Un lavoro a regola d’arte
Roberto Borghi
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Dal catalogo della mostra. ( sito mostra: http://web.tiscalinet.it/unlavoroaregoladarte

Tra i primi ad affrontare il problema c’è Dante che, nel 1295, decide di regolarizzare la sua posizione lavorativa iscrivendosi all’Arte dei Medici e degli Speziali, un sorta di ‘associazione di categoria’ che raccoglie farmacisti, dottori e speculativi di vario genere ( scientifico, filosofico, poetico…) Da allora, da quel gesto clamoroso ed emblematico, le domande sono rimaste all’incirca le stesse: qual è lo spazio dell’artista nel mondo del lavoro? La sua figura professionale, la sua tipologia produttiva, la sua utilità sociale possono (devono) avere un riscontro pratico, tangibile, misurabile?

Oggi, a porsi simili interrogativi, nel mondo dell’arte, sono ormai in pochi: tra costoro figurano le persone che hanno realizzato questa mostra. Il loro scopo non consiste nel fornire risposte immediate, risolutive e universali, ma piuttosto nel verificare attraverso le opere d’arte delle ipotesi che consentano di impostare efficacemente il problema. Il titolo stesso della mostra indica una chiave interpretativa del fenomeno che è opportuno prendere in considerazione: l’arte ha bisogno di regole, proprio come qualsiasi altro lavoro.

Che l’artista sia davvero una figura professionale sono in molti a dubitarlo, in particolare fra gli artisti stessi che, per la maggior parte, tendono a guardare all’arte come a un lussuoso passatempo o a una mescolanza di bizzarre e contorte strategie per ottenere la celebrità. La causa più profonda di questa situazione è la totale assenza di regole, intese sia come criteri valutativi della qualità delle opere, sia come chiare modalità di svolgimento e remunerazione dell’attività creativa. Visto sotto questa luce, l’artista sembra un lavoratore come qualsiasi altro, sottoposto ad una costante ‘deregulation’ che rende sempre più precario il suo ruolo.

La necessità di costruire una dimensione normativa accomuna il mondo dell’arte a quello del lavoro, consentendo finalmente un’osmosi tra questi due ambiti. La reciproca contaminazione può svolgere un ruolo benefico per entrambi: può consentire al mondo del lavoro di rivalutare le esigenze espressive, ancora troppo spesso accantonate in nome di un astratto principio di funzionalità, e può far recuperare al mondo dell’arte quel senso di concretezza che sembra essersi smarrito all’interno di elaborazioni quasi esclusivamente formali. Al di fuori di schematismi ideologici, che in passato hanno fatto sprofondare il dialogo tra arte e impegno sociale in un abisso di retorica, i diciassette artisti che partecipano a qusta mostra possono guardare al lavoro come regola, come soggetto privilegiato del gesto creativo, come elemento di misura della propria libertà estetica.

Gli atteggiamenti che possono essere riscontrati all’interno delle opere esposte sono sostanzialmente di due tipi.

Il primo consiste nell’indagare le attività professionali nei loro aspetti contingenti, focalizzando lo sguardo sugli individui che le svolgono o sugli strumenti necessari per praticarle. … Antonella Prota Giurleo si concentra sul ‘peso del lavoro’, come si intitola la sua installazione, privando della forza di gravità e inondando di colore tutte le professioni, ma soprattutto quelle più faticosa. …

Il secondo atteggiamento consiste nel riflettere su quegli aspetti della dinamica lavorativa che trascendono la dimensione pratica, in particolare quegli elementi teorici e quelle condizioni preliminari che possono riguardare anche la creazione artistica. …