono andati perduti, e tra di essi in particolare il sesto trionfo, Amore, che avrebbe potuto dirci qualcosa in più riguardo ai possessori. Ciononostante, è probabile che questo tarocco sia stato realizzato pochi anni dopo il suddetto matrimonio, cioè fra il 1475 e il 1480.


CVI ~ Amore
Il Tarocco di Carlo VI non ha alcun riferimento araldico; se queste carte fossero state realmente prodotte per un re, il suo stemma apparirebbe su molti soggetti, ma tale teoria è stata respinta ormai da molto tempo. Nonostante l'iconografia di molti suoi trionfi sia sovrapponibile a quella degli altri tre tarocchi del gruppo, l'attenzione degli storici delle carte da gioco si è soffermata su alcuni soggetti in particolare, tra i quali l'Amore, la cui composizione potrebbe essere stata ispirata da un famoso ciclo di affreschi di Palazzo Schifanoia (Ferrara). Questi ultimi erano stati commissionati da Borso d'Este ad un artista locale, Francesco del Cossa, attorno al 1470, e per un certo tempo furono una fonte d'ispirazione per numerosi altri pittori, soprattutto nell'Italia nord-orientale. Se tale interpretazione fosse esatta, il tarocco potrebbe essere stato realizzato non molto dopo quello di Alessandro Sforza descritto in precedenza, cioè in un'epoca in cui gli affreschi erano stati ultimati di recente, e ancora suscitavano la creatività degli artisti locali; fra di essi, forse, era anche l'autore del cosiddetto Tarocco di Mantegna (cfr. la pagina relativa).

Infine, il Tarocco Rothschild è quello per cui stabilire una datazione risulta più difficile. Ne rimane un unico trionfo, e non compaiono imprese araldiche su alcuna delle figure. Anche la diversa tecnica impiegata, cioè stampa xilografica e pittura, rende il paragone con gli altri tarocchi meno facile da interpretare. Molti esperti ritengono che una datazione probabile per queste carte possa essere il tardo XV secolo.


CHI DIPINSE LE CARTE?
A differenza dei tarocchi viscontei descritti a pagina VI, al cui autore è stato ormai dato un nome, i quattro mazzi miniati presentati in queste pagine furono realizzati da artisti sconosciuti, il cui ambito culturale però fu indubbiamente quello ferrarese. Diversi documenti dimostrano che già durante il secondo quarto del XV secolo venivano prodotti con una certa frequenza tarocchi per i membri delle famiglie nobili di questa città. Non venivano solo realizzati mazzi interi, ma si ridipingevano e si restauravano anche carte sfuse, quando edizioni di pregio cominciavano a mostrare segni d'usura. Anche i dorsi dei mazzi venivano talora ridipinti, in modo che qualsiasi carta creata in sostituzione di quelle danneggiate o perdute fosse indistinguibile da quelle originali.
Uno degli artisti più attivi in tal senso fu Iacobo di Bartolomeo Sagramoro, di cui si fa il nome più d'una volta nei relativi documenti della prima metà del secolo. Invece Giovanni dalla Gabella (stessa epoca di Sagramoro) viene ricordato per essergli stato pagato il prezzo più alto mai registrato per un mazzo di tarocchi. Altri artisti della metà del '400 legati alla produzione di tarocchi a Ferrara sono Gherardo da Vicenza, e Don Domenico, un religioso soprannominato Messore, che aveva un'intera équipe di aiutanti.


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ulteriori riferimenti al tarocco si possono trovare nei siti Trionfi e The Hermitage



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