Lorella Giudici
ESSERE DUE

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"…Tutto il mondo è legato da vincoli d’amore;
perché io sola ho creduto di potermi sottrarre?"

PO CHU-I

Un lungo filo si intreccia tra candide dita fino a formare una strana architettura di linee sospese. Il bandolo segue traiettorie prestabilite, ubbidisce a regole precise, resta ben teso, saldamente impugnato, attende la prossima mossa. Quante volte, da bambini, ci è capitato di fare questo gioco interminabile, di arrovellarci con spurie leggi fisiche per scoprire nuovi incroci e inedite figure. Quante volte le mani si sono annodate in complicati e arruffati grovigli nel tentativo di costruire improbabili aerei o inverosimili animali. E’ un passatempo povero, fatto di poche cose: un filo, quattro mani e tanta fantasia. Non so nemmeno se abbia un nome, Antonella lo ha chiamato Occorre essere due. Già, è fondamentale essere in due, è la condizione sine qua non.

Infatti, così come spesso accade nel gioco, anche nella vita (con più frequenza) è importante essere almeno due: per amare, per apprendere, per litigare…Persino per odiare occorre essere in due. Il dualismo è alla base dell’esistenza e ha senso proprio nella tensione (positiva o negativa) che si genera tra le due componenti: luce e tenebra, maschile e femminile, Yin e Yang, io e l’altro.

Proprio su queste relazioni, su quei rapporti che, volenti o nolenti, quotidianamente si intrecciano o si recidono, si focalizza l’attenzione dei lavori che Antonella prota Giurleo ha deciso di esporre nelle suggestive stanze dell’Ex Circolo Operaio di Lesa.

Nel Bucato, nelle Donne del lago e in Ciao, Adrienne, l’artista ha trascritto il suo diario, ha fissato i momenti più significativi della sua esistenza, ha raccolto intense e complesse pagine di vita, ha registrato gli appunti di una quotidianità che ha scelto l’incontro come sua prima ragione d’essere.

Su questi grandi teli (ricomposti e rammendati da tante mani esperte), corrono larghe pennellate di colore, energiche tracce di un gesto perentorio, veloce, deciso. Su questi tessuti (provenienti da ogni parte del mondo) Antonella ha raccolto emozioni, impressioni e ricordi di tutte quelle persone (soprattutto donne) che hanno lasciato nella sua vita una traccia indelebile. Li ha appesi, come una volta si usava stendere il Bucato fresco e profumato, e li ha organizzati in un discorso che non è più personale, ma è diventato universale.

Infatti, ciò che emerge da quei dinamismi, da quegli intrecci di strisce policrome è un racconto concitato, a tratti bruscamente interrotto, deviato, ripreso, sovrapposto… Un fluire che non collima perfettamente né con la pennellata che lo precede né con quella che lo segue. L’impulso è quello di correggerlo, di aggiustarlo, di ruotare quei rettangoli sfasati in modo che tutto funzioni, ma è impossibile: occorre arrendersi alla precarietà delle cose, allo scarto millimetrico, alla diversità. La donna, l’artista e la natura, che condividono il primato della creazione, questo lo sanno. Anzi, è da questi mutati equilibri che nascono nuove sinergie, è dall’irruente imperfezione di quei fiumi variopinti che si aprono inesplorati territori, che si ricreano le bisettrici di quelle traiettorie cosmiche che ci sovrastano e ci ignorano.

E’, infine, proprio tra i fili di quelle intricate ragnatele che rimangono impigliati i brandelli dell’altrui esistenza, e, come spesso accade durante un lungo viaggio in treno, quando un emerito sconosciuto ci racconta la sua vita, un po’ di questa storia ci rimane addosso. Così, come il filo di una matassa che si dipana, l’esistenza ci scorre tra le dita, s’allaccia ad altri fili che, strada facendo, abbiamo collezionato, s’insinua tra i legami più antichi, tra i nodi non ancora sciolti (Ciao, Adrienne).

Ogni corda è un colore, ogni colore è una vita, ogni vita è un mondo, tanti pezzetti di quei mondi impreziosiscono il mosaico della nostra esistenza.

L’arte e il gioco sono due modi di avvicinarsi alla realtà e, nello stesso tempo, di distanziarla, è un po’ come guardare il mondo dal regno delle nuvole: tutto assume un aspetto diverso, tutto appare irreale, piccolo, inutile, ma talmente bello da togliere il fiato.

Così devono apparire le cose anche agli uccelli, che, dall’alto del loro volo, hanno un posto privilegiato per assistere allo spettacolo. Penso soprattutto alle gru – un tempo ammirate per la loro capacità di volare senza mai stancarsi – che, con la loro eleganza e la loro longevità, sfiorano appena la terra.

Maestose volano verso luoghi sconosciuti, un’eco di allegri suoni resta al loro passaggio. Quelle di Antonella sono blu e azzurre e si librano nell’aria trasportate dal capriccio del vento, fatte, come sono, di carta e di spirito.

 

"L’ombra degli uccelli si perde nell’aria"

F.Melotti